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L’Associazione Iniziativa di protezione chiede l'introduzione di un divieto degli smartphone nella scuola pubblica a livello nazionale

L’uso smodato dello smartphone danneggia la salute fisica e mentale di ragazze a ragazzi e compromette lo sviluppo armonioso della loro personalità. Le sofferenze individuali e i costi sociali che ne derivano hanno spinto l’Associazione Iniziativa di protezione a chiedere alla politica di intervenire introducendo un divieto nazionale dell’uso dello smartphone nella scuola pubblica e il divieto di accesso ai social media ai minori di 16 anni.

Per ulteriori informazioni e domande:

Lukas Plattner, Relazioni pubbliche, lukas.plattner@schutzinitiative.ch

Responsabile della strage di otto persone avvenuta in Canada non era una «donna», bensì un uomo intenzionato a cambiare sesso. Il caso solleva interrogativi sulla salute mentale e la propensione alla violenza delle persone transgender.

Il terribile fatto di sangue si è verificato il 10 febbraio scorso a Tumbler Ridge, nella provincia canadese della Columbia Britannica. Sono otto le persone che l’omicida ha ucciso, prima di togliersi egli stesso la vita. Tra queste la madre, il fratellastro, un insegnante e cinque adolescenti di età compresa tra i dodici e i tredici anni. 27 sono i feriti, secondo quanto riferito dalla polizia.

Particolare sconvolgente della vicenda, oltre all’entità della strage e alla giovane età dell’autore (appena 18 anni), è il fatto che i media avevano inizialmente attribuito il gesto a una donna. Alcuni ne riferiscono ancora oggi in questi termini o lasciano invariati i resoconti originali. È raro che una persona di sesso femminile commetta simili atti.

Problemi psichici e consumo di stupefacenti
La realtà è che nel caso dell’autore si tratta di una persona transgender, nata biologicamente uomo, ma che si identificava come donna. Secondo la polizia, era noto già da tempo per problem di salute mentale. In precedenza, era stato arrestato a più riprese e sottoposto a visite mediche. Durante gli arresti erano anche state rinvenute armi. Nel frattempo, è emerso che l’autore facesse pure uso di droghe e avesse appiccato incendi in appartamenti. Sui social media aveva svelato l’intenzione di voler intraprendere un trattamento ormonale di transizione di genere.

Il caso solleva interrogativi sulla salute mentale e la propensione alla violenza delle persone transgender. Nel n. 44 di «Iniziativa di protezione – Attualità» avevamo già sottolineato che le persone transgender hanno una maggiore propensione alla violenza rispetto agli adolescenti eterosessuali. Uno studio canadese del 2022 aveva evidenziato che «gli adolescenti transgender o che si identificano in un genere alternativo» sono il gruppo che presentano il rischio più alto di radicalizzazione violenta. Inoltre, le persone con storia di transessualismo, dopo il cambiamento di sesso presentano un rischio significativamente più elevato di mortalità, suicidio e morbilità psichiatrica rispetto alla popolazione generale. Uno studio svedese aveva già mostrato anni fa che gli uomini trans, donne, quindi, che si identificano come uomini, hanno un rischio significativamente più elevato di incorrere in condanne penali dopo un intervento chirurgico di cambio del sesso rispetto al gruppo di controllo composto da donne. Ciò indica uno spostamento verso uno schema di comportamento maschile in fatto di criminalità. Aumenterebbe inoltre la tendenza a commettere crimini violenti.

Riferendosi al recente caso canadese, l’organizzazione Queer Nations, che si oppone dichiaratamente al mainstream nei circoli omosessuali, scrive che le convinzioni relative all’attivismo per i diritti delle persone trans vengono smascherate qui come una «menzogna esistenziale», specialmente quelle secondo le quali non vi sarebbe alcun collegamento fra persone transgender o affette da disforia di genere e disturbi mentali. Inoltre, le terapie ormonali potrebbero peggiorare la situazione psichicamente instabile di queste persone.

I rischi vengono minimizzati
L’articolo di Queer Nations intitolato «Strage in Canada: transessualità e salute mentale» ricorda che negli ultimi anni sono avvenute stragi, soprattutto negli Stati Uniti, causate in taluni casi da persone legate alla realtà transgender. Pure l’assassino di Charlie Kirk aveva un tale legame. Anche se non è possible parlare di una «epidemia» di criminalità trans, colpisce la frequenza con cui persone con questo background risultano coinvolte in atti di questo tipo.

Nel caso dell’identità di genere, è fortemente criticato il principio di autodeterminazione, che non fa riferimento a criteri oggettivi, e la negazione di qualsiasi collegamento fra disforia di genere e disturbi mentali, di qualsiasi tipo essi siano.

In altre parole, l’auspicata depatologizzazione, già introdotta nella classificazione internazionale delle malattie della ICD1, è un vicolo cieco, che in casi estremi può finire funestamente, come dimostra l’esempio della furia omicida di Tumbler Ridge, amplificando oltretutto il rischio di occultare malattie mentali, ritardare trattamenti necessari e banalizzare i rischi degli interventi di riassegnazione di genere.

L’Associazione Iniziativa di protezione si oppone con forza a questa tendenza, sostiene i genitori coinvolti attraverso colloqui personali e si impegna facendo pressione sui responsabili politici affinché operino un radicale cambio di rotta. Aiutateci anche voi e segnalateci le irregolarità che avvengono presso la vostra scuola. Vi forniamo con piacere informazioni e su richiesta vi assistiamo nei contatti con i docenti di classe, la direzione scolastica o i responsabili dell’istruzione.

1 ICD (International Statistical Classification of Diseases and Related Health Problems): sistema di classificazione standard riconosciuto a livello mondiale per le diagnosi mediche.

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Verità sconvolgente sulle operazioni trans in uno speciale podcast EDU

Operazioni trans: uno shock per i genitori!

Andreas Gafner,
Consigliere nazionale/BE

Le macine bernesi, come noto, macinano lentamente: poco prima di Natale 2023, il mio stimato collega consigliere nazionale Lorenzo quadri aveva sottoposto in parlamento a Berna la mozione «Stop all’ideologia gender. Proteggere (almeno) i minorenni da interventi di cambiamento di sesso avventati». Se ne discuterà ora, nella sessione invernale 2025.

Retroscena della mozione è il costante aumento del numero di operazioni irreversibili di riassegnazione di genere eseguite tramite la somministrazione di bloccanti della pubertà unitamente a operazioni per la modifica dei genitali. Negli ultimi tre anni, il numero di tali operazioni è più che raddoppiato. Nel solo 2022 sono state eseguite 525 operazioni di questo tipo, uno squallido record. Il 54 percento delle persone operate aveva un’età compresa tra 15 e 24 anni. Il 68 % delle persone erano donne che volevano diventare uomini.

Ma perché in questo «rapporto da Berna» scrivo di una mozione che ha quasi due anni? Il motivo è semplice: come già detto sopra, la mozione (numero 23.4408) sarà dibattuta nel plenum nella sessione invernale che si svolgerà dal 1 al 19 dicembre. Ma non illudiamoci: trovare maggioranze sarà difficile, perché, come noto, l’ideologia gender woke ha fatto proseliti anche in parlamento.

Sempre più persone, dopo un’operazione di riassegnazione di genere rimpiangono il passo e intraprendono una cosiddetta «detransizione». Purtroppo, molti interventi chirurgici sono irreversibili. Forse vi ricordate della «donna trans più famosa della Svizzera», al secolo Nadia Brönnimann: 27 anni fa aveva affrontato una transizione di genere, un processo documentato dall’emittente televisiva SRF. Christian Brönnimann, così si chiama ora di nuovo dopo la sua «detransizione», racconta la scioccante verità sulle operazioni di riassegnazione di genere in due episodi del podcast EDU (vedi codici QR sotto). Brönnimann critica in particolare il cosiddetto «modello affermativo», ampiamente utilizzato, che sostiene bambini e adolescenti nel loro desiderio di affrontare la «transizione» di genere: le vittime non sono solo i bambini e gli adolescenti, ma anche i loro genitori.

Per permetterci di portare avanti il nostro lavoro a Berna, l’Associazione Iniziativa di protezione ha bisogno del vostro aiuto: qualora veniste a conoscenza di azioni volte alla diffusione dell’ideologia transgender nelle scuole, vi preghiamo di segnalarle senza indugio alla segreteria dell’associazione. Saremmo lieti di sostenervi, senza complicazioni burocratiche e a titolo gratuito.

La sconvolgente verità su un’operazione trans
www.youtube.com/@eduschweiz6697/videos

Video episodio 1:
Video episodio 2:

Andreas Gafner,
Consigliere nazionale/BE
Oberwil im Simmental
Membro del consiglio di amministrazione
dell’Associazione Iniziativa di protezione

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L’ultimo e attualissimo documentario «TATORT KITA: Der woke Angriff auf unsere Kinder» (Scena del delitto asilo nido: l’attacco woke ai nostri figli) metterà in allarme i genitori che ancora credono che gli asili nido siano dei «luoghi sicuri». Il documentario analizza i retroscena dell’aumento degli episodi di natura sessuale tra i bambini negli asili nido, dando voce agli esperti e ai genitori coinvolti.

Giochi del dottore, stanzette per le coccole, esplorazioni corporee e interazioni ripetute di natura sessuale fra bambini: in Germania e in Svizzera, la sessualizzazione mirata promossa da concetti di pedagogia sessuale come la cosiddetta «educazione al sesso», genera confusione nei bambini a riguardo della loro identità sessuale, compromette sistematicamente i naturali confini del pudore e favorisce comportamenti inappropriati tra i bambini e da parte di adulti.

Esperti tedeschi mettono in guardia

Hedwig von Beverfoerde, presidente del gruppo d’azione tedesco «Demo für alle», in un messaggio all’Associazione Iniziativa di protezione rimanda al nuovo documentario «Tatort Kita: Der woke Angriff auf unsere Kinder» (Scena del delitto asilo nido: l’attacco woke ai nostri figli). Il documentario dà voce a esperti e ai genitori coinvolti. L’avver timento è esplicito: «Possiamo fermare queste aggressioni ai nostri figli solo se genitori, insegnanti e politici guardano cosa sta succedendo». La «educazione al sesso» contaminata da concetti di educazione sessuale pedofila si starebbe attualmente diffondendo attraverso reti e contatti in tutta la regione germanofona.

Guardare e condividere

«Demo für alle» ha prodotto il documentario «TATORT KITA: Der woke Angriff auf unsere Kinder». Il documentario mostra come questa ideologia sessuale sia ormai profondamente radicata in concetti educativi che godono del sostegno statale e invita a reagire. L’Associazione Iniziativa di protezione raccomanda vivamente di guardarlo e condividerlo!

«Possiamo fermare queste aggressioni ai nostri figli solo se genitori, insegnanti e politici guardano cosa sta succedendo.»

Video «SCENA DEL DELITTO ASILO
NIDO: l’attacco woke ai nostri figli»: Link: https://youtu.be/4glffL9P_jo

QR-Code:

Screenshot nius.de

Mario Olszinski si sta divertendo su uno scivolo per bambini

La drag queen porno-pedofila pregiudicata Jurassica Parka, al secolo Mario Olszinski, ha ricevuto nel 2025 dalla polizia di Berlino il permesso di moderare un gala di beneficenza. A suo dire, amava mettere il trucco ai bambini e raccontare loro delle «storie per fanciulli». Ma non è tutto…

Marion Olszinski è anche stato un gradito ospite dell’élite mediatica della capitale tedesca. Nel 2023, prima della sua condanna, dichiarò durante una trasmissione della ZDF che le «drag queen» non leggono racconti ai bambini perché attratte da loro», ma perché «amano semplicemente leggere loro delle storie», riferendosi a una prevista esibizione in una biblioteca per bambini. Nell’ottobre del 2023, Mario Olszinski fu condannato a una multa di 11’200 euro per la diffusione di materiale pedo-pornografico. La ZDF ha nel frattempo cancellato il programma.

«Le drag queen non leggono racconti ai bambini perché attratte da loro», ma «perché amano semplicemente leggere loro delle storie».

Anche la Berlino politica aveva piacere a intrattenersi con la drag queen: nel 2024, il delinquente pedo-pornografico Olszinski si recò a Tokyo per conto del Ministero federale tedesco degli affari esteri, dove partecipò alla «Pride Parade» e applicò il trucco ai bambini in un work-shop di make-up. I costi a carico del contribuente ammontarono a circa 6’000 euro. A metà dello scorso anno, Olszinski divenne persino un volto pubblicitario del Ministero federale della famiglia. In un video su X aveva dichiarato: «la visibilità queer è sempre importante», «dobbiamo farci vedere» e «perché è così importante lottare per i diritti LGBTIQ*».

L’Associazione Iniziativa di protezione aveva già spiegato compiutamente nell’edizione n. 31 di marzo 2020 di «Iniziativa di protezione – Attualità» perché è nocivo per i bambini partecipare a eventi con drag queen (ad es. nelle biblioteche).

Vi invitiamo a segnalarci gli eventi di lettura di racconti ai bambini con e da parte di drag queen in anticipo, in modo da poter avvertire per tempo i genitori della zona interessata!

Gli Stati Uniti informarono l’Ufficio federale di polizia criminale tedesco di nuovi sospetti di possesso e distribuzione di contenuti pedo-pornografici.

A inizio luglio 2025 fu ordinata una nuova perquisizione a casa di Olszinski a seguito di una segnalazione proveniente dagli Stati Uniti che informava l’Ufficio federale di polizia criminale di rinnovati sospetti di possesso e distribuzione di contenuti pedo-pornografici. Le indagini sono ancora in corso.

Ciononostante, a metà luglio 2025 la polizia berlinese invitò il pregiudicato delinquente pedo-pornografico a moderare, come drag queen, un evento di beneficenza. Madrina dell’evento «Gemeinsambunt» svoltosi il 14 luglio al Theater des Westens é stata la presidente della polizia di Berlino Barbara Slowik Meisel. L’intenzione era di «mandare un segnale forte per i diritti LGBTIQ e la diversità sociale».

Ciononostante, a metà luglio 2025 la polizia berlinese invitò il pregiudicato delinquent pedo-pornografico a moderare, come drag queen, un evento di beneficenza.

Ma ancora non basta: sul suo account Instagram, Olszinski, vestito da drag queen, aveva pure pubblicato foto inquietanti scattate in una sala giochi per bambini. Insieme ad altri amici trans, Olszinski si era esibito davanti ai bambini travestito da drag queen, indossando scarpe rosse coi tacchi a spillo e un abito e mutande talmente succinti da esibire occasionalmente i suoi genitali. L’oscena esibizione era poi stata «coronata» da affermazioni di una sfrontatezza e grossolanità difficilmente superabili.

Grazie al vostro prezioso contributo, l‘Associazione Iniziativa di protezione potrà avvisare genitori, scuole e biblioteche tramite lettere quando le drag queen desiderano «narrare storie gender».
Immagine generata con IA (VSI)

Cittadino svizzero esprime la sua opinione sul movimento LGBTQ e finisce in carcere! È successo nel canton Berna.

Nel canton Berna, un innocente cittadino è finito dietro le sbarre per avere affermato che esistono solo uomini e donne e che i bambini dovrebbero essere protetti dall’ideologia gender. Sempre più genitori si rivolgono all’Associazione Iniziativa di protezione in cerca di aiuto e perché stanchi di questa pericolosa forma di condizionamento nelle scuole.

Il caso ha destato scalpore a livello internazionale. Nel canton Berna, un semplice artigiano e innocente cittadino finisce in carcere per dieci giorni per aver pubblicato sui social media l’affermazione secondo cui «se fra 200 anni si riesumassero persone transgender, gli scheletri rinvenuti apparterrebbero «soltanto a uomini e donne»; tutto il resto sarebbe una «malattia mentale indotta dal piano di studi».

La procura del Canton Berna lo ha condannato per discriminazione e incitamento all’odio e al pagamento di una multa di 2500 franchi, oltre che al pagamento immediato di una multa accessoria – una sorta di monito voluto per aumentare l’effetto della pena – di 500 franchi e spese di giustizia di 800 franchi.

Disponendo di un reddito modesto, il condannato ha scelto di scontare la pena in carcere.

L’articolo sul razzismo conduce in un vicolo cieco

La sua opinione l’aveva condivisa sotto un post su Facebook con cui il consigliere nazionale UDC Andreas Glarner stigmatizzava «la follia LGBTQI e woke, l’asterisco gender, i molesti attivisti pro clima che si incollano alle strade» chiedendosi per quanto tempo ancora la maggioranza silenziosa avrebbe tollerato queste «aberrazioni».

L’assurdità del caso bene illustra l’impasse in cui la Svizzera è venuta a trovarsi con il discutibile articolo sul razzismo, che ora criminalizza anche le (presunte) discriminazioni sulla base dell’etnia, della religione o dell’orientamento sessuale. A quanto pare, anche le dichiarazioni sull’identità di genere ricadono ora sotto il citato articolo.

Il cittadino condannato non si è lasciato intimidire difendendosi con argomentazioni razionali. Alla polizia aveva dichiarato che la sua affermazione non aveva alcun carattere «sessista o razzista» e che la maggior parte della popolazione condivide questa opinione.

Un’azione orchestrata dalla lobby transgender

Come risulta dagli atti dell’indagine, di cui l’Associazione iniziativa di protezione ha preso visione, varie persone in cantoni diversi hanno presentato, quasi in contemporanea, denunce praticamente identiche contro l’uomo, il che lascia supporre che dietro alla mossa non vi siano singoli individui, bensì una lobby. Non tutte le procure, tuttavia, si sono lasciate influenzare da questa campagna coordinata. Molte hanno respinto le denunce come infondate. Ma non la procura del Canton Berna, regione di Emmental-Oberaargau, che ha accolto il procedimento. Il procuratore Remo Leibundgut ha condannato l’uomo con un decreto d’accusa. Fra le motivazioni si legge che l’imputato, nel suo commento pubblicato su Facebook, «ha pubblicamente dileggiato il gruppo di persone della comunità LGBTQ sulla base del loro orientamento sessuale in un modo lesivo della dignità umana».

Basta condizionamenti nelle scuole!

Rivelatrice è stata la dichiarazione fatta in precedenza dal concittadino incarcerato durante l’interrogatorio della polizia, quando ha affermato che l’ideologia gender veniva già «insegnata a scuola».

È un’affermazione che l’Associazione Iniziativa di protezione condivide in pieno sulla base delle sue esperienze quotidiane sul campo. Riceviamo con sempre maggiore frequenza lettere da genitori che si lamentano dell’ideologia gender trasmessa nelle scuole e persino già negli asili nido e sono alla ricerca di aiuto (vedi informazioni nel riquadro seguente).

Ideologia gender nelle scuole: offriamo consulenza e aiuto!

L’ideologia transgender si sta diffondendo senza freni nelle istituzioni educative statali. Riceviamo sempre più spesso segnalazioni in questo senso e richieste di aiuto da parte dei genitori. La lobby transgender, con il compiacente sostegno di direttori dell’educazione, direzioni scolastiche, insegnanti e personale ausiliario, non si ferma nemmeno davanti ai più
piccoli accuditi negli asili nido. L’Associazione Iniziativa di protezione assiste interessati e persone in cerca di aiuto con competenza, offrendo consulenza specialistica. Contattateci se i vostri figli sono esposti a tali condizionamenti! Ci rallegriamo per la vostra richiesta di contatto.

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In questa edizione di «Iniziativa di protezione – Attualità», premiamo simbolicamente con una rosa persone e organizzazioni che con il loro comportamento esemplare si sono opposte all’ideologia gender woke. Un cactus è invece il premio per chi sostiene l’ideologia gender.

Il vincitore nella categoria «rosa» è un coraggioso padre di famiglia della Svizzera centrale che si è opposto con veemenza contro il crescente indottrinamento LGBTIQ di suo figlio. Nell’estate del 2025 aveva ricevuto dal suo commune una lettera indirizzata direttamente a suo figlio di 7 anni. La lettera si rivolgeva al bimbo con un appellativo «gender neutral» («Liebe*r» (Caro/a), facendo scattare la reazione dell’irato padre di famiglia che ha contattato seduta stante per e-mail l’ufficio mittente, chiedendo un nuovo invio con l’appellativo corretto, senza colorazioni ideologiche.

Fortunatamente, l’ufficio preposto del comune ha immediatamente soddisfatto la richiesta inviando una nuova lettera, questa volta con l’appellativo corretto e senza asterischi gender!

Passiamo ora al vincitore nella categoria «Cactus», assegnata all’agenzia di traduzione «24translate» di San Gallo. Nell’ambito del suo lavoro mediatico, l’Associazione Iniziativa di protezione aveva commissionato a 24translate la traduzione di una lettera di presa di contatto e di un dossier informativo. La risposta è arrivata a stretto giro di posta: le affermazioni contenute nel testo e pubblicate sul sito Internet dell’Associazione Iniziativa di protezione non sarebbero compatibili con le opinioni di 24translate, che ha perciò deciso di rifiutare il mandato. 24Translate afferma di non volere più tradurre, in futuro, i testi dell’Associazione Iniziativa di protezione.

L’Associazione Iniziativa di protezione non si scompone e continuerà a lavorare senza timori per la protezione dei bambini e degli adolescenti contro la sessualizzazione ideologica in tutti gli ambiti della società.

Appello: Opponetevi all’uso del linguaggio gender nel vostro comune e nelle scuole. Bastano una chiamata o una e-mail per segnalare l’avversione al linguaggio gender woke. L’Associazione Iniziativa di protezione è lieta di offrire supporto nel redigere il vostro reclamo

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Il Tribunale amministrativo federale di San Gallo

Le rane hanno più diritti dei bambini!

E quindi l’Associazione Iniziativa di protezione si rivolge al Tribunale federale

Andrea Geissbühler
Ex-Consigliera nazionale, Bäriswil (BE)

L’opuscolo di educazione sessuale HEY YOU finanziato dalla Confederazione è sotto i riflettori da mesi. Voci critiche sostengono che forza i bambini a confrontarsi con contenuti a sfondo pornografico. Il Tribunale amministrativo federale ha stabilito che l’Associazione Iniziativa di protezione non ha il diritto di contestare i sussidi milionari concessi alla Fondazione «Salute Sessuale Svizzera».

Secondo il tribunale, l’associazione non è direttamente coinvolta, dal momento che non vengono lesi i suoi diritti e la questione riguarda fondi pubblici destinati a un altro ente. Con questa sua decisione, il Tribunale amministrativo federale scarica la responsabilità come una patata bollente. Uno schiaffo alla protezione dell’infanzia: bambini e adolescenti restano abbandonati a loro stessi.

L’Associazione Iniziativa di protezione non accetta la decisione e intende portare la causa davanti al Tribunale federale per chiarire se effettivamente le possa essere negata la legittimazione. Perché, infatti, le associazioni ambientaliste da anni possono inoltrare ricorsi collettivi e bloccare praticamente qualsiasi progetto edilizio, mentre proteggere dei bambini da opuscoli sessuali inappropriati finanziati dallo Stato resta una questione sospesa nel vuoto?

HEY YOU – Educazione o porno?

La discrepanza è evidente: qualsiasi associazione dedita alla protezione della natura o degli animali, non importa quanto piccola sia, può inoltrare ricorsi e bloccare grandi progetti per anni. Ma quando si tratta dell’integrità mentale e fisica dei bambini, tutto resta nelle mani dello Stato e dei suoi protetti.

Per i critici è chiaro: HEY YOU banalizza comportamenti rischiosi, indebolisce il ruolo dei genitori e travalica i limiti di un’educazione sessuale responsabile. Il fatto che il Tribunale amministrativo federale abbia sbattuto la porta in faccia all’Associazione Iniziativa di protezione rende la questione ancora più esplosiva.

Miccia politica

La questione è destinata a suscitare nuove tensioni in parlamento. Già ora vi è chi chiede che le organizzazioni per la protezione dei bambini siano equiparate, sul piano giuridico, alle associazioni ambientaliste. È grottesco che alberi e rane siano protetti meglio dei bambini: Non accetteremo questa decisione passivamente e porteremo la questione davanti al Tribunale federale.

Gli schieramenti sono definiti: da un lato il governo, che intende mantenere l’opuscolo; dall’altro l’Associazione Iniziativa di protezione, decisa a proseguire la battaglia fino al Tribunale federale.

Resta da vedere se i giudici di Losanna daranno maggiore rilievo alla protezione dei bambini o se seguiranno i loro colleghi di San Gallo. L’unica cosa certa è che la controversia sorta attorno a HEY YOU è ormai ben più di una questione marginale sull’educazione sessuale e sta diventando un vero e proprio caso politico.

Aiutateci anche voi!

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Ex consigliera nazionale Andrea Geissbühler,
Docente di scuola dell’infanzia, agente di polizia, Bäriswil (BE)
Presidente Associazione Iniziativa di protezionezione
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della Prof.ssa Dr. Karla Etschenberg, Colonia

Le persone con tendenze pedosessuali desiderose di compiere atti sessuali «consenzienti», non violenti, con fanciulli, sia in famiglia, all’asilo nido, in una società sportiva o in qualsiasi altro posto, cercano degli stratagemmi (degli apriporta) per entrare discretamente in contatto con loro e testarne la reazione. Se usassero del materiale pornografico, potrebbero rendersi punibili e destare sospetti sia nei bambini, sia negli adulti non coinvolti che dovessero accorgersene.

Si prestano perciò in modo ideale come «apriporta» le rappresentazioni di bambini «attivi sessualmente» che mostrano i loro organi genitali in libri per l’infanzia concepiti per l’educazione alla sessualità. Poiché godono di legittimazione pedagogica, questi libri possono essere guardati e discussi insieme a un fanciullo senza destare sospetti. Se il fanciullo è interessato, simili pubblicazioni permettono di accrescere l’intimità, fino ad arrivare all’abuso «consensuale» (non servono qui ulteriori precisazioni).

Helmut Kentler, co-autore del libro «Zeig mal!» (1974), è stato un precursore nell’uso di materiale illustrativo di questo tipo. Mentre un po’ dappertutto pedagogisti e autorità sviluppano concetti per la prevenzione degli abusi, compaiono, senza che vengano messi in discussione, libri per l’infanzia che fungono da «apriporta», come quelli proposti, ad esempio, da Achse Verlag a Vienna («con il sostegno di Stadt Wien Kultur»). Citiamo tre volumi che presentano i bambini come «esseri sessuali» attivi: «Wuschelkopf und Pupspopo» (3a edizione 2024), «Bruno will hoch hinaus» (3a edizione 2024) e «Lina die Entdeckerin» (6a edizione 2024, vedi figura accanto).

Già nel 1991 il libro «Lisa und Jan» (U. Sielert1 & F. Herrath) delineava con disegni realistici la pericolosa tendenza di rappresentare fanciulli come «esseri sessuali» attivi. I libri citati ne mostrano l’evoluzione. A mio parere, è irresponsabile mostrare fanciulli in atti intimi, fornendo così a persone con tendenze pedosessuali materiali che offrono loro il pretest di avvicinarli con secondi fini, sia a casa che all’asilo nido.

Per informazioni più dettagliate:
www.iniziativa-di-protezione.ch/media/scaricamento/

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Abuso a causa di un libro illustrato

Un libro illustrato zeppo di contenuti ideologici per «i più piccoli» disponibile presso un asilo nido svizzero mostra immagini a sfondo pedo-pornografico e incita all’esplorazione reciproca delle parti intime. Prontamente si verifica un abuso. La madre del bimbo sporge denuncia. Il commento della pedagogista prof.ssa Karla Etschenberg sul libro illustrato: «Rappresentazioni del genere piacciono soprattutto ai pedofili!»

Il libro di cui stiamo parlando si intitola «Wuschelkopf und Pupspopo» (in italiano più o meno «Testolina spettinata e sederino scorreggino») e ha come sottotitolo: «Libro interattivo per i più piccoli a partire dai 18 mesi.» Interagire, in questo caso, significa guardare, esplorare e toccare corpi altrui. Il libro, destinato ai più piccoli, è molto esplicito, anche per ciò che riguarda le illustrazioni grafiche, condito com’è di immagini di bambini e adulti nudi e di svariati primi piani degli organi sessuali maschili e femminili.

La casa editrice viennese Achse elogia il libro, rimarcando che niente affascina di più i bambini nella prima infanzia del proprio corpo. Le parti del corpo umano e il loro nome sono rappresentati «in modo semplice, chiaro e adeguato alla realtà di oggi». Alette, cartoncino rigido e un linguaggio semplice danno vita a «un ottimo primo libro per tutti coloro che fanno volentieri a meno di termini antiquati e rappresentazioni etero-normative». Come se dei bambini in tenera età avessero le idee chiare sulla natura sessuale di uomo e donna e, conoscendo perfettamente il significato di «etero-normativo», volessero sbarazzarsi di quel modello.

Il libro mostra, tra le altre cose, una ragazza di colore nuda che fissa ad occhi spalancati l’organo genitale, – un pene! – che fa capolino fra le gambe spalancate di un’altra ragazza.

Denuncia per abuso all’asilo nido

Già a questo punto pare evidente quanto quest’opera in realtà rappresenti una proiezione e costituisca di fatto uno strumento ideologico: gli adulti «non etero-normativi», infatti, hanno tutto l’interesse a introdurre quanto prima i bambini – meglio se già dalla prima infanzia – in un mondo sessualizzato e orientato al piacere.

Gli effetti non hanno tardato a manifestarsi: come riportano i media e proprio secondo le intenzioni dall’editore, l’interazione tanto propagandata è stata presa talmente sul serio da un bambino in un asilo nido di un cantone della Svizzera nord-occidentale da sfociare in un abuso su un altro piccolo ospite della struttura. La madre della vittima ha sporto denuncia presso il ministero pubblico competente.

Nella denuncia si legge che la madre ha osservato come il figlio di tre anni imitasse a casa «atti sessuali con, e su, un bambolotto di sesso maschile». Nella denuncia si legge inoltre che la madre è rimasta «molto sconvolta», poiché il bambino «mai prima di allora aveva manifestato un comportamento simile». Il figlio le avrebbe poi detto «di avere compiuto questi atti perché il giorno prima, all’asilo nido, vi sarebbe stato un atto sessuale tra lui e un bambino di quattro anni». Il bambino più grande, stando alla denuncia, avrebbe «preso in bocca e succhiato il pene del figlio della denunciante». Successivamente avrebbe detto che la cosa gli «piaceva».

Si deve presumere, si legge nella denuncia, che «il figlio della denunciante abbia subito l’abuso da parte del bambino più grande poiché quest’ultimo aveva visto l’atto rappresentato nel libro ‹Wuschelkopf und Pupspopo› e voleva imitarlo.

Il caso è scandaloso sotto diversi punti di vista: non solo un bambino di tre anni è stato vittima di un abuso sessuale in un asilo nido al quale era stato affidato, ma, stando alla denuncia, vi sarebbe pure un nesso causale tra la rappresentazione contenuta nel «libro interattivo» e l’abuso che questa avrebbe ispirato.

I pedofili gioiscono

Oltre alla gravità oggettiva dell’accaduto, in particolare per la vittima, la vicenda ha una dimensione ulteriore, quella legata al mondo della pedofilia e del «grooming» (la ricerca di contatto con bambini allo scopo di abusarne). «A chi si rivolgono queste rappresentazioni?» è la domanda che si pone la pedagogista prof.ssa Karla Etschenberg. La risposta: un effetto secondario non solo possibile, bensì certo che producono simili rappresentazioni, è il piacere che procurano « a pedofili nonché ad adolescenti e adulti con inclinazioni pedosessuali».

Più avanti, la prof.ssa Etschenberg chiarisce che l’aspetto più problematico di simili rappresentazioni è che permettono «di instaurare contatti con i bambini senza destare sospetti». «Cosa si presta meglio del grooming che cresce fino a trasformarsi in abuso non violento se non un mezzo didattico per bambini in età prescolare legittimato pedagogicamente che l’amico della madre, lo zio generoso, la vicina amante dei bambini o il tirocinante porta in regalo o piglia dallo scaffale per guardarlo insieme con il bambino?»

Per alcune rappresentazioni contenute in «Wuschelkopf und Pupspopo» potrebbe persino configurarsi il reato di «posing», ovvero la divulgazione di rappresentazioni sessualizzate di bambini e adolescenti in posizioni naturali, talvolta realizzate anche con foto di bambini nudi. Il Codice penale chiarisce che la raffigurazione di bambini in pose innaturali e sessualmente esplicite è considerata pornografia infantile.

Eliminiamo queste macchinazioni dagli asili nido e dalle scuole!

Riguardo a «Wuschelkopf und Pupspopo», Etschenberg si chiede: «Le rappresentazioni qui riportate a titolo esemplificativo non mostrano forse chiaramente le caratteristiche del posing? Consideriamo forse naturale la posa di un bambino che compie un salto a gambe divaricate per vedere i propri genitali allo specchio, mostrandoli così anche al lettore?»

L’Associazione Iniziativa di protezione è sconcertata per l’impostazione e gli intendimenti di questo libro scandaloso ed esprime solidarietà nei confronti della presunta piccolo vittima di appena tre anni. L’Associazione Iniziativa di protezione fa luce sui retroscena, informa l’opinione pubblica e sostiene i genitori coinvolti ed è risoluta nell’affermare che simili perverse macchinazioni devono assolutamente starsene alla larga dagli asili nido e dalla scuola!