Immagine: srf.ch (La didascalia è stata tradotta in italiano.)

Molti genitori indignati hanno contattato l’Associazione Iniziativa di protezione ritenendo di essere stati tratti in inganno dal fatto che la Radio e Televisione Svizzera di lingua tedesca (SRF) offra sul proprio portale Internet un radiodramma per bambini senza menzionarne i contenuti transgender. Una analisi dell’offerta per l’infanzia della SRF conferma quanto dicono i genitori.

Il titolo «Sono Alex: radiodramma di un nuovo inizio» suona innocuo. Il podcast audio della SRF è destinato ai bambini dai 10 anni di età e si trova nella sezione «SRF Kids Hörspiele», dedicata ai radiodrammi e alle storie per l’infanzia. Il radiodramma racconta di Alex che, trasferitasi da poco dagli Stati Uniti in Svizzera, non vede l’ora di iniziare la scuola. Dato che ha fatto brutte esperienze nella sua vecchia scuola, desidera che il nuovo inizio sia positivo.

Ma, come si scopre solo nel corso della storia, Alex non è una ragazza, bensì un ragazzo che si sente femmina e vuole essere considerato tale.

Una madre ci scrive che era «inorridita e costernata al termine della storia». In primo luogo, perché la SRF «trasmette qualcosa del genere per ragazzi a partire dai 10 anni» senza segnalare ai genitori un aspetto chiave del radiodramma: che si tratta di propaganda transgender!

In secondo luogo, ritiene «strano che nel radiodramma i genitori di Alex si mostrino estremamente comprensivi nei confronti del ragazzo», come se una transizione di genere fosse la cosa più normale del mondo. La madre presume, a ragione, che «la maggior parte dei genitori reagisca con costernazione a una notizia simile». Il suo sentiment materno le dice che «bisognerebbe piuttosto capire bene insieme al bambino o all’adolescente l’origine di questo suo sentirsi diverso a una così giovane età». La madre ritiene, inoltre, che «bisognerebbe rafforzare e confermare le persone nel proprio sesso innato, di modo che riescano a sentirsi a proprio agio nel proprio corpo».

L’Associazione Iniziativa di protezione ringrazia i genitori che hanno segnalato il radiodramma della SRF. Invitiamo inoltre i lettori che dovessero venire a conoscenza di casi di propaganda transgender a segnalarli all’Associazione Iniziativa di protezione: info@iniziativa-diprotezione. ch. L’associazione esamina ciascun caso e adotta le misure del caso.

Il radiodramma si basa sul racconto «Sono Alex», insignito nel 2021 del premio UNICEF1 per la letteratura per bambini. Nel 2021, a seguito delle forti critiche sollevate a livello internazionale da esperti di protezione dell‘infanzia, l’UNICEF ha rimosso dal proprio sito Internet un controverso rapport che minimizzava i danni psicologici e sociali, scientificamente documentati, della pornografia sui bambini (!).

1 UNICEF: United Nations Children’s Fund. In Italiano: Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia.

Immagine: redazione AIP

Lo psichiatra Dr. Med. Spaemann mette in guardia dalla trasformazione ideologica della società.

In un’avvincente conferenza tenutasi davanti a un folto pubblico riunitosi nella sala grande dell’Hotel Arte di Olten, il medico e psichiatra tedesco Dr. Med. Christian Spaemann ha illustrato le basi ideologiche e le dinamiche che caratterizzano l’odierna pedagogia sessuale, che espone i giovani a un’utopia ascientifica dal background pedofilo e apre la strada agli abusi.

Nel suo discorso celebrativo, tenuto al termine dell’assemblea annuale 2026 dell’Associazione Iniziativa di protezione e in concomitanza con i festeggiamenti per il decimo anniversario della sua nascita, il Dr. Christian Spaemann si è dapprima soffermato sul background ideologico su cui poggia l’attuale pedagogia sessuale. Questa risale alla pedagogia sessuale neo-emancipatoria del secolo scorso, secondo la quale le manifestazioni della sessualità infantile devono essere riconosciute e assecondate come condizione per il loro benessere futuro. Lo psichiatra Dr. Med. Christian Spaemann ha posto l’enfasi sulla natura ascientifica e i retroscena di matrice pedofila di questo approccio, che a tutt’oggi continua a esercitare indisturbato la sua influenza.

«Un’utopica pedagogia sessuale che espone bambini e adolescent a dinamiche che aprono la strada agli abusi.»

L’attuale pedagogia sessuale si basa inoltre sulla teoria gender, o del genere, che vede la sessualità in gran parte scollegata da modelli di vita e ruoli prestabiliti, interpretandola invece come un elemento di piacere ad uso e consume di identità sessuali e modi di vita arbitrari, tutti ritenuti egualmente significativi e meritevoli di promozione. Secondo questa ideologia, l’unico criterio morale in campo sessuale sarebbe il consenso dei partner. Un’utopica pedagogia sessuale che espone bambini e adolescenti a dinamiche che aprono la strada agli abusi.

Si ignorano fattori quali attaccamento, responsabilità e famiglia, contesti nei quali la sessualità si evolve e assume significato per i bambini e gli adolescenti su piani diversi in base alla loro età.

La teoria gender, per parte sua, affonda le sue radici nel neomarxismo e nel cosiddetto marxismo culturale, riconducibile al marxista dogmatico italiano Antonio Gramsci, fra i precursori dell’indottrinamento di sinistra nella prima metà del secolo scorso. Un’ideologia che deve il suo successo unicamente ai suoi legami con il neoliberismo progressista, sviluppatosi in particolare all’interno dell’industria finanziaria e digitale.

Il Dr. Spaemann ha quindi proseguito citando le debolezze del liberalismo e l’indebolimento della consapevolezza divina nelle società occidentali, che considera fattori che agevolano la diffusione delle ideologie.

Quale elemento positivo, tuttavia, richiama l’incostanza di tutte le ideologie che si pongono in contrasto con la natura umana e i segnali di rinascita del cristianesimo in Occidente. Per il futuro, il Dr. Spaemann auspica l’avvento di una nuova élite che concepisca lo Stato e la società come realtà fondate sull’accoglienza della nostra eredità culturale occidentale e cristiana.

Foto rappresentativa (generata con IA)

Aumento degli abusi e dei comportamenti inappropriati: apriamo gli occhi e fermiamo la sessualizzazione precoce!

Negli asili nido e nelle scuole dell’infanzia, sempre più bambini sono vittime di abusi sessuali, favoriti da un’educazione sessuale fuorviante che invece di proteggerli li mette a rischio. La perniciosa sessualizzazione precoce va fermata.

Negli asili nido e nelle scuole dell’infanzia ed elementari, i casi di abuso su bambini da parte di adulti e di comportamenti intimi inappropriati fra bambini stanno aumentando in modo marcato. Il Tages-Anzeiger riferisce di una bambina di nove anni abusata per diversi mesi da un ragazzo più grande. Purtroppo, non si tratta di un caso isolato: i reati sessuali tra minori sono in crescita.

Anche dalla Germania arrivano segnalazioni sempre più frequenti. Nel solo stato federale della Renania Settentrionale-Vestfalia, nel 2024 sono stati registrati, negli asili nido, 75 casi di violenza sessualizzata commessi da adulti su bambini e 323 casi avvenuti fra bambini. Un anno dopo, nel 2025, i casi che vedevano coinvolti degli adulti erano già arrivati a 162, mentre quelli fra bambini a 501. Un aumento drammatico, che mostra che ci troviamo di fronte a un fenomeno di massa.

Nessuno può dire quanto sia elevato il numero dei casi non segnalati. È verosimile che i comportamenti intimi inappropriate fra bambini siano influenzati non solo dalle immagini sessualizzate presenti nei media, ma anche dall’enfasi posta in tempi recenti sugli organi sessuali ed escretori in giochi e rappresentazioni, oltre che dalla promozione dei cosiddetti «giochi del dottore». Molti contenuti vanno ben oltre l’auspicabile educazione dei bambini e ignorano effetti collaterali che possono favorire abusi e comportamenti indesiderati.

Il caso di Baunatal
In un caso che ha destato scalpore avvenuto a Baunatal, vicino a Kassel, in Germania, i genitori Hans e Kübra Hoti hanno deciso di rendere pubblico quanto accaduto a loro figlio, di quattro anni, vittima di un sospetto reato sessuale o sospetta coercizione sessuale tra bambini in un locale adiacente alla palestra. I genitori della piccola vittima accusano la direzione dell’asilo nido di avere tradito la loro fiducia e di avere colpevolmente trascurato il loro dovere di sorveglianza. La famiglia ha inoltre intrapreso un’azione legale contro la direzione della struttura, sporgendo denuncia per abuso di ufficio e violazione del dovere di cura e supervisione.

Inoltre, al fine di documentare esaustivamente l’incidente, sono stati pure denunciati i minori protagonisti delle violenze. È stato inoltre presentato un reclamo formale al Ministero degli Affari Sociali dell’Assia per presunta inadempienza dell’autorità. La discussione si è animata in particolare a riguardo del concetto di protezione contro la violenza adottato dall’asilo nido, che aveva tollerato e promosso «esplorazioni del corpo consensuali» tra i bambini (i cosiddetti giochi del dottore).

Porta spalancata per i malintenzionati
È proprio qui che sta il nocciolo, scandaloso, del problema, che si presenta allo stesso identico modo anche negli asili nido e nelle scuole dell’infanzia svizzere.

Con il pretesto della «prevenzione degli abusi» viene proposta un’educazione sessuale ideologizzata,

che tuttavia, invece di proteggere dagli abusi, finisce per favorirli: una protezione che si trasforma in violenza sessualizzata.

Un’educazione sessuale di questo tipo aumenta inoltre il rischio di adescamento, cioè l’avvicinamento di minori da parte di adulti con l’intenzione di abusarne: quando nel quotidiano degli asili nido si riduce in modo mirato la soglia del pudore, si indebolisce il naturale sistema di allerta dei bambini. Una ghiotta opportunità per i malintenzionati.

Ma come possono proteggere, in concreto, i genitori i loro figli? L’Associazione Iniziativa di protezione raccomanda di esaminare attentamente i libri e i materiali didattici che vengono messi a disposizione. Spesso questi contengono istruzioni per esplorare i propri genitali e quelli altrui (come nel il libro illustrato ideologico-queer «Wuschelkopf und Pupspopo» (Testolina spettinata e sederino scorreggino), un «libro interattivo per i più piccoli a partire dai 18 mesi»). I genitori dovrebbero anche chiedere quali concetti di protezione e prevenzione della violenza vengano applicati e chiederne copia. Quando vengono proposti workshop e lezioni con contenuti ideologici, si può anche chiedere che il
proprio figlio non vi partecipi.

Deve essere chiaro: niente giochi del dottore, niente esperimenti, e un immediato stop a qualsiasi forma di sessualizzazione precoce di stampo ideologico!

Questo è l’unico modo per far sì che i bambini possano crescere in un ambiente che li rafforza e li protegge.

Per l’ultima volontà, non è mai troppo presto

In autunno, molte persone riflettono con maggiore frequenza sulla propria caducità. È un momento in cui ci si chiede cosa possa succedere ai propri beni e proprietà in caso di un addio alla vita. Affrontare questa questione con serenità e chiarezza, e organizzare in anticipo le proprie volontà, può rappresentare un gesto di grande attenzione e rispetto, sia per sé stessi sia per i propri cari.

Oltre a una donazione all’associazione Iniziativa di protezione, esiste anche la possibilità di considerare le proprie volontà testamentarie, attraverso un legato o una nomina come erede. Se desiderate ricevere ulteriori informazioni o approfondimenti, non esitate a contattare il nostro segretariato al numero di telefono indicato 061 702 01 00 o via e-mail: info@iniziativa-di-protezione.ch.

Sehr geehrter Herr Staatsrat Darbellay

Mit diesem Offenen Brief fordern wir Sie und den Staatsrat dringend auf, die Beeinflussung und Indoktrination der Kinder durch die LGBTIQ*-Ideologie an den Schulen des Kantons Wallis zu stoppen. Denn unter dem Deckmantel der Missbrauchsprävention werden schon die Kleinsten auf Regenbogenkurs gebracht.

Wie unter anderem der TV-Sender Canal 9 berichtete (Sendung vom 19. Juni 2026), wird im Wallis bereits «Sexualunterricht im Kindergarten» vermittelt. Durchgeführt wird dieser Unterricht von den mit Steuergeldern finanzierten und vom Staat mandatierten SIPE-Beratungszentren. Das Ziel des Kinderschutzes ist dabei unbestritten.

Doch das ist nicht der Fall. Dieser Unterricht ist keineswegs so weltanschaulich neutral, wie er sich gibt, sondern ein potentielles Einfallstor für die Gender- und Transgenderideologie («LGBTIQ*»), wie faktenbasierte Recherchen belegen. Auf schweizerischer Ebene sind die SIPE-Zentren Mitglied von Sexuelle Gesundheit Schweiz. Auf internationaler Ebene teilen sie nach eigenen Angaben «die Werte der International Planned Parenthood Federation, die das Recht auf sexuelle und reproduktive Gesundheit für alle verteidigt». Auch berufen sie sich auf die Weltgesundheitsorganisation, die sexuelle Rechte ab Geburt stipuliert und allen Ernstes ebenfalls ab 0 Jahren Sexualerziehung fordert, was eigentlich Sache der Eltern ist.

Weiter haben die SIPE-Zentren im Juli 2024 mit der Aidshilfe des Kantons Wallis fusioniert. Dadurch habe das «Engagement für die Schlüsselpopulationen» verstärkt werden können. Und wer sind diese «Schlüsselpopulationen»? An erster Stelle werden «LGBTIQ-Personen» erwähnt, noch vor «Sexarbeitenden» und «Migrant:innen aus Ländern mit hoher HIV/STI-Prävalenz».

Mehr noch: Ein von Canal 9 als Kronzeugin für den angeblich neutralen Sexualunterricht zitierte Sexualpädagogin hat eine Diplomarbeit bei der Lobbyorganisation Sexuelle Gesundheit Schweiz zum Thema «Kinderbücher und LGBTIQ*» geschrieben. Darin will sie «exemplarisch zeigen, wie man LGBTIQ*-Themen anhand von Büchern behandeln kann».

Die offenkundige pädagogische Absurdität, bereits Kinder ab 0 Jahren als sexuelle Wesen anzusprechen, sexuell zu erziehen und mit der LGBTIQ*-Ideologie zu berieseln, wird in dieser Arbeit als erklärtes Ziel deklariert. Ausserdem heisst es, die Abschlussarbeit sei «hilfreich, um auf die Bedürfnisse der Lehrpersonen im Umgang mit LGBTIQ*-Themen einzugehen und um konkrete Ideen zu liefern». Das Ergebnis der Überlegungen sei die Zusammenstellung eines «Regenbogenkoffers», der das «Endprodukt des Projekts» darstelle.

Damit steht die angeblich rein sachliche Missbrauchsprävention in einem hochideologisierten Zusammenhang. Es geht ganz offensichtlich (auch) darum, schon den Kleinsten LGBTIQ*-Inhalte näher zu bringen. Die Gefahr ist deshalb konkret und akut, dass die Kinder sexuell verunsichert und indoktriniert werden können. Unter dem Deckmantel der «Prävention» soll also im Wallis bereits im Kindergarten «Sexualaufklärung» angeboten werden, welche eine übergriffige Sexualideologie transportieren kann. Sehr viele Eltern und Bildungsverantwortliche gehen jedoch davon aus, dass es sich nur um «Präventionsunterricht» handelt.

Der Kanton Wallis verkennt dies vollständig, wenn er solchen «sexualpädagogischen Unterricht auch für die ganz Kleinen» empfiehlt. Offenbar wird die Entscheidung dabei den Gemeinden überlassen: Lötschental, Goms, Brig und Naters nehmen das Angebot der SIPE-Zentren bereits in Anspruch. Ab nächstem Jahr will es auch Visp einführen.

Vor dem Hintergrund dieser bedenklichen Fakten bitten wir Sie deshalb eindringlich, dieser gefährlichen Beeinflussung der Kinder durch die LGBTIQ*-Ideologie an den Walliser Schulen und Kindergärten Einhalt zu gebieten. Bitte bestätigen Sie uns den Erhalt dieses Briefes und den Inhalt und Umfang der getroffenen Massnahmen, damit keine LGBTIQ-Inhalte im Unterricht unter dem Deckmantel «Prävention vor Missbrauch» transportiert werden können, was Kinder sexuell verunsichern und psychisch schädigen kann.

Gerne stehen wir auch für einen persönlichen Austausch zur Verfügung.

Wir sind gespannt auf Ihre Antwort und verbleiben mit

freundlichen Grüssen

Verein Schutzinitiative
Postfach
4142 Münchenstein
info@iniziativa-di-protezione.ch
iniziativa-di-protezione.ch

PS: Unsere aktuelle Berichterstattung über die Walliser Kindergärten:
iniziativa-di-protezione.ch/iniziativa-di-protezione-attualita/

Onorevole Consigliere di Stato Darbellay,

con questa lettera aperta, esortiamo Lei e il Consiglio di Stato a porre fine al condizionamento e all’indottrinamento dei minori che frequentano le scuole del Canton Vallese ad opera delle cerchie ideologiche LGBTIQ* . Con il pretesto della prevenzione dall’abuso, persino i più piccoli vengono instradati sulla via «arcobaleno».

Come riportato tra l’altro dal canale televisivo Canal 9 in una trasmissione del 19 giugno 2026, in Vallese «l’educazione sessuale viene impartita già nelle scuole dell’infanzia». A dispensarla sono i centri di consulenza SIPE, finanziati con denaro pubblico e operanti su mandato del Cantone.

L’obiettivo di proteggere i minori è fuori discussione, ma non è quanto avviene in questo caso. Il tipo di insegnamento proposto non è neutrale dal punto di vista ideologico e, al contrario, rappresenta un potenziale cavallo di Troia per l’ideologia gender e transgender (LGBTIQ*), come lo dimostrano ricerche basate sui fatti. A livello nazionale, i centri SIPE sono membri di Salute Sessuale Svizzera, sul piano internazionale, dicono di condividere «i valori della International Planned Parenthood Federation», che difende il «diritto alla salute sessuale e riproduttiva di tutti». Si richiamano inoltre all’Organizzazione Mondiale della Sanità, che raccomanda diritti sessuali dalla nascita e chiede l’educazione sessuale a partire da 0 anni, cosa questa che in realtà spetta ai genitori.

A luglio 2024 i centri SIPE si sono fusi con Aiuto AIDS del Canton Vallese. Lo scopo dichiarato era il «rafforzamento dell’impegno nei confronti dei gruppi target prioritari». Chi sono questi «gruppi target prioritari»? In cima alla lista figurano le «persone LGBTIQ», addirittura ancora prima delle «lavoratrici del sesso» e dei «migranti provenienti da paesi con un’elevata prevalenza di infezioni HIV/STI».

Proseguendo, un’educatrice sessuale interpellata quale voce principale dall’emittente Canal 9 sul tema dell’apparentemente neutrale educazione sessuale impartita nelle scuole vallesane, è l’autrice di una dissertazione realizzata presso l’organizzazione lobbistica Salute Sessuale Svizzera e intitolata «Libri per l’infanzia e LGBTIQ*». Scopo della dissertazione è «esemplificare come si possa trattare la tematica LGBTIQ* nei libri». Nel suo lavoro, Probst indica come obiettivi dichiarati la palese assurdità pedagogica di considerare bambini da 0 anni in su esseri sessuali, la necessità di educarli sessualmente, e il sottoporli all’ideologia LGBTIQ*. Ritiene inoltre la sua tesi «utile per tematizzare le necessità dei docenti nell’affrontare tematiche LGBTIQ* offrendo spunti concreti». Il risultato di tutto ciò è confluito nella «valigia arcobaleno», il prodotto finale del progetto.

Si tratta di una prevenzione contro gli abusi che lascia trasparire stretti legami ideologici. Ovviamente, tra gli obiettivi vi è anche quello di trasmettere contenuti LGBTIQ* già ai più piccoli, con il concreto rischio di creare confusione nella loro sfera sessuale e di indottrinarli. Sotto il pretesto della «prevenzione», nel Canton Vallese si propone, già nelle scuole dell’infanzia, una forma di «educazione sessuale» che può veicolare un’ideologia sessuale invasiva. Ciononostante, molti genitori e responsabili dell’educazione partono dal presupposto che si tratti di semplici «lezioni di prevenzione».

Il Cantone, raccomandando questo genere di «lezioni di educazione sessuale» anche ai più piccoli, ignora completamente queste fattispecie. A quanto pare, la decisione finale spetterebbe ai comuni: Lötschental, Goms, Briga e Naters già si avvalgono dell’offerta SIPE, l’anno prossimo vuole farlo anche il comune di Visp.

Alla luce di questi preoccupanti riscontri, La esortiamo a porre termine al pericoloso condizionamento riconducibile all’ideologia LGBTIQ*, che rischia di danneggiare i minori delle scuole elementari e dell’infanzia vallesane. La preghiamo inoltre di voler confermare la ricezione della presente lettera e di indicarci il contenuto e l’entità delle misure che intendete adottare per impedire la diffusione di contenuti riconducibili all’ideologia LGBTIQ nelle scuole sotto il pretesto della «prevenzione dall’abuso», contenuti che, ripetiamo, possono creare confusione nei bambini riguardo alla sfera sessuale e arrecare loro danni psicologici.

Restiamo volentieri a Sua disposizione per un incontro di persona.

Nell’attesa di un Suo riscontro Le rivolgiamo i nostri migliori saluti.

Associazione Iniziativa di protezione
Casella postale
4142 Münchenstein
info@iniziativa-di-protezione.ch
iniziativa-di-protezione.ch

PS: Il nostro attuale resoconto sulle scuole dell’infanzia vallesane:
iniziativa-di-protezione.ch/

Immagine: IA generato

Tribunale federale di Losanna: presto sentenze in base al diritto UE?

Sventolerà presto al Tribunale federale di Losanna il vessillo europeo?

Andrea Geissbühler
Ex-Consigliera nazionale,
Bäriswil (BE)

Chi crede che l’UDC sia la sola a muovere critiche ai Bilaterali III, in questo momento avrà di che sgranarsi gli occhi: lo studio «Bilaterali III: rapporto sugli effetti della ripresa dinamica del diritto UE sulla democrazia e sul federalismo in Svizzera» elaborato dall’istituto di ricerca liberal-progressista Zentrum für Demokratie Aarau (Centro per la democrazia Aarau), 2026, sta infatti facendo parlare di sé.

Secondo lo studio, la ripresa dinamica del diritto europeo indebolisce la democrazia e il federalismo. Bruxelles prima di Berna, insomma.

Chi ritiene che si tratti di una questione puramente giuridica sbaglia. La domanda fondamentale da porsi è chi deciderà, in futuro, quali saranno i valori alla base della nostra società. Suscita allarme soprattutto la situazione nell’ambito della politica dell’educazione. Oggi, sono i cantoni a stabilire le regole che valgono per la scuola. In futuro, però, i cantoni potrebbero subire pressioni crescenti per adeguarsi agli sviluppi europei in campo giuridico e politico.

In molti paesi europei sono in corso da tempo tentativi di introdurre nell’insegnamento, sin dall’infanzia, concezioni di natura ideologica su genere, identità e sessualità. I genitori che chiedono un’educazione sessuale più moderata e consona all’età dei loro figli vengono sempre più marginalizzati. Nessuno, oggi, può garantire che, a fronte di legami giuridici sempre più stretti con la UE, non si presentino, presto o tardi, sviluppi analoghi anche in Svizzera.

Non dobbiamo rinunciare alla nostra democrazia alla leggera. Lo studio descrive il meccanismo che accresce l’influenza delle istituzioni europee. La conclusione che ne traggo personalmente, a livello politico, è chiara: laddove la Svizzera perde la propria sovranità, cresce il rischio che le agende socio politiche di Bruxelles impongano in modo sempre più marcato la loro linea, anche nell’ambito della scuola.

Non voglio che ciò che viene insegnato ai nostri figli alla scuola dell’infanzia e alle elementari sulla sessualità o sulla famiglia venga influenzato in modo strisciante da ideologie internazionali o europee. Spetta in ogni caso sempre ai genitori decidere. L’Associazione Iniziativa di protezione rappresenta molto più della sola protezione dei minori.

Difendiamo, infatti, anche la nostra democrazia diretta, il nostro ordinamento federale e il diritto della Svizzera di determinare autonomamente i propri valori. Chi oggi volge lo sguardo altrove sulla questione degli accordi bilaterali III, potrebbe un domani scoprire che non è più Berna, bensì Bruxelles a stabilire quali modelli sociopolitici siano trasmessi ai nostri figli. Ecco perché c’è solo una risposta: un «no» a questi accordi bavaglio dell’Unione europea.

Ex CN Andrea Geissbühler,
Granconsigliera Canton Berna, insegnante di scuola
dell’infanzia, agente di polizia, presidente dell’Associazione
Iniziativa di protezione, Bäriswil (BE)

L’avvocata Nicole Burger: «Impegnarsi contro l’ipersessualizzazione è utile, e quando all’orizzonte si profila la possibilità di dovere giustificare le proprie azioni, l‘esperienza insegna che l’agire si fa più circospetto.»

Una lobbista di Aiuto Aids St. Gallo-Appenzello oltrepassa i limiti nell’educazione sessuale e un allievo denuncia il caso, dando avvio a una causa legale e ottenendo parzialmente ragione. Anche la politica si occupa della vicenda. Il caso mostra in modo esemplare cosa non funziona e come le vittime possono difendersi.

Scorrendo gli atti, si stenta a credere ai propri occhi: ciò che viene alla luce è un vero e proprio tutorial pornografico ad
uso degli allievi delle scuole elementari. Una lobbista del centro specialistico per l’AIDS e le questioni sessuali, pre sentatasi in classe come omosessuale, aveva visitato una quinta elementare nel comune di Bütschwil Ganterschwil frequentata da bambini di dieci e undici anni. Nella lezione impartita ha oltrepassato i limiti, facendo scattare le lamen tele di uno dei giovani allievi. La «specialista» aveva trattato temi quali la donazione di sperma e la maternità surrogata, quest’ultima proibita in Svizzera. I bambini sono inoltre stati invitati a disporre dei cartoncini che rappresentavano una coppia eterosessuale e una coppia lesbica, dal loro primo incontro fino al rapporto sessuale.

La lobbista, inoltre, aveva mostrato loro un pene in 3D e una vagina in stoffa e indossato un preservativo sul pene di fronte ai bambini – di dieci e undici anni – invitandoli poi a toccare il pene di stoffa. Ha inoltre affermato che guardare film pornografici sarebbe normale a partire da una certa età e indicato agli allievi un sito Internet dove potevano trovare «la dimensione giusta del preservativo per il loro pene», come risulta dagli atti.

Coinvolgimento in atti sessuali
L’esperienza ha comprensibilmente turbato i bambini, com promettendo in modo duraturo il loro sviluppo sessuale, proseguono gli atti.

I minori sono stati coinvolti, in aula, in atti a sfondo sessuale «né voluti né richiesti».

Simili abusi nei confronti di minorenni, miranti a imporre una sessualizzazione precoce e finalizzati all’indottrina mento ideologico gender, non sono purtroppo rari nelle scuole svizzere. Ciò che rende la vicenda particolare, in questo caso, è che uno degli allievi coinvolti e i suoi genitori si sono costituiti, con successo, parte civile.

Ciononostante, la procura del Canton San Gallo non ha dato seguito alla denuncia, chiudendo il procedimento a carico della lobbista. Il ragazzo e i suoi genitori non si sono tuttavia dati per vinti e hanno inoltrato un reclamo alla camera dei ricorsi penali del Canton San Gallo. L’istanza di ricorso, con decisione del 28 maggio 2026, ha dato parzialmente ragione al giovane studente. Il caso ritorna ora all’istanza precedente per l’apertura di un procedimento giudiziario a carico della collaboratrice del centro specialistico. Parallelamente è in corso un reclamo all’autorità di vigilanza presso il Dipartimento dell’educazione.

Rilevanza penale
L’avvocata Nicole Burger, patrocinatrice dello student delle elementari e dei suoi genitori, è soddisfatta della vit toria di tappa.

Che conferma quanto «l’impegno contro l’ipersessualizzazione sia utile.

Le scuole e le organizzazioni esterne, quest’ultime spesso incaricate di svolgere le lezioni di educazione sessuale, non possono trasmettere contenuti a piacimento senza supervisione».

La camera dei ricorsi penali ha affermato in modo inequivocabile che mostrare contenuti pornografici può «avere conseguenze sotto il profilo penale». La questione dovrà ora essere approfondita dal pubblico ministero.

Le scuole devono informare i genitori
La vicenda, riportata dalla Weltwoche e da altri media, è nel frattempo diventata un caso politico. I consiglieri cantonali Heinz Herzog (UDF) ed Esther Granitzer (UDC) hanno presentato una mozione volta a garantire la presenza di un insegnante qualificato durante le lezioni di educazione sessuale, nonché il coinvolgimento e la piena informazione dei genitori prima delle lezioni previste. Alle organizzazioni esterne con un background ideologico o attivista non dovrebbe più essere concesso l’accesso alle scuole elementari, e nessun minore dovrebbe essere ostacolato nel proprio sviluppo personale da contenuti inappropriati.

Nella sua risposta del 19 maggio 2026, il Consiglio di Stato si limita ai formalismi. Osserva, tuttavia, che le scuole e gli insegnanti sono responsabili dei contenuti didattici trasmessi, anche quando le lezioni sono condotte da personale esterno. Inoltre, le scuole sono tenute a informare i genitori in anticipo, per iscritto o oralmente, sulla natura, sulle modalità di attuazione e sugli obiettivi delle lezioni di educazione sessuale.

Coinvolgere le direzioni scolastiche
L’avvocata Burger spera quindi che «la decisione della camera dei ricorsi penali, unitamente alla presa di posizione del Consiglio di Stato, contribuisca a fare in modo che in futuro le direzioni scolastiche informino in tempo utile i genitori sui contenuti e i materiali impiegati nelle lezioni». Ai genitori si consiglia di partecipare agli eventi o alle riunioni informative e porre domande critiche. Qualora vi siano elementi che facciano ritenere che i contenuti non poggino su basi scientifiche o non siano trasmessi tenendo conto dell’età dei destinatari, occorre intervenire senza indugio presso la direzione scolastica o il Consiglio comunale. Agli allievi deve essere comunicato chiaramente e in anticipo che sono liberi di lasciare l’aula se non si sentono a loro agio.

Ad ogni buon conto, «quando all’orizzonte si profila la possibilità di dover giustificare le proprie azioni, l’esperienza insegna che l’agire si fa più circospetto.»

Immagine: ahsga.ch

Imperdonabile: Aiuto AIDS di San Gallo - Appenzello pubblicizza
sulla sua homepage il controverso opuscolo porno «HEY YOU»

Iniziativa di protezione come punto di contatto
Il caso di Bütschwil mostra che vale la pena opporsi e far valere i propri diritti. Non si deve lasciare campo libero alle scuole e ai propagandisti di organizzazioni esterne.

Notiamo con un certo disappunto che il Consiglio di Stato sangallese evita completamente di esprimersi su questioni quali la conformità del piano didattico o l’adeguatezza all’età di contenuti quali la maternità surrogata, il consumo di materiale pornografico o le dimensioni di un preservativo a bambini dai dieci agli undici anni. In tal modo il Consiglio di Stato dà a intendere, da una parte, di non voler limitare l’autonomia decisionale della scuola, dall’altra, però, di trascurare il proprio dovere di diligenza nei confronti degli allievi.

Restiamo vigili e segnaliamo i contenuti inappropriati. L‘Associazione Iniziativa di protezione funge anche da punto di contatto offrendo aiuto alle persone coinvolte: Tel. 061 702 01 00, info@iniziativa-di-protezione.ch

Immagine: IA generato

Raccomandazione: proteggete i vostri figli, anche chiamando la polizia, se necessario!

Il pretesto della prevenzione contro gli abusi serve ora a portare sulla strada «arcobaleno» persino i più piccoli. In una lettera aperta, l’Associazione Iniziativa di protezione chiede al Consiglio di Stato vallesano di porre fine al condizionamento ideologico dei bambini nelle scuole dell’infanzia.

Nel servizio di circa cinque minuti realizzato dalla rete televi siva locale Canal 9, l’educazione sessuale destinata alle scuole dell’infanzia sembra innocua e sensata. L’ educatrice sessuale Viviane Probst dice di spiegare ai bambini che i loro corpi appartengono a loro, che hanno dei diritti, che agli adulti non è consentito guardare e men che meno toccare i loro genitali. Ai bambini si spiega che vi sono anche eccezioni, come quando si va dal dottore o hanno bisogno di aiuto per andare in bagno.

La rete televisiva si schiera dalla parte dell’educatrice ses suale, che si sposta con una «valigia arcobaleno» che sem bra fatta apposta per pubblicizzarne gli ideali. «Insegnare alla scuola dell’infanzia con un approccio ludico garantisce una protezione più efficace dei più piccoli», dice una voce fuori campo, riassumendo il servizio. In fondo, chi è contra rio a proteggere i bambini dagli abusi?

Cavallo di troia per l’ideologia transgender

Ma questa «educazione sessuale» per i piccoli in età presco lastica non è affatto oggettiva e neutrale come si vuole far credere. Al contrario, costituisce un’espediente per diffon dere contenuti ideologici gender e transgender (LGBTIQ), come lo mostrano ricerche svolte dall’Associazione Iniziativa di protezione.

Le lezioni sono svolte da cosiddetti centri di consulenza SIPE1, che prosperano grazie ad appalti pubblici e sovvenzioni milio narie elargite dal cantone. A livello nazionale, i centri SIPE sono membri di Salute Sessuale Svizzera. Sul piano internazio nale, dicono di condividere «i valori della International Plan ned Parenthood Federation, che difende il diritto alla salute sessuale e riproduttiva di tutti». Si rifanno inoltre all’Organiz zazione Mondiale della Sanità, che promuove i diritti sessuali a partire dalla nascita e chiede l’educazione sessuale a partire da 0 anni.

L’apparentemente neutrale educatrice sessuale Probst, ha scritto il suo lavoro di diploma «Libri per bambini e LGBTIQ*» presso la nota organizzazione lobbista Salute Sessuale Sviz zera. Il suo lavoro di diploma intende «esemplificare come si possa trattare la tematica LGBTIQ nei libri».

In viaggio con la «valigia arcobaleno»

Nel suo lavoro, Probst dichiara di considerare obiettivi deside rabili, per i bambini a partire da 0 anni, assurdità come il con siderarli esseri sessuali, educarli sessualmente (che e compito dei genitori) e instillare loro l’ideologia LGBTIQ. Del resto, ritiene la sua tesi «utile per approcciare le esigenze degli inse gnanti nell’affrontare temi LGBTIQ e offrire loro spunti concreti». Tutto questo ha portato a ciò che rappresenta il «prodotto finale del progetto»: la valigia arcobaleno.

Una prevenzione contro gli abusi, dunque, con uno stretto le game ideologico.

L’obiettivo, evidentemente, è quello di inculcare contenuti LGBTIQ già ai più piccoli, senza considerare le possibili conseguenze: bambini sessualmente insicuri e con danni psicologici.

Immagine: redazione AIP

Poco dopo la sua introduzione e in seguito alle forti critiche sollevate, la sex box basilese (vedi «Sexbox», 2011) venne «edulcorata» nei suoi contenuti e non più impiegata nella forma inizialmente prevista. Ci pensa ora la nuova «valigia arcobaleno» a ripristinarla, magari in peggio?

Richieste al Consiglio di Stato

Il Canton Vallese ignora o nasconde bellamente questi fatti quando caldeggia l’amministrazione di queste «lezioni di edu cazione sessuale anche ai più piccoli». La decisione finale viene demandata ai comuni. Lötschental, Goms, Brig e Naters già si avvalgono dell’offerta SIPE, e l’anno prossimo vuole farvi ricorso pure il comune di Visp.

L’Associazione Iniziativa di protezione vuole un cambiamento di rotta. In una lettera aperta al Consiglio di Stato vallesano richiamiamo questi discutibili retroscena e chiediamo ai re sponsabili politici di confermare per iscritto che le lezioni non sfruttino il pretesto della «prevenzione contro gli abusi» per
trasmettere contenuti LGBTIQ.

1 L’abbreviazione SIPE sta per sessualità, informazione, prevenzione e educazione. Si tratta di una rete di centri di consulenza del Canton Vallese.

Foto fornita

Heinz Herzog,
Granconsigliere UDF, Thal SG

Secondo Bettina Surber, Granconsigliera PS e direttrice del Dipartimento della pubblica educazione del Canton San Gallo, i docenti devono adattare l’educazione sessuale «alla fase di sviluppo e all’età di allieve e allievi.»1 Ciò che in teoria sembra ragionevole, nella realtà si presenta sotto tutt’altra veste. Ecco cosa ne pensa il Granconsigliere UDF Heinz Herzog.

INIZIATIVA DI PROTEZIONE – ATTUALITÀ: Nella scuola elementare di Bütschwil-Ganterschwil (SG), l’educazione sessuale è finita al centro delle critiche. Cos’è successo?

Granconsigliere Heinz Herzog: La scuola in questione ha delegato le lezioni di educazione sessuale della quinta elementare ad Aids-Hilfe St. Gallen-Appenzell (Aiuto Aids San GalloAppenzello). Una signora dichiaratamente lesbica ha svolto una lezione di educazione sessuale in una classe di quinta elementare composta di allievi di 10 anni, mostrando loro una vagina e un pene di gommapiuma e invitandoli poi a toccare il preservativo applicato sul modello di pene, il tutto in assenza della docente titolare. E non è tutto: ha pure attirato la loro attenzione su pagine con contenuti pornografici, dicendo ad allieve ad allievi che a partire da una certa età non c’era nulla di male a fruirne.

INIZIATIVA DI PROTEZIONE – ATTUALITÀ: Cosa ne pensa di questa forma di «educazione sessuale»?

Granconsigliere Heinz Herzog: Siamo di fronte a una palese violazione dei diritti dei genitori. La responsabilità educativa compete ai genitori. Non esiste un diritto della scuola (e il piano educativo, del resto, nemmeno lo prevede) a dispensare una forma di educazione indottrinante come questa, pervasa di ideologia gender, oltretutto a persone così giovani. Così si condizionano ragazze e ragazzi creando insicurezze.

INIZIATIVA DI PROTEZIONE – ATTUALITÀ: Lei ha presentato un’interpellanza al parlamento cantonale. Cosa si aspetta da questa sua iniziativa?

Granconsigliere Heinz Herzog: Ho presentato l’interpellanza in questione insieme alla Granconsigliera UDC Esther Granitzer e una ventina di cofirmatari. L’obiettivo è semplice: fare in modo che il sistema educativo adempia alla sua missione educativa nei confronti dei giovani. L’educazione sessuale deve mirare a rafforzare la personalità di bambini e adolescenti e le loro domande dovrebbero ricevere risposte consone alla loro età. Per quanto riguarda le diverse funzioni corporee di uomo e donna dal punto di vista biologico, queste dovrebbero essere spiegate senza colorazioni ideologiche. In ultima analisi, la scuola non deve mettere in discussione il diritto dei genitori di educare i bambini in sintonia con i loro valori e la loro fede. Vogliamo perciò sensibilizzare i politici su temi come questi e chiedere che siano banditi dalle scuole del cantone «educatori sessuali esterni» attivi presso istituzioni dall’impronta ideologica.

1 Da una lettera inviata il 26 novembre 2025 all’Associazione Iniziativa di protezione.

Immagine: bern.ch

Guida bernese spiccatamente ideologica

Nell‘amministrazione cittadina di Berna spuntano germogli insoliti

Andrea Geissbühler
Ex-Consigliera nazionale,
Bäriswil (BE)

Come neoeletta Granconsigliera del Canton Berna, sono lieta di poter di nuovo raccontare quanto accade nella nostra capitale federale.

La città di Berna, che conta suppergiù 135’000 abitanti, si permette un apparato amministrativo decisamente di peso: le oltre 4500 persone che impiega lavorano infatti non per il governo federale, bensì unicamente per la città. Negli uffici di un palazzo sito in Effingerstrasse 21, di recente riattato per 2,6 milioni di franchi, ha da poco traslocato una piccola sezione dal nome «Berna città della cultura». Vi lavorano una ventina di persone, incaricate della gestione di istituzioni quali, fra le altre, il Museo storico di Berna o la Reithalle (il maneggio), che a Berna continua a incassare sostegni statali nonostante il caos organizzato che lo circonda.

Parlando di cultura, avreste mai pensato a «diversità e inclusione»? Io, francamente, no, ma i promotori della cultura della città di Berna sì. A febbraio di quest’anno, è infatti apparsa una loro guida di 22 pagine per la «promozione della cultura orientata alla diversità destinata a sponsor pubblici e privati», intitolata «Promuovere la diversità, rafforzare l’equità».

Personalmente, non ho nulla contro la diversità, anzi, è proprio la diversità a fare della Svizzera ciò che è e a caratterizzarne la cultura. Cosa sarebbe il nostro paese senza le nostre quattro regioni linguistiche e senza i tanti dialetti? Cosa sarebbe senza il Zibelemärit bernese, il Carnevale di Basilea o il Sechseläuten di Zurigo? Senza poi dimenticare tutte le persone che si sono trasferite da noi, in Svizzera, regalandoci, con il loro apporto culturale, prelibatezze come la pizza o il curry tailandese…

L’elenco potrebbe allungarsi a piacimento, perché di diversità, nel nostro paese, ce n’è davvero tanta, e io ne vado fiera.

Mi pare quindi alquanto discutibile promuovere la cultura in modo ideologico ricorrendo a una guida dal motto «promuovere la diversità, rafforzare l’equità».

Ad ogni buon conto, i nobili requisiti di diversità ed equità presi a prestito per la promozione culturale, in fondo non mi sembrano porre particolari problemi, visto che si rivolgono ad adulti che possono sottrarsi a regolamentazioni motivate dal politicamente corretto a sostegno della causa della diversità.

Il mio sguardo diventa però molto più critico se simili requisiti di equità e diversità entrano nelle scuole del cantone e dei comuni.

I bambini e gli adolescenti che seguono lezioni scolastiche obbligatorie non possono sottrarsi ad indottrinamenti di stampo ideologico. Gli «evangelisti dell’equità e della diversità» sono pertanto gentilmente invitati a girare al largo dalle nostre scuole.

Se dunque vi capita di assistere allo sbocciare di insoliti germogli che lasciano intravvedere la presenza di ideologie inopportune nella scuola frequentata dai vostri figli, non esitate a segnalarli alla segreteria della nostra associazione (telefono 061 702 01 00 / www.iniziativa-di-protezione.ch). Ve ne saremmo davvero grati.

Ex CN Andrea Geissbühler,
Granconsigliera Canton Berna, insegnante di scuola
dell’infanzia, agente di polizia, presidente dell’Associazione
Iniziativa di protezione, Bäriswil (BE)