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Abuso a causa di un libro illustrato

Un libro illustrato zeppo di contenuti ideologici per «i più piccoli» disponibile presso un asilo nido svizzero mostra immagini a sfondo pedo-pornografico e incita all’esplorazione reciproca delle parti intime. Prontamente si verifica un abuso. La madre del bimbo sporge denuncia. Il commento della pedagogista prof.ssa Karla Etschenberg sul libro illustrato: «Rappresentazioni del genere piacciono soprattutto ai pedofili!»

Il libro di cui stiamo parlando si intitola «Wuschelkopf und Pupspopo» (in italiano più o meno «Testolina spettinata e sederino scorreggino») e ha come sottotitolo: «Libro interattivo per i più piccoli a partire dai 18 mesi.» Interagire, in questo caso, significa guardare, esplorare e toccare corpi altrui. Il libro, destinato ai più piccoli, è molto esplicito, anche per ciò che riguarda le illustrazioni grafiche, condito com’è di immagini di bambini e adulti nudi e di svariati primi piani degli organi sessuali maschili e femminili.

La casa editrice viennese Achse elogia il libro, rimarcando che niente affascina di più i bambini nella prima infanzia del proprio corpo. Le parti del corpo umano e il loro nome sono rappresentati «in modo semplice, chiaro e adeguato alla realtà di oggi». Alette, cartoncino rigido e un linguaggio semplice danno vita a «un ottimo primo libro per tutti coloro che fanno volentieri a meno di termini antiquati e rappresentazioni etero-normative». Come se dei bambini in tenera età avessero le idee chiare sulla natura sessuale di uomo e donna e, conoscendo perfettamente il significato di «etero-normativo», volessero sbarazzarsi di quel modello.

Il libro mostra, tra le altre cose, una ragazza di colore nuda che fissa ad occhi spalancati l’organo genitale, – un pene! – che fa capolino fra le gambe spalancate di un’altra ragazza.

Denuncia per abuso all’asilo nido

Già a questo punto pare evidente quanto quest’opera in realtà rappresenti una proiezione e costituisca di fatto uno strumento ideologico: gli adulti «non etero-normativi», infatti, hanno tutto l’interesse a introdurre quanto prima i bambini – meglio se già dalla prima infanzia – in un mondo sessualizzato e orientato al piacere.

Gli effetti non hanno tardato a manifestarsi: come riportano i media e proprio secondo le intenzioni dall’editore, l’interazione tanto propagandata è stata presa talmente sul serio da un bambino in un asilo nido di un cantone della Svizzera nord-occidentale da sfociare in un abuso su un altro piccolo ospite della struttura. La madre della vittima ha sporto denuncia presso il ministero pubblico competente.

Nella denuncia si legge che la madre ha osservato come il figlio di tre anni imitasse a casa «atti sessuali con, e su, un bambolotto di sesso maschile». Nella denuncia si legge inoltre che la madre è rimasta «molto sconvolta», poiché il bambino «mai prima di allora aveva manifestato un comportamento simile». Il figlio le avrebbe poi detto «di avere compiuto questi atti perché il giorno prima, all’asilo nido, vi sarebbe stato un atto sessuale tra lui e un bambino di quattro anni». Il bambino più grande, stando alla denuncia, avrebbe «preso in bocca e succhiato il pene del figlio della denunciante». Successivamente avrebbe detto che la cosa gli «piaceva».

Si deve presumere, si legge nella denuncia, che «il figlio della denunciante abbia subito l’abuso da parte del bambino più grande poiché quest’ultimo aveva visto l’atto rappresentato nel libro ‹Wuschelkopf und Pupspopo› e voleva imitarlo.

Il caso è scandaloso sotto diversi punti di vista: non solo un bambino di tre anni è stato vittima di un abuso sessuale in un asilo nido al quale era stato affidato, ma, stando alla denuncia, vi sarebbe pure un nesso causale tra la rappresentazione contenuta nel «libro interattivo» e l’abuso che questa avrebbe ispirato.

I pedofili gioiscono

Oltre alla gravità oggettiva dell’accaduto, in particolare per la vittima, la vicenda ha una dimensione ulteriore, quella legata al mondo della pedofilia e del «grooming» (la ricerca di contatto con bambini allo scopo di abusarne). «A chi si rivolgono queste rappresentazioni?» è la domanda che si pone la pedagogista prof.ssa Karla Etschenberg. La risposta: un effetto secondario non solo possibile, bensì certo che producono simili rappresentazioni, è il piacere che procurano « a pedofili nonché ad adolescenti e adulti con inclinazioni pedosessuali».

Più avanti, la prof.ssa Etschenberg chiarisce che l’aspetto più problematico di simili rappresentazioni è che permettono «di instaurare contatti con i bambini senza destare sospetti». «Cosa si presta meglio del grooming che cresce fino a trasformarsi in abuso non violento se non un mezzo didattico per bambini in età prescolare legittimato pedagogicamente che l’amico della madre, lo zio generoso, la vicina amante dei bambini o il tirocinante porta in regalo o piglia dallo scaffale per guardarlo insieme con il bambino?»

Per alcune rappresentazioni contenute in «Wuschelkopf und Pupspopo» potrebbe persino configurarsi il reato di «posing», ovvero la divulgazione di rappresentazioni sessualizzate di bambini e adolescenti in posizioni naturali, talvolta realizzate anche con foto di bambini nudi. Il Codice penale chiarisce che la raffigurazione di bambini in pose innaturali e sessualmente esplicite è considerata pornografia infantile.

Eliminiamo queste macchinazioni dagli asili nido e dalle scuole!

Riguardo a «Wuschelkopf und Pupspopo», Etschenberg si chiede: «Le rappresentazioni qui riportate a titolo esemplificativo non mostrano forse chiaramente le caratteristiche del posing? Consideriamo forse naturale la posa di un bambino che compie un salto a gambe divaricate per vedere i propri genitali allo specchio, mostrandoli così anche al lettore?»

L’Associazione Iniziativa di protezione è sconcertata per l’impostazione e gli intendimenti di questo libro scandaloso ed esprime solidarietà nei confronti della presunta piccolo vittima di appena tre anni. L’Associazione Iniziativa di protezione fa luce sui retroscena, informa l’opinione pubblica e sostiene i genitori coinvolti ed è risoluta nell’affermare che simili perverse macchinazioni devono assolutamente starsene alla larga dagli asili nido e dalla scuola!

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La rivendicazione di un politico tedesco: «Si proibisca la pedagogia sessuale negli asili nido!»

In un rimarchevole discorso un politico tedesco esponente dell’AfD è intervenuto a proposito di un grosso scandalo di abusi sessuali prodottosi nella pittoresca città di Lünen, nel Nordreno-Vestfalia, parlando del legame fra sessualizzazione precoce e abusi sessuali. L’Associazione Iniziativa di protezione nutre la speranza che un analogo atteggiamento critico nei confronti della sessualizzazione precoce faccia presto breccia anche nei parlamenti cantonali svizzeri.

Il 7 luglio 2025, il sindaco Kleine-Frauns della città tedesca di Lünen annuncia che non si sarebbe più candidato a seguito dello scandalo di abusi che ha travolto il suo vice di lunga data Daniel Wolski, presidente dei giovani socialisti della SPD (Jusos), reo di avere abusato sessualmente di minori, anche pagandoli. Wolski adescava adolescenti via chat al fine di ottenere immagini di nudo e rapporti sessuali. Sui suoi supporti digitali erano stati rinvenuti foto e video pornografici di bambini e adolescenti. Dopo una completa confessione, il 14 maggio 2024 Wolski era stato condannato a tre anni e mezzo di reclusione.

Sessualizzazione precoce e abuso sessuale

Il deputato Zacharias Schalley reagisce all’arresto del vice sindaco dell’SPD con un incisivo discorso1 al Landtag del Nordreno-Vestfalia, accusando la SPD di «perseguire da anni una politica che asseconda questi animali» aggiungendo che «la sessualizzazione precoce è divenuta una dottrina di stato». Critica anche gli standard dell’OMS, che definiscono i bebè «esseri sessuali» che «dovrebbero masturbarsi già in tenera età». Negli asili nido verrebbero introdotti «concetti sessuali anomali», tra l’altro con l’allestimento di «spazi per i giochi del dottore», dove avverrebbero persino «pratiche orali sugli organi genitali».

Stando a Schalley, a Burscheid, nel Nordreno-Vestfalia, sarebbero state distribuite «tabelle dei toccamenti» sulle quali i bambini dovrebbero indicare dove e da chi vogliono essere «toccati nelle parti intime».

«Sradicate gli standard dell’OMS!»

I bambini potevano anche crociare una casella per indicare se volevano essere toccati dall’educatore o dallo zio sul «pene o la vagina». Considera peraltro irrealistica l’affermazione secondo la quale i bambini, a tutti gli effetti facilmente manipolabili, potrebbero dire «no». Fa poi riferimento a una citazione dell’ex cancelliere tedesco SPD Olaf Scholz sul fatto di «conquistare la sovranità sull’educazione dei bambini già dalla culla».

Il deputato Schalley critica fortemente gli attivisti trans che organizzano incontri di lettura per bambini con drag queen. «Se i bambini imparano in un libro per bambini gender che è bello provare ‹del formicolio nella vulva›, il bambino troverà poi molto difficile resistere ad un abuso.

«smettere di assecondare le cerchie pedofile»

Alla fine del suo discorso, Schalley invita i deputati dell’SPD e tutti gli altri politici a «porre fine a questo andazzo malato» e a «smettere di assecondare le cerchie pedofile», terminando infine con un appello: «Sradicate gli standard dell’OMS, vietate la pedagogia sessuale negli asili nido e fermate la propaganda trans».

1 Discorso: trovate qui il video del forte intervento (in tedesco): www.schutzinitiative.ch/medien/videos/

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Il granconsigliere lucernese Stephan Dahinden (UDC) sta animando il dibattito sull’educazione sessuale nelle scuole del cantone. Con il postulato P 447, chiede insieme a 29 colleghe e colleghi che i fornitori di prestazioni esterni vengano esclusi da attività che trattano l’orientamento sessuale. L’Associazione Iniziativa di protezione ha parlato con Dahinden.

All’origine del postulato, sostenuto anche da esponenti del Centro e del PLR, vi sono le rimostranze di numerosi genitori in diversi comuni lucernesi. Questi ultimi si sono rivolti ai loro rappresentanti politici, riferendo il turbamento e l’inquietudine manifestati dai figli dopo le lezioni di educazione sessuale. Ad irritare alcune famiglie sono stati, in particolare, temi quali l’orientamento sessuale e l’identità di genere. I genitori chiedono più moderazione e di essere maggiormente coinvolti.

Stephan Dahinden
Granconsigliere
Canton Lucerna

Il postulato chiede al Consiglio di Stato di modificare le basi legali nel settore dell’insegnamento e della politica educativa, affinché, in linea di principio, siano esclusi i fornitori esterni dalle attività legate a temi come l’orientamento sessuale nelle scuole pubbliche. Vi sarebbe, infatti, il rischio di trasmissione di contenuti ideologizzati che non rispettano il Piano di studi 21 e non tengono conto della pluralità della società.

Fra le motivazioni addotte, inoltre, il fatto che i fornitori di servizi esterni spesso mancherebbero delle necessarie qualifiche pedagogiche e didattiche.

Contenuti relativi all’identità di genere e orientamenti LGBTQ+ dovrebbero essere esplicitamente esclusi, chiede il postulato. La scuola pubblica non ha il compito di influenzare allieve ed allievi in relazione alle identità LGBTQ+. I bambini dovrebbero poter crescere in un ambiente protetto, libero da pressioni sociali che li inducano a identificarsi prematuramente secondo appartenenze di genere o sessuali. Simili decisioni rientrano nella sfera privata.

Stiamo a vedere se il postulato sarà accolto dal Gran Consiglio. Quel che è certo, è che nel Canton Lucerna si è riaperto il dibattito sull’educazione sessuale nelle scuole. Prevediamo … che farà scuola.

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Lobbismo in Parlamento per la protezione dell’infanzia?

Andrea Geissbühler
Ex-Consigliera nazionale, Bäriswil (BE)

Nella sessione estiva appena conclusa sono stati affrontati temi impegnativi. Anche se non siedo più in Parlamento, ho seguito con interesse i numerosi temi dibattuti dalle mie ex colleghe ed ex colleghi durante le tre settimane della sessione estiva. Da sempre, il lobbismo in Parlamento ha avuto unruolo di primo piano. È così anche per la protezione dei bambini e degli adolescenti?

Fra i temi dibattuti dal Consiglio nazionale vi sono l’iniziativa SSR e la questione della riduzione del canone radiotelevisivo dagli attuali 335 a 200 franchi. Il denaro è stato il tema centrale anche del dibattito sull’esercito e del relativo messaggio con cui il Consiglio federale chiedeva al Parlamento l’approvazione dell’acquisto di armamenti per un valore di 1,7 miliardi di franchi. Anche riguardo alle modalità di attuazione della tredicesima AVS, a tenere banco è stata la questione del finanziamento, che prevede tra l’altro l’aumento dell’IVA, visto che il primo versamento a dicembre 2026 è cosa fatta.

Lontano dai riflettori e dall’attenzione del grande pubblico, ma con un’importanza tutt’altro che secondaria, c’è il lavoro di informazione rivolto ai parlamentari sugli affari correnti e sui temi promossi dai diversi gruppi di interesse. Un’attività comunemente nota come «lobbismo». Fa parte del parlamento di milizia: del resto, i migliori «lobbisti» sono i parlamentari stessi, trovandosi essi nella posizione ideale per portare direttamente all’attenzione del Parlamento gli interessi delle proprie elettrici e dei propri elettori. I temi cari alla nostra Associazione Iniziativa di protezione, che oggi ho l’onore di presiedere, sono sempre stati importanti per me. Anche durante la recente sessione estiva, la nostra associazione si è impegnata attivamente, discutendo con consigliere e consiglieri nazionali il tema dell’educazione sessuale.

Come noto, l’Associazione Iniziativa di protezione non ha nulla contro un’educazione sessuale consona all’età a partire dagli 11 anni. Al di sotto di questa soglia, tuttavia, dovrebbe essere consentita soltanto un’educazione preventiva, di carattere biologico, affidata al docente oppure alla classica «polizia di paese». Parimenti centrale nell’approccio che proponiamo é l’informazione preventiva ai genitori. Ci opponiamo però fermamente alla cosiddetta «educazione sessuale olistica» proposta dall’OMS, che espone bambini e adolescenti a un’educazione sessuale non consona all’età e il cui solo intento è di trasformarli quanto prima in «esseri sessuali». Le mie ex colleghe e i miei ex colleghi sono in chiaro sulla differenza?

Per fare chiarezza e sensibilizzare alcuni parlamentari scelti sul tema dell’educazione sessuale consona all’età, durante l’ultima sessione una delegazione dell’Associazione Iniziativa di protezione ha trascorso una giornata intera in Parlamento. L’obiettivo era mostrare il lavoro che svolge l’Associazione Iniziativa di protezione a tutela dei nostri figli attraverso colloqui diretti con i parlamentari e facendo capo a esempi concreti per persuaderli. Affinché temi quali «identità sessuale» o «salute sessuale» non vengano imposti già nella scuola dell’infanzia a bambini e bambine la cui preoccupazione principale dovrebbe essere quelle di giocare.

Il risultato è certamente lusinghiero: sono stati condotti colloqui personali sul tema dell’educazione sessuale con 17 parlamentari ed è stato riscontrato un ampio accordo rispetto alle nostre posizioni. Un successo pieno, che ci proponiamo di replicare alla prossima occasione.

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Ex consigliera nazionale Andrea Geissbühler,
Docente di scuola dell’infanzia, agente di polizia, Bäriswil (BE)
Presidente Associazione Iniziativa di protezione
Foto fornita

L’assemblea annuale dei soci 2025

Sabato 28 giugno ha avuto luogo a Olten la riunione annuale dell’Associazione Iniziativa di protezione. Le circa 100 persone presenti, fra soci e interessati, e le numerose occasioni di incontro scaturite durante l’evento, ne hanno sancito il pieno successo. Il momento clou della giornata è indubbiamente stato la conferenza del Prof. Dr. med. Paul Cullen, di Münster (Germania), dal titolo: «Verso l’Uomo perfetto o la macchina con il transumanesimo?».

Il transumanesimo

Il termine «transumanesimo» deriva dalle parole latine «trans», cioè «oltre» in italiano, e «humanus», «umano». Questa ideologia filosofica sostiene l’idea che con l’aiuto del progresso tecnologico la specie umana possa compensare le imperfezioni, migliorare le capacità ed espandere e superare i limiti che la natura impone all’uomo. I sostenitori del transumanesimo mirano a una nuova era tecnologizzata in cui «l’uomo nuovo» vince la morte e vive in eterno. Ciò che a prima vista ha l’aria di un film di fantascienza con Arnold Schwarzenegger, sembra convincere sempre più persone, viste le possibilità senza precedenti offerte dalle moderne tecnologie nel campo dell’intelligenza artificiale, della robotica, della nanotecnologia e della genetica.

Transumanesimo e transgender

Sotto molti aspetti, il transumanesimo è paragonabile all’ideologia transgender, visto che entrambi i movimenti si fondano sulla negazione di una realtà data, sul desiderio di superare i limiti imposti dalla natura e sull’uso del sentire soggettivo – o di obiettivi soggettivi – quale criterio di valutazione della realtà oggettiva. Questo perché, laddove il transumanista aspira a sconfiggere la morte, il transgender mira a superare i confini del genere biologico.

La signora Christen dopo la detransizione

Incontro con Janick Christen

La nostra assemblea annuale ci ha pure offerto l’occasione di dare il benvenuto a un’ospite molto speciale: Janick Christen. Dopo essere stata una delle prime persone in Svizzera a intraprendere una transizione prima ormonale e poi chirurgica, ha vissuto gran parte della sua vita come uomo. Si è poi pentita di questa scelta e ha cercato di invertire quanto più possibile i cambiamenti fatti a suo tempo. Janick Christen ha risposto ad alcune domande di «Iniziativa di protezione – Attualità»:

Può dirci qualcosa sulla sua ricerca dell’identità di genere?

Janick Christen: Avevo una percezione distorta di me stessa, perché pensavo di essere un ragazzo. La mia gioventù è stata molto difficile e segnata da un tentativo di suicidio, un ricovero in un ospedale psichiatrico e quattro anni di collocamento presso una famiglia affidataria. Ho sentito parlare per la prima volta di transessualità guardando un programma televisivo. Avevo 17 anni. Avevo tentato di accettare la mia femminilità, ma senza successo. A 21 anni ho iniziato la transizione e all’età di 24 anni mi sono sottoposta a un intervento chirurgico. Il mio nuovo nome era Franck. Ero sollevata e felice di sposare la donna che sarebbe poi stata al mio fianco per più di undici anni.

Un giorno, quando eravamo in Canada, ho sentito risuonare forte nel mio cuore questa promessa: «Se ti fidi di me, ti restituirò la tua identità originale.» Sapevo che era stato il Creatore a parlarmi. Non avevo alcuna intenzione di cambiare nuovamente sesso, ma sapevo con certezza che era la cosa migliore per me. Riluttante all’inizio, dopo il divorzio decisi di iniziare la detransizione. Fu una vera prova, ma oggi sono completamente a mio agio con la mia ritrovata identità di donna.

Basilea città persegue un approccio trans-affermativo, cioè un approccio che afferma incondizionatamente il desiderio dei minori di cambiare sesso. Cosa pensa di questo sviluppo?

Janick Christen: Sappiamo che l’adolescenza è spesso un momento delicato, soprattutto per quanto riguarda la ricerca della propria identità. Incoraggiare e facilitare una transizione di genere, significa aprire la porta a una vita distrutta da scelte irreversibili. Lo ripeto: quando una persona cambia sesso, la maggior parte degli interventi effettuati non è reversibile. Ecco perché trovo terribile che oggi i passi proposti siano così rapidi e invadenti. Spesso non viene offerta nemmeno un’assistenza psicologica adeguata, che accompagni i giovani in un percorso di riconciliazione e accettazione della propria identità di genere. Tutto è rivolto alla transizione. Tuttavia, una volta avviato il processo, per un o una giovane particolarmente vulnerabile diventa molto difficile uscirne, ammettere di essersi sbagliati, soprattutto sul piano sociale.

Cosa pensa dell’opuscolo di Basilea città?

Janick Christen: Questo opuscolo si propone di proteggere gli adolescenti che vivono un conflitto interiore di identità di genere. Mi colpisce, tuttavia, che vengano presentate come misure protettive terapie ormonali e interventi chirurgici che comportano mutilazioni. L’opuscolo afferma che l’identità di genere è un processo che può manifestarsi in momenti molto diversi nella vita. Ciò dimostra che decisioni che hanno conseguenze irreversibili non devono mai essere affrettate. Al personale docente si chiede di porsi domande del tipo: «Come reagisco quando un ragazzo viene a scuola vestito da donna, e perché?» Non dovrebbe un insegnante porsi piuttosto domande sulle proprie competenze didattiche e le possibili strategie per promuovere l’apprendimento? Penso anche a tutti quei bambini che, pur essendo sereni, vengono comunque confrontati con questi temi a scuola. A loro viene chiesto di riconoscere un compagno di classe come appartenente a un altro sesso, nonostante la verità biologica sia palesemente un’altra. Li si forza a pensare in modo distorto. Come ritenere che tutto ciò non generi in loro turbamento? Non si tratta forse di un abuso? Per quanto riguarda spogliatoi e docce, la raccomandazione è di permettere a questi ragazzi di cambiarsi e farsi la doccia nello spogliatoio del sesso nel quale si identificano. Mi pare un atto di violenza nei confronti degli altri ragazzi o ragazze.

Fra le raccomandazioni contenute nell’opuscolo basilese vi è quella di avviare il processo di transizione sociale a scuola il più rapidamente possibile, senza necessariamente coinvolgere i genitori. Un’altra raccomandazione è quella di contattare l’Autorità di protezione dei minori e degli adulti (APMA) se i genitori si oppongono alla transizione sociale dei loro figli a scuola. Cosa pensa di questa crescente ingerenza dello Stato nei confronti dei genitori?

Janick Christen: Ritengo che si tratti di un’evoluzione sbagliata, estremamente pericolosa e preoccupante. Molti dei problemi di identità sono riconducibili a difficoltà che sorgono all’interno della famiglia. Si dovrebbe intervenire a questo livello, aiutando i genitori a farsi valere nelle loro competenze e ruoli, affinché diventino modelli di riferimento forti, a cui i loro figli possano ispirarsi. Scegliendo di «proteggere» i bambini dal loro contesto familiare, lo stato mette in discussione la competenza dei genitori. Come possono svolgere il loro ruolo se lo stato interferisce nello sviluppo dei loro figli?

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Issare la bandiera arcobaleno sugli edifici pubblici non è una questione marginale, poiché colpisce lo stato di diritto «nella sua essenza», afferma l’ex presidente dell’Ufficio federale tedesco per la protezione della Costituzione Hans Georg Maassen. Si profila all’orizzonte la minaccia di un nuovo socialismo «woke», mentre cresce al contempo l’opposizione a livello internazionale. L’Associazione Iniziativa di protezione invita i lettori e i suoi membri a documentare e segnalare quando lo Stato espone questa bandiera.

È stato uno degli ultimi atti ufficiali dell’allora ministra dell’interno tedesca Nancy Faeser: da metà aprile 2025, è permesso esporre sugli edifici della Repubblica federale di Germania sia la bandiera tedesca che quella arcobaleno. Feroci le discussioni scaturite, sconfinate anche in Svizzera. Sulla Weltwoche, l’ex presidente dell’Ufficio per la protezione della Costituzione esprime una severa critica di principio nei confronti dell’azione intrapresa dallo Stato tedesco.

Il decreto issabandiera di Faeser non è una questione marginale sulla quale sorvolare con un’alzata di spalle, sottolinea Maassen, poiché «colpisce l’essenza dello stato di diritto democratico». Le azioni di uno Stato dovrebbero infatti essere «imparziali e rispettare lo stato di diritto».

«La bandiera arcobaleno non è una ‹bandiera politicamente innocente›, ma è divenuta il simbolo di una fanatica ideologia ‹woke›.»

Simbolo di una fanatica ideologia woke

Ma è proprio qui che sta il problema. «Esporre bandiere o simboli di partiti, sindacati o movimenti privati è incompatibile con il principio di neutralità dello Stato, Stato che altrimenti darebbe l’impressione di rappresentare gli interessi di un partito politico o di un’ideologia, escludendo chi non vi si riconosce», scrive Maassen.

La bandiera arcobaleno non è una «bandiera politicamente innocente», ma è divenuta il simbolo di un’ideologia «woke» radicale (vedi riquadro), che mira a trasformare la democrazia liberale in una sorta di nuovo socialismo, in cui politici «illuminati» dettano ai cittadini non ancora «woke» le regole di vita.

«Questa pericolosa ideologia gender e transgender è promossa anche dall’Unione europea nella persona dalla Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen.»

Perciò, secondo Maassen: «Uno Stato che espone la bandiera di un’ideologia sui propri edifici ufficiali prende posizione a favore di essa, escludendo simbolicamente i cittadini che la rifiutano.»

Questa pericolosa ideologia gender e transgender è promossa non solo dallo Stato tedesco, ma anche dall’Unione europea, nella persona dalla Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen.

Ideologia woke

L’ideologia woke è una corrente di pensiero dottrinaria che mira a controllare il discorso pubblico. In concreto, termini e concetti di uso comune sono reinterpretati in chiave ideologica, producendo anche divieti linguistici. Le persone «woke» abbracciano un’ideologia dai tratti comunisti, che riduce i rapporti sociali a una dicotomia tra oppressori e oppressi. Porta d’ingresso dell’indottrinamento woke sono, ad esempio, temi come l’antirazzismo o il gender. Chi si oppone a questa rivoluzione woke, difende alti valori democratici quali la libertà di fede e di opinione (Gerfried Ambrosch, NZZ).

L’obiettivo: sotto le spoglie della «antidiscriminazione» e della rivendicazione di «giustizia sociale», il nostro ordine sociale liberale, basato sui valori della civiltà cristiana-occidentale, andrebbe combattuto a tutti i livelli per essere sostituito da un’utopia socialista.

Hans-Georg Maassen,
ex presidente dell’Ufficio federale per la protezione della Costituzione

Le persone «woke» abbracciano un’ideologia dai tratti comunisti.

Ritorno allo stato di diritto e alla ragione

Ad ogni buon conto, proprio la collega di partito di von der Leyen (CDU) Julia Klöckner, attuale presidente del Bundestag, ha vietato l’esposizione della bandiera arcobaleno sull’edificio del Reichstag in occasione del Christopher Street Day. Lo Stato deve «rimanere politicamente neutrale», è quanto scrive anche la «Neue Zürcher Zeitung». Solo così è possibile garantire la libertà.

Appello ai nostri lettori!

Avete visto una bandiera arcobaleno sventolare dai pennoni di un edificio ufficiale del comune, del cantone o della confederazione? Vi preghiamo di scattare una foto e inviarcela, indicando data e luogo. L’Associazione Iniziativa di protezione raccoglie e documenta questi casi, riservandosi il diritto di intraprendere azioni legali per proteggere lo Stato di diritto e in particolare i bambini.

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Nella sua homepage, il Dipartimento dell’educazione del Cantone di Basilea Città cita fra i suoi compiti «la promozione della gioventù e delle famiglie e la protezione di bambini e adolescenti». Non la vede allo stesso modo la Prof.ssa Dr. Karla Etschenberg (Colonia, DE) che, dopo averla analizzata, ritiene la guida «Trans macht Schule» (Trans fa scuola) emanata dal dipartimento di educazione del cantone manipolativa e dannosa per il benessere dei bambini. E mette in guardia pedagogisti e genitori dai rischi della cosiddetta «transizione sociale»1 e dell’impiego prematuro dei bloccanti della pubertà.

Approfondendo il contenuto della guida intitolata «Trans macht Schule», appare chiaro che la lobby LGBTIQ+ globale ha ottenuto il permesso di accedere in modo esclusivo, ideologico e pervasivo ai bambini che frequentano gli asili nido e le scuole dell’infanzia ed elementari di Basilea.

Sulla guida educativa basilese «Trans macht Schule», «Iniziativa di protezione – Attualità» ha richiesto una perizia alla pedagogista liberale Karla Etschenberg.2

Avvertimento a pedagogisti e genitori
La Prof.ssa Etschenberg giunge alla conclusione che la guida basilese, schierandosi acriticamente dalla parte di coloro che chiedono senza riserve un approccio trans-affermativo nei confronti dei bambini, ha un effetto manipolativo su docenti e genitori. L’approccio proposto dalla guida conduce quasi inevitabilmente alla prescrizione di farmaci bloccanti della pubertà, nonostante le controversie e le oggettive riserve sul loro impiego. Questo aspetto viene completamente ignorato dalla guida, privando il lettore della possibilità di formarsi un’opinione autonoma e fondata, con l’aggravante della selezione estremamente unilaterale delle opere letterarie e dei materiali audiovisivi proposti.

La pedagogista Etschenberg critica in particolare l’approccio «radicalmente trans-affermativo» della guida. Un approccio affermativo al trattamento significa che «l’autovalutazione del bambino, che ritiene di trovarsi nel corpo sbagliato, non dovrebbe essere messa in discussione. La guida però non dice ai docenti che saranno vincolati a una metodologia controversa fra gli specialisti del settore». Inoltre, la guida non contiene «informazioni specialistiche
sul possibile percorso e sulle conseguenze sulla salute di una transizione definitiva» e nemmeno informazioni sulle ripercussioni derivanti da «anni di sostegno incondizionato a un comportamento trans nel bambino». L’elenco delle fonti cita «prevalentemente opere di sostenitori trans, favorevoli all’approccio transaffermativo nei confronti dei bambini», rileva infine Etschenberg.

Sempre secondo Etschenberg, la guida basilese «non prende in considerazione un accompagnamento psicoterapeutico aperto per quanto riguarda l’esito, privilegiando invece un orientamento manipolativo che incentiva l’uso dei bloccanti della pubertà». Sarebbero numerose le ragioni che spiegano il desiderio di un bambino o una bambina di cambiare sesso: alla base spesso vi sarebbe un problema di identità di genere associato a «carichi emotivi pregressi, autismo, ADHD, disturbi d’ansia o traumi».

Transizione sociale, farmacologica, chirurgica
Il punto di partenza è sempre la transizione sociale. L’allievo o l’allieva assume un nome di sesso opposto, e la scuola sostiene la scelta agendo di conseguenza, senza necessariamente informare i genitori. La Prof.ssa Etschenberg, a questo riguardo, cita l’opera «Hinter dem Regenbogen» (Dietro l’arcobaleno), dello psichiatra per adolescenti Dr. Med. Alexander Korte3: «Per esperienza, una volta compiuto il cambiamento dello stato civile e del nome di battesimo (la transizione sociale), aumenta la probabilità che la persona si senta obbligata a chiedere misure farmacologiche di allineamento di genere».

A questo punto entrano in gioco la somministrazione di bloccanti della pubertà e di ormoni sessuali, e, a seguire, la rimozione e ricostruzione chirurgica degli organi sessuali. La Prof.ssa Etschenberg si chiede: «Sono ammissibili simili forzature sui bambini a scuola?».

Sempre secondo Etschenberg, «a prescindere dalla dubbia eticità di interventi chirurgici su un corpo sano … destano preoccupazione sia gli effetti collaterali potenzialmente negativi dei bloccanti della pubertà … sia la mancanza di solidi studi scientifici di lungo termine».

Un percorso senza validazione scientifica
Etschenberg, del resto, dubita che un bambino sia in grado e abbia la volontà di valutare le conseguenze di un cambiamento così radicale, nonché i rischi ad esso associati (impatto negativo sulla densità ossea, necessità di un accompagnamento medico per molti anni, infertilità, anorgasmia). Queste preoccupazioni hanno portato a severe restrizioni sull’uso dei bloccanti della pubertà in alcune nazioni, tra cui Svezia, Gran Bretagna, Irlanda e Francia, imponendo l’obbligo di somministrarli nell’ambito di studi clinici».

Inoltre, la pedagogista Etschenberg si chiede se «un’autoritàabbia il diritto di emettere una guida su una procedura non validata scientificamente, ma di grande rilevanza a livello individuale e sociale e che travalica chiaramente il contest pedagogico-didattico e organizzativo della scuola». Sottolinea inoltre che questi «approcci al tema dei bambini trans pongono docenti e genitori di fronte a un dilemma nel momento in cui ne comprendono la portata e le conseguenze, generando conflitti di coscienza raramente riscontrabili in questa dimensione nella quotidianità scolastica.»

Se i genitori non accettano il desiderio del proprio figlio o della propria figlia di cambiare genere, la guida sottolinea che potrebbe essere coinvolta l’APMA (Autorità di protezione dei minori e degli adulti) e tolta l’autorità parentale ai genitori. In sostanza, lo stato minaccia i genitori refrattari di revocare loro l’autorità parentale.

1 Per «transizione sociale» si intende l’aspetto sociale del cambiamento di genere, ad esempio il cambio del nome, in particolare per le persone trans*, non binarie o che si identificano in un genere alternativo. Solitamente, questa fase precede interventi chirurgici di cambio del sesso.

2 Commento sulla guida «Trans macht Schule» redatto dalla Prof.ssa Dr. Karla Etschenberg, pedagogista (didattica della biologia, biologia umana, educazione alla salute), Colonia, 15 aprile 2025: www.iniziativa-di-protezione.ch/media/scaricamento/

3 Il dr. med. Alexander Korte, primario presso la clinica di psichiatria, psicosomatica e psicoterapia infantile e adolescenziale dell’Università Ludwig Maximilian di Monaco

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Senza di noi! Niente «educazione sessuale completa» per i nostri figli

Politici e attivisti di sinistra richiedono senza sosta che venga introdotta nelle scuole di tutti i cantoni la cosiddetta educazione sessuale «olistica» o «completa». Motivo: l’educazione sessuale attualmente dispensata sarebbe assai carente e non professionale. Che cosa si nasconde dietro a tutto questo?

Interventi politici di questo tipo rimbalzano sempre con dovizia di particolari sui quotidiani. A inizio aprile 2025, ad esempio, i giovani socialisti (GISO) di Basilea hanno lanciato un’iniziativa per una «educazione sessuale olistica e senza tabù». Le lezioni dovrebbero essere condotte da «specialisti ed enti qualificati» esterni, che «non hanno ruoli educativi nella classe». Il cantone dovrebbe inoltre promuovere l’accettazione della «diversità sessuale, di genere e sentimentale». Non dovrebbe «dipendere dai genitori» se «le/gli allieve/i debbano o meno ricevere un’educazione sessuale completa».

Secondo Janine Oberli, della GISO di Basilea Campagna, l’educazione impartita finora sarebbe «patriarcale, binaria e focalizzata esclusivamente sulla biologia». Sempre secondo Oberli, la nuova iniziativa chiede che l’educazione sessuale sia condotta da «specialisti» che «non hanno alcuna relazione con la classe» (notiziario regionale di radio SRF). Fanno parte del comitato di questa iniziativa cantonale anche membri del PS.

Propaganda pericolosa
Se si analizzano quanto chiede l’iniziativa e le dichiarazioni degli attivisti politici, si capisce subito che abbiamo a che fare con una forma di educazione sessuale che rischia di mettere in grave pericolo la salute di bambini e adolescenti. Il termine «educazione sessuale completa» proviene dalla macchina propagandistica di «salute Sessuale Svizzera» che, come noto, si è posta l’obiettivo di introdurre in tutta la Svizzera gli altamente controversi «standard OMS per l’educazione sessuale in Europa».

Questi standard possono essere ricondotti direttamente ad entità con legami storicamente documentati con la pedofilia. Secondo questi standard, già nei bambini molto piccoli, tra 0 e 4 anni, si dovrebbe incentivare l’interesse per la sessualità, o quantomeno fornire loro informazioni al riguardo.

«Senza tabù» o «spudorata»?
L’obiettivo principale è l’esplorazione della dimensione del desiderio sessuale fin dalla nascita, piuttosto che la semplice trasmissione di conoscenze biologiche sulla sessualità o la protezione contro gli abusi. Affinché la «educazione sessuale completa» sia effettivamente trasmessa ai bambini «senza tabù», gli iniziativisti ritengono centrale che l’insegnamento sia impartito da personale esterno. I docenti non possono presenziare. La porta si chiude e l’educatore sessuale, ora solo con i bambini, può indottrinarli indisturbato, imponendo la sua controversa ideologia sessuale pedofila. Senza testimoni adulti, per i bambini o i loro genitori diventa spesso impossibile descrivere con precisione gli eccessi avvenuti durante la «lezione».

L’Associazione Iniziativa di protezione è in contatto con molti genitori adirati, costretti a tranquillizzare figli e figlie scossi da lezioni «senza tabù». Docenti e direzioni scolastiche rimandano agli «specialisti in sessuologia» – nel frattempo ovviamente dileguatisi – quando i genitori pongono domande critiche.

Ma è proprio questo, in effetti, l’approccio mirato scelto dai sostenitori della «educazione sessuale completa»: gli specialisti non devono avere alcuna relazione con la classe!

Agli «educatori sessuali» esterni deve essere vietato l’accesso alle aule durante le lezioni di educazione sessuale senza la presenza dell’insegnante.

Lettera ai responsabili dell’educazione in Svizzera
L’Associazione Iniziativa di protezione ha inviato una lettera ai responsabili dei dipartimenti dell’educazione di tutti i cantoni per richiamare la loro attenzione su queste forme di educazione sessuale «completa» o «olistica» in odore di pedofilia e nocive per i minori.

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Il futuro: utero artificiale esterno?

Alla prossima Assemblea annuale dell’Associazione Iniziativa di protezione, che si terrà sabato 28 giugno 2025 a Olten, il Prof. Dr. med. Paul Cullen terrà una coinvolgente conferenza sul tema del «transumanesimo». Il relatore è specialista in medicina di laboratorio e biologo molecolare, dirige un laboratorio medico a Münster e insegna presso la locale università.

Il transumanesimo è un movimento che mira a superare i limiti naturali fisici e psicologici dell’uomo attraverso miglioramenti tecnologici. Le tecnologie chiave che entrerebbero in gioco sono l’ingegneria genetica, la robotica, l’intelligenza artificiale e la nanotecnologia. Aspetti quali l’aspettativa di vita e l’intelligenza sarebbero destinati ad aumentare drasticamente. Il termine deriva dal latino ed è composto dalle parole «trans» (oltre, attraverso, al di là) e «humanus» (umano). In particolare, si studia come fondere, a lungo termine, l’uomo e la macchina e in che modo ottenere una sorta di «superuomo» e quindi di «immortalità».

Il transumanesimo è una pseudoreligione, non una scienza. Vi sono altre «religioni della scienza» analoghe, come, ad esempio l’ecologismo (veganismo, l’isteria climatica, l’estremismo animalista e il mito della sovrappopolazione) e la teoria (trans)gender.

Transumanesimo e transgenderismo mostrano tratti analoghi e sono accomunati dal fatto che vogliono entrambi modificare l’identità delle persone.

I transumanisti mirano a modificare la natura umana con interventi tecnologici (di natura fisica, mentale e genetica). Attraverso il superamento dei limiti biologici e cognitivi naturali, vogliono aumentare le abilità e ottenere una qualità di vita superiore.

Le persone che si identificano come transgender vogliono cambiare sesso attraverso misure sociali, mediche (con l’assunzione di bloccanti della pubertà, contro-ormoni e interventi chirurgici) e legali, per «passare» ad un’identità diversa, soggettivamente percepita come migliore.

Segnatevi la data e non perdetevi questa conferenza, ricca di spunti interessanti e informativi.

Vogliate segnarvi la data:
28 giugno 2025, ore 11:00:
conferenza con aperitivo

Il relatore
Prof. Dr. Paul Cullen

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Pericoloso: libri illustrati transgender negli asili nido

La mozione 23.4408 del consigliere nazionale Lorenzo Quadri «Stop all’ideologia gender. Proteggere (almeno) i minorenni da interventi di cambiamento di sesso avventati» chiedeva al Consiglio federale di «prendere misure» per proteggere in particolare i minorenni da operazioni irreversibili di riassegnazione del genere, sullo sfondo della forte crescita di tali operazioni in Svizzera.

Nella sua presa di posizione, il Consiglio federale, che tra l’altro sorvola sul collegamento con l’ideologia gender, ritiene che non spetti alla Confederazione il compito di elaborare o adottare «altre misure che influiscano sul processo decisionale medico».

Negli Stati Uniti, il nuovo governo americano ha dichiarato guerra all’ideologia gender e alle sue conseguenze. Il presidente Trump ha firmato il 28 gennaio 2025 un decreto esecutivo inteso a «proteggere i minori da mutilazioni chimiche e chirurgiche». È importante sapere che negli Stati Uniti sono circa 5000-6000 le ragazze di età inferiore ai 18 anni cui è stato tolto il seno per ottenere un petto «maschile» nell’ambito delle riassegnazioni di genere. Fra queste figurerebbero persino tra 50 e 180 ragazze di età inferiore ai 12 anni. Sono tutte cifre, queste, provenienti da uno studio condotto dal Manhattan Institute, che ha analizzato i dati del periodo 2017-2023.

Il decreto presidenziale parla chiaro: «I danni palesi inflitti ai minorenni con mutilazioni chimiche e chirurgiche si traveste da necessità medica e sono alimentati dalle linee guida della World Professional Association for Transgender Health (WPATH), un’organizzazione che manca di integrità scientifica.»

Si tratta esattamente della stessa WPATH che il Consiglio federale menziona nella sua presa di posizione quando scrive: «Nella maggior parte dei casi, il trattamento è svolto da un team interdisciplinare, che valuta la situazione dal punto di vista medico, psicologico e medico-etico. Il team può riferirsi a direttive e raccomandazioni internazionali… (p. es. le direttive della World Professional Association for Transgender Health WPATH)». Secondo il Consiglio federale, queste linee guida sono «di norma elaborate congiuntamente da tutte le associazioni mediche specialistiche interessate e basate sulle attuali conoscenze scientifiche». Come può essere che la WPATH sia considerata «scientifica» dal Consiglio federale, mentre non lo è affatto negli Stati Uniti?

Porrò quindi al Consiglio federale alcune domande critiche. Ad esempio, se esistono cifre aggiornate sulle riassegnazioni di genere.

In particolare, vorrei sapere dal Consiglio federale, in analogia con lo studio condotto dal Manhattan Institute per gli anni 2017-2023, quante mastectomie sono state eseguite su giovani di età inferiore ai 18 anni in Svizzera nell’ambito degli interventi di riassegnazione del genere.

Per finire, vorrei anche sapere dal Consiglio federale perché fa riferimento alla World Professional Association for Transgender Health (WPATH), nonostante questa organizzazione sembri mancare di integrità scientifica, e se la confederazione cofinanzia direttamente o indirettamente attività della WPATH, ad esempio attraverso contributi alla controversa organizzazione Salute Sessuale Svizzera, che promuove l’ideologia transgender in Svizzera.

Andreas Gafner, Consigliere nazionale, Oberwil im Simmental (BE)