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Il granconsigliere lucernese Stephan Dahinden (UDC) sta animando il dibattito sull’educazione sessuale nelle scuole del cantone. Con il postulato P 447, chiede insieme a 29 colleghe e colleghi che i fornitori di prestazioni esterni vengano esclusi da attività che trattano l’orientamento sessuale. L’Associazione Iniziativa di protezione ha parlato con Dahinden.

All’origine del postulato, sostenuto anche da esponenti del Centro e del PLR, vi sono le rimostranze di numerosi genitori in diversi comuni lucernesi. Questi ultimi si sono rivolti ai loro rappresentanti politici, riferendo il turbamento e l’inquietudine manifestati dai figli dopo le lezioni di educazione sessuale. Ad irritare alcune famiglie sono stati, in particolare, temi quali l’orientamento sessuale e l’identità di genere. I genitori chiedono più moderazione e di essere maggiormente coinvolti.

Stephan Dahinden
Granconsigliere
Canton Lucerna

Il postulato chiede al Consiglio di Stato di modificare le basi legali nel settore dell’insegnamento e della politica educativa, affinché, in linea di principio, siano esclusi i fornitori esterni dalle attività legate a temi come l’orientamento sessuale nelle scuole pubbliche. Vi sarebbe, infatti, il rischio di trasmissione di contenuti ideologizzati che non rispettano il Piano di studi 21 e non tengono conto della pluralità della società.

Fra le motivazioni addotte, inoltre, il fatto che i fornitori di servizi esterni spesso mancherebbero delle necessarie qualifiche pedagogiche e didattiche.

Contenuti relativi all’identità di genere e orientamenti LGBTQ+ dovrebbero essere esplicitamente esclusi, chiede il postulato. La scuola pubblica non ha il compito di influenzare allieve ed allievi in relazione alle identità LGBTQ+. I bambini dovrebbero poter crescere in un ambiente protetto, libero da pressioni sociali che li inducano a identificarsi prematuramente secondo appartenenze di genere o sessuali. Simili decisioni rientrano nella sfera privata.

Stiamo a vedere se il postulato sarà accolto dal Gran Consiglio. Quel che è certo, è che nel Canton Lucerna si è riaperto il dibattito sull’educazione sessuale nelle scuole. Prevediamo … che farà scuola.

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Lobbismo in Parlamento per la protezione dell’infanzia?

Andrea Geissbühler
Ex-Consigliera nazionale, Bäriswil (BE)

Nella sessione estiva appena conclusa sono stati affrontati temi impegnativi. Anche se non siedo più in Parlamento, ho seguito con interesse i numerosi temi dibattuti dalle mie ex colleghe ed ex colleghi durante le tre settimane della sessione estiva. Da sempre, il lobbismo in Parlamento ha avuto unruolo di primo piano. È così anche per la protezione dei bambini e degli adolescenti?

Fra i temi dibattuti dal Consiglio nazionale vi sono l’iniziativa SSR e la questione della riduzione del canone radiotelevisivo dagli attuali 335 a 200 franchi. Il denaro è stato il tema centrale anche del dibattito sull’esercito e del relativo messaggio con cui il Consiglio federale chiedeva al Parlamento l’approvazione dell’acquisto di armamenti per un valore di 1,7 miliardi di franchi. Anche riguardo alle modalità di attuazione della tredicesima AVS, a tenere banco è stata la questione del finanziamento, che prevede tra l’altro l’aumento dell’IVA, visto che il primo versamento a dicembre 2026 è cosa fatta.

Lontano dai riflettori e dall’attenzione del grande pubblico, ma con un’importanza tutt’altro che secondaria, c’è il lavoro di informazione rivolto ai parlamentari sugli affari correnti e sui temi promossi dai diversi gruppi di interesse. Un’attività comunemente nota come «lobbismo». Fa parte del parlamento di milizia: del resto, i migliori «lobbisti» sono i parlamentari stessi, trovandosi essi nella posizione ideale per portare direttamente all’attenzione del Parlamento gli interessi delle proprie elettrici e dei propri elettori. I temi cari alla nostra Associazione Iniziativa di protezione, che oggi ho l’onore di presiedere, sono sempre stati importanti per me. Anche durante la recente sessione estiva, la nostra associazione si è impegnata attivamente, discutendo con consigliere e consiglieri nazionali il tema dell’educazione sessuale.

Come noto, l’Associazione Iniziativa di protezione non ha nulla contro un’educazione sessuale consona all’età a partire dagli 11 anni. Al di sotto di questa soglia, tuttavia, dovrebbe essere consentita soltanto un’educazione preventiva, di carattere biologico, affidata al docente oppure alla classica «polizia di paese». Parimenti centrale nell’approccio che proponiamo é l’informazione preventiva ai genitori. Ci opponiamo però fermamente alla cosiddetta «educazione sessuale olistica» proposta dall’OMS, che espone bambini e adolescenti a un’educazione sessuale non consona all’età e il cui solo intento è di trasformarli quanto prima in «esseri sessuali». Le mie ex colleghe e i miei ex colleghi sono in chiaro sulla differenza?

Per fare chiarezza e sensibilizzare alcuni parlamentari scelti sul tema dell’educazione sessuale consona all’età, durante l’ultima sessione una delegazione dell’Associazione Iniziativa di protezione ha trascorso una giornata intera in Parlamento. L’obiettivo era mostrare il lavoro che svolge l’Associazione Iniziativa di protezione a tutela dei nostri figli attraverso colloqui diretti con i parlamentari e facendo capo a esempi concreti per persuaderli. Affinché temi quali «identità sessuale» o «salute sessuale» non vengano imposti già nella scuola dell’infanzia a bambini e bambine la cui preoccupazione principale dovrebbe essere quelle di giocare.

Il risultato è certamente lusinghiero: sono stati condotti colloqui personali sul tema dell’educazione sessuale con 17 parlamentari ed è stato riscontrato un ampio accordo rispetto alle nostre posizioni. Un successo pieno, che ci proponiamo di replicare alla prossima occasione.

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Ex consigliera nazionale Andrea Geissbühler,
Docente di scuola dell’infanzia, agente di polizia, Bäriswil (BE)
Presidente Associazione Iniziativa di protezione
Foto fornita

L’assemblea annuale dei soci 2025

Sabato 28 giugno ha avuto luogo a Olten la riunione annuale dell’Associazione Iniziativa di protezione. Le circa 100 persone presenti, fra soci e interessati, e le numerose occasioni di incontro scaturite durante l’evento, ne hanno sancito il pieno successo. Il momento clou della giornata è indubbiamente stato la conferenza del Prof. Dr. med. Paul Cullen, di Münster (Germania), dal titolo: «Verso l’Uomo perfetto o la macchina con il transumanesimo?».

Il transumanesimo

Il termine «transumanesimo» deriva dalle parole latine «trans», cioè «oltre» in italiano, e «humanus», «umano». Questa ideologia filosofica sostiene l’idea che con l’aiuto del progresso tecnologico la specie umana possa compensare le imperfezioni, migliorare le capacità ed espandere e superare i limiti che la natura impone all’uomo. I sostenitori del transumanesimo mirano a una nuova era tecnologizzata in cui «l’uomo nuovo» vince la morte e vive in eterno. Ciò che a prima vista ha l’aria di un film di fantascienza con Arnold Schwarzenegger, sembra convincere sempre più persone, viste le possibilità senza precedenti offerte dalle moderne tecnologie nel campo dell’intelligenza artificiale, della robotica, della nanotecnologia e della genetica.

Transumanesimo e transgender

Sotto molti aspetti, il transumanesimo è paragonabile all’ideologia transgender, visto che entrambi i movimenti si fondano sulla negazione di una realtà data, sul desiderio di superare i limiti imposti dalla natura e sull’uso del sentire soggettivo – o di obiettivi soggettivi – quale criterio di valutazione della realtà oggettiva. Questo perché, laddove il transumanista aspira a sconfiggere la morte, il transgender mira a superare i confini del genere biologico.

La signora Christen dopo la detransizione

Incontro con Janick Christen

La nostra assemblea annuale ci ha pure offerto l’occasione di dare il benvenuto a un’ospite molto speciale: Janick Christen. Dopo essere stata una delle prime persone in Svizzera a intraprendere una transizione prima ormonale e poi chirurgica, ha vissuto gran parte della sua vita come uomo. Si è poi pentita di questa scelta e ha cercato di invertire quanto più possibile i cambiamenti fatti a suo tempo. Janick Christen ha risposto ad alcune domande di «Iniziativa di protezione – Attualità»:

Può dirci qualcosa sulla sua ricerca dell’identità di genere?

Janick Christen: Avevo una percezione distorta di me stessa, perché pensavo di essere un ragazzo. La mia gioventù è stata molto difficile e segnata da un tentativo di suicidio, un ricovero in un ospedale psichiatrico e quattro anni di collocamento presso una famiglia affidataria. Ho sentito parlare per la prima volta di transessualità guardando un programma televisivo. Avevo 17 anni. Avevo tentato di accettare la mia femminilità, ma senza successo. A 21 anni ho iniziato la transizione e all’età di 24 anni mi sono sottoposta a un intervento chirurgico. Il mio nuovo nome era Franck. Ero sollevata e felice di sposare la donna che sarebbe poi stata al mio fianco per più di undici anni.

Un giorno, quando eravamo in Canada, ho sentito risuonare forte nel mio cuore questa promessa: «Se ti fidi di me, ti restituirò la tua identità originale.» Sapevo che era stato il Creatore a parlarmi. Non avevo alcuna intenzione di cambiare nuovamente sesso, ma sapevo con certezza che era la cosa migliore per me. Riluttante all’inizio, dopo il divorzio decisi di iniziare la detransizione. Fu una vera prova, ma oggi sono completamente a mio agio con la mia ritrovata identità di donna.

Basilea città persegue un approccio trans-affermativo, cioè un approccio che afferma incondizionatamente il desiderio dei minori di cambiare sesso. Cosa pensa di questo sviluppo?

Janick Christen: Sappiamo che l’adolescenza è spesso un momento delicato, soprattutto per quanto riguarda la ricerca della propria identità. Incoraggiare e facilitare una transizione di genere, significa aprire la porta a una vita distrutta da scelte irreversibili. Lo ripeto: quando una persona cambia sesso, la maggior parte degli interventi effettuati non è reversibile. Ecco perché trovo terribile che oggi i passi proposti siano così rapidi e invadenti. Spesso non viene offerta nemmeno un’assistenza psicologica adeguata, che accompagni i giovani in un percorso di riconciliazione e accettazione della propria identità di genere. Tutto è rivolto alla transizione. Tuttavia, una volta avviato il processo, per un o una giovane particolarmente vulnerabile diventa molto difficile uscirne, ammettere di essersi sbagliati, soprattutto sul piano sociale.

Cosa pensa dell’opuscolo di Basilea città?

Janick Christen: Questo opuscolo si propone di proteggere gli adolescenti che vivono un conflitto interiore di identità di genere. Mi colpisce, tuttavia, che vengano presentate come misure protettive terapie ormonali e interventi chirurgici che comportano mutilazioni. L’opuscolo afferma che l’identità di genere è un processo che può manifestarsi in momenti molto diversi nella vita. Ciò dimostra che decisioni che hanno conseguenze irreversibili non devono mai essere affrettate. Al personale docente si chiede di porsi domande del tipo: «Come reagisco quando un ragazzo viene a scuola vestito da donna, e perché?» Non dovrebbe un insegnante porsi piuttosto domande sulle proprie competenze didattiche e le possibili strategie per promuovere l’apprendimento? Penso anche a tutti quei bambini che, pur essendo sereni, vengono comunque confrontati con questi temi a scuola. A loro viene chiesto di riconoscere un compagno di classe come appartenente a un altro sesso, nonostante la verità biologica sia palesemente un’altra. Li si forza a pensare in modo distorto. Come ritenere che tutto ciò non generi in loro turbamento? Non si tratta forse di un abuso? Per quanto riguarda spogliatoi e docce, la raccomandazione è di permettere a questi ragazzi di cambiarsi e farsi la doccia nello spogliatoio del sesso nel quale si identificano. Mi pare un atto di violenza nei confronti degli altri ragazzi o ragazze.

Fra le raccomandazioni contenute nell’opuscolo basilese vi è quella di avviare il processo di transizione sociale a scuola il più rapidamente possibile, senza necessariamente coinvolgere i genitori. Un’altra raccomandazione è quella di contattare l’Autorità di protezione dei minori e degli adulti (APMA) se i genitori si oppongono alla transizione sociale dei loro figli a scuola. Cosa pensa di questa crescente ingerenza dello Stato nei confronti dei genitori?

Janick Christen: Ritengo che si tratti di un’evoluzione sbagliata, estremamente pericolosa e preoccupante. Molti dei problemi di identità sono riconducibili a difficoltà che sorgono all’interno della famiglia. Si dovrebbe intervenire a questo livello, aiutando i genitori a farsi valere nelle loro competenze e ruoli, affinché diventino modelli di riferimento forti, a cui i loro figli possano ispirarsi. Scegliendo di «proteggere» i bambini dal loro contesto familiare, lo stato mette in discussione la competenza dei genitori. Come possono svolgere il loro ruolo se lo stato interferisce nello sviluppo dei loro figli?

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Issare la bandiera arcobaleno sugli edifici pubblici non è una questione marginale, poiché colpisce lo stato di diritto «nella sua essenza», afferma l’ex presidente dell’Ufficio federale tedesco per la protezione della Costituzione Hans Georg Maassen. Si profila all’orizzonte la minaccia di un nuovo socialismo «woke», mentre cresce al contempo l’opposizione a livello internazionale. L’Associazione Iniziativa di protezione invita i lettori e i suoi membri a documentare e segnalare quando lo Stato espone questa bandiera.

È stato uno degli ultimi atti ufficiali dell’allora ministra dell’interno tedesca Nancy Faeser: da metà aprile 2025, è permesso esporre sugli edifici della Repubblica federale di Germania sia la bandiera tedesca che quella arcobaleno. Feroci le discussioni scaturite, sconfinate anche in Svizzera. Sulla Weltwoche, l’ex presidente dell’Ufficio per la protezione della Costituzione esprime una severa critica di principio nei confronti dell’azione intrapresa dallo Stato tedesco.

Il decreto issabandiera di Faeser non è una questione marginale sulla quale sorvolare con un’alzata di spalle, sottolinea Maassen, poiché «colpisce l’essenza dello stato di diritto democratico». Le azioni di uno Stato dovrebbero infatti essere «imparziali e rispettare lo stato di diritto».

«La bandiera arcobaleno non è una ‹bandiera politicamente innocente›, ma è divenuta il simbolo di una fanatica ideologia ‹woke›.»

Simbolo di una fanatica ideologia woke

Ma è proprio qui che sta il problema. «Esporre bandiere o simboli di partiti, sindacati o movimenti privati è incompatibile con il principio di neutralità dello Stato, Stato che altrimenti darebbe l’impressione di rappresentare gli interessi di un partito politico o di un’ideologia, escludendo chi non vi si riconosce», scrive Maassen.

La bandiera arcobaleno non è una «bandiera politicamente innocente», ma è divenuta il simbolo di un’ideologia «woke» radicale (vedi riquadro), che mira a trasformare la democrazia liberale in una sorta di nuovo socialismo, in cui politici «illuminati» dettano ai cittadini non ancora «woke» le regole di vita.

«Questa pericolosa ideologia gender e transgender è promossa anche dall’Unione europea nella persona dalla Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen.»

Perciò, secondo Maassen: «Uno Stato che espone la bandiera di un’ideologia sui propri edifici ufficiali prende posizione a favore di essa, escludendo simbolicamente i cittadini che la rifiutano.»

Questa pericolosa ideologia gender e transgender è promossa non solo dallo Stato tedesco, ma anche dall’Unione europea, nella persona dalla Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen.

Ideologia woke

L’ideologia woke è una corrente di pensiero dottrinaria che mira a controllare il discorso pubblico. In concreto, termini e concetti di uso comune sono reinterpretati in chiave ideologica, producendo anche divieti linguistici. Le persone «woke» abbracciano un’ideologia dai tratti comunisti, che riduce i rapporti sociali a una dicotomia tra oppressori e oppressi. Porta d’ingresso dell’indottrinamento woke sono, ad esempio, temi come l’antirazzismo o il gender. Chi si oppone a questa rivoluzione woke, difende alti valori democratici quali la libertà di fede e di opinione (Gerfried Ambrosch, NZZ).

L’obiettivo: sotto le spoglie della «antidiscriminazione» e della rivendicazione di «giustizia sociale», il nostro ordine sociale liberale, basato sui valori della civiltà cristiana-occidentale, andrebbe combattuto a tutti i livelli per essere sostituito da un’utopia socialista.

Hans-Georg Maassen,
ex presidente dell’Ufficio federale per la protezione della Costituzione

Le persone «woke» abbracciano un’ideologia dai tratti comunisti.

Ritorno allo stato di diritto e alla ragione

Ad ogni buon conto, proprio la collega di partito di von der Leyen (CDU) Julia Klöckner, attuale presidente del Bundestag, ha vietato l’esposizione della bandiera arcobaleno sull’edificio del Reichstag in occasione del Christopher Street Day. Lo Stato deve «rimanere politicamente neutrale», è quanto scrive anche la «Neue Zürcher Zeitung». Solo così è possibile garantire la libertà.

Appello ai nostri lettori!

Avete visto una bandiera arcobaleno sventolare dai pennoni di un edificio ufficiale del comune, del cantone o della confederazione? Vi preghiamo di scattare una foto e inviarcela, indicando data e luogo. L’Associazione Iniziativa di protezione raccoglie e documenta questi casi, riservandosi il diritto di intraprendere azioni legali per proteggere lo Stato di diritto e in particolare i bambini.

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Nella sua homepage, il Dipartimento dell’educazione del Cantone di Basilea Città cita fra i suoi compiti «la promozione della gioventù e delle famiglie e la protezione di bambini e adolescenti». Non la vede allo stesso modo la Prof.ssa Dr. Karla Etschenberg (Colonia, DE) che, dopo averla analizzata, ritiene la guida «Trans macht Schule» (Trans fa scuola) emanata dal dipartimento di educazione del cantone manipolativa e dannosa per il benessere dei bambini. E mette in guardia pedagogisti e genitori dai rischi della cosiddetta «transizione sociale»1 e dell’impiego prematuro dei bloccanti della pubertà.

Approfondendo il contenuto della guida intitolata «Trans macht Schule», appare chiaro che la lobby LGBTIQ+ globale ha ottenuto il permesso di accedere in modo esclusivo, ideologico e pervasivo ai bambini che frequentano gli asili nido e le scuole dell’infanzia ed elementari di Basilea.

Sulla guida educativa basilese «Trans macht Schule», «Iniziativa di protezione – Attualità» ha richiesto una perizia alla pedagogista liberale Karla Etschenberg.2

Avvertimento a pedagogisti e genitori
La Prof.ssa Etschenberg giunge alla conclusione che la guida basilese, schierandosi acriticamente dalla parte di coloro che chiedono senza riserve un approccio trans-affermativo nei confronti dei bambini, ha un effetto manipolativo su docenti e genitori. L’approccio proposto dalla guida conduce quasi inevitabilmente alla prescrizione di farmaci bloccanti della pubertà, nonostante le controversie e le oggettive riserve sul loro impiego. Questo aspetto viene completamente ignorato dalla guida, privando il lettore della possibilità di formarsi un’opinione autonoma e fondata, con l’aggravante della selezione estremamente unilaterale delle opere letterarie e dei materiali audiovisivi proposti.

La pedagogista Etschenberg critica in particolare l’approccio «radicalmente trans-affermativo» della guida. Un approccio affermativo al trattamento significa che «l’autovalutazione del bambino, che ritiene di trovarsi nel corpo sbagliato, non dovrebbe essere messa in discussione. La guida però non dice ai docenti che saranno vincolati a una metodologia controversa fra gli specialisti del settore». Inoltre, la guida non contiene «informazioni specialistiche
sul possibile percorso e sulle conseguenze sulla salute di una transizione definitiva» e nemmeno informazioni sulle ripercussioni derivanti da «anni di sostegno incondizionato a un comportamento trans nel bambino». L’elenco delle fonti cita «prevalentemente opere di sostenitori trans, favorevoli all’approccio transaffermativo nei confronti dei bambini», rileva infine Etschenberg.

Sempre secondo Etschenberg, la guida basilese «non prende in considerazione un accompagnamento psicoterapeutico aperto per quanto riguarda l’esito, privilegiando invece un orientamento manipolativo che incentiva l’uso dei bloccanti della pubertà». Sarebbero numerose le ragioni che spiegano il desiderio di un bambino o una bambina di cambiare sesso: alla base spesso vi sarebbe un problema di identità di genere associato a «carichi emotivi pregressi, autismo, ADHD, disturbi d’ansia o traumi».

Transizione sociale, farmacologica, chirurgica
Il punto di partenza è sempre la transizione sociale. L’allievo o l’allieva assume un nome di sesso opposto, e la scuola sostiene la scelta agendo di conseguenza, senza necessariamente informare i genitori. La Prof.ssa Etschenberg, a questo riguardo, cita l’opera «Hinter dem Regenbogen» (Dietro l’arcobaleno), dello psichiatra per adolescenti Dr. Med. Alexander Korte3: «Per esperienza, una volta compiuto il cambiamento dello stato civile e del nome di battesimo (la transizione sociale), aumenta la probabilità che la persona si senta obbligata a chiedere misure farmacologiche di allineamento di genere».

A questo punto entrano in gioco la somministrazione di bloccanti della pubertà e di ormoni sessuali, e, a seguire, la rimozione e ricostruzione chirurgica degli organi sessuali. La Prof.ssa Etschenberg si chiede: «Sono ammissibili simili forzature sui bambini a scuola?».

Sempre secondo Etschenberg, «a prescindere dalla dubbia eticità di interventi chirurgici su un corpo sano … destano preoccupazione sia gli effetti collaterali potenzialmente negativi dei bloccanti della pubertà … sia la mancanza di solidi studi scientifici di lungo termine».

Un percorso senza validazione scientifica
Etschenberg, del resto, dubita che un bambino sia in grado e abbia la volontà di valutare le conseguenze di un cambiamento così radicale, nonché i rischi ad esso associati (impatto negativo sulla densità ossea, necessità di un accompagnamento medico per molti anni, infertilità, anorgasmia). Queste preoccupazioni hanno portato a severe restrizioni sull’uso dei bloccanti della pubertà in alcune nazioni, tra cui Svezia, Gran Bretagna, Irlanda e Francia, imponendo l’obbligo di somministrarli nell’ambito di studi clinici».

Inoltre, la pedagogista Etschenberg si chiede se «un’autoritàabbia il diritto di emettere una guida su una procedura non validata scientificamente, ma di grande rilevanza a livello individuale e sociale e che travalica chiaramente il contest pedagogico-didattico e organizzativo della scuola». Sottolinea inoltre che questi «approcci al tema dei bambini trans pongono docenti e genitori di fronte a un dilemma nel momento in cui ne comprendono la portata e le conseguenze, generando conflitti di coscienza raramente riscontrabili in questa dimensione nella quotidianità scolastica.»

Se i genitori non accettano il desiderio del proprio figlio o della propria figlia di cambiare genere, la guida sottolinea che potrebbe essere coinvolta l’APMA (Autorità di protezione dei minori e degli adulti) e tolta l’autorità parentale ai genitori. In sostanza, lo stato minaccia i genitori refrattari di revocare loro l’autorità parentale.

1 Per «transizione sociale» si intende l’aspetto sociale del cambiamento di genere, ad esempio il cambio del nome, in particolare per le persone trans*, non binarie o che si identificano in un genere alternativo. Solitamente, questa fase precede interventi chirurgici di cambio del sesso.

2 Commento sulla guida «Trans macht Schule» redatto dalla Prof.ssa Dr. Karla Etschenberg, pedagogista (didattica della biologia, biologia umana, educazione alla salute), Colonia, 15 aprile 2025: www.iniziativa-di-protezione.ch/media/scaricamento/

3 Il dr. med. Alexander Korte, primario presso la clinica di psichiatria, psicosomatica e psicoterapia infantile e adolescenziale dell’Università Ludwig Maximilian di Monaco

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Senza di noi! Niente «educazione sessuale completa» per i nostri figli

Politici e attivisti di sinistra richiedono senza sosta che venga introdotta nelle scuole di tutti i cantoni la cosiddetta educazione sessuale «olistica» o «completa». Motivo: l’educazione sessuale attualmente dispensata sarebbe assai carente e non professionale. Che cosa si nasconde dietro a tutto questo?

Interventi politici di questo tipo rimbalzano sempre con dovizia di particolari sui quotidiani. A inizio aprile 2025, ad esempio, i giovani socialisti (GISO) di Basilea hanno lanciato un’iniziativa per una «educazione sessuale olistica e senza tabù». Le lezioni dovrebbero essere condotte da «specialisti ed enti qualificati» esterni, che «non hanno ruoli educativi nella classe». Il cantone dovrebbe inoltre promuovere l’accettazione della «diversità sessuale, di genere e sentimentale». Non dovrebbe «dipendere dai genitori» se «le/gli allieve/i debbano o meno ricevere un’educazione sessuale completa».

Secondo Janine Oberli, della GISO di Basilea Campagna, l’educazione impartita finora sarebbe «patriarcale, binaria e focalizzata esclusivamente sulla biologia». Sempre secondo Oberli, la nuova iniziativa chiede che l’educazione sessuale sia condotta da «specialisti» che «non hanno alcuna relazione con la classe» (notiziario regionale di radio SRF). Fanno parte del comitato di questa iniziativa cantonale anche membri del PS.

Propaganda pericolosa
Se si analizzano quanto chiede l’iniziativa e le dichiarazioni degli attivisti politici, si capisce subito che abbiamo a che fare con una forma di educazione sessuale che rischia di mettere in grave pericolo la salute di bambini e adolescenti. Il termine «educazione sessuale completa» proviene dalla macchina propagandistica di «salute Sessuale Svizzera» che, come noto, si è posta l’obiettivo di introdurre in tutta la Svizzera gli altamente controversi «standard OMS per l’educazione sessuale in Europa».

Questi standard possono essere ricondotti direttamente ad entità con legami storicamente documentati con la pedofilia. Secondo questi standard, già nei bambini molto piccoli, tra 0 e 4 anni, si dovrebbe incentivare l’interesse per la sessualità, o quantomeno fornire loro informazioni al riguardo.

«Senza tabù» o «spudorata»?
L’obiettivo principale è l’esplorazione della dimensione del desiderio sessuale fin dalla nascita, piuttosto che la semplice trasmissione di conoscenze biologiche sulla sessualità o la protezione contro gli abusi. Affinché la «educazione sessuale completa» sia effettivamente trasmessa ai bambini «senza tabù», gli iniziativisti ritengono centrale che l’insegnamento sia impartito da personale esterno. I docenti non possono presenziare. La porta si chiude e l’educatore sessuale, ora solo con i bambini, può indottrinarli indisturbato, imponendo la sua controversa ideologia sessuale pedofila. Senza testimoni adulti, per i bambini o i loro genitori diventa spesso impossibile descrivere con precisione gli eccessi avvenuti durante la «lezione».

L’Associazione Iniziativa di protezione è in contatto con molti genitori adirati, costretti a tranquillizzare figli e figlie scossi da lezioni «senza tabù». Docenti e direzioni scolastiche rimandano agli «specialisti in sessuologia» – nel frattempo ovviamente dileguatisi – quando i genitori pongono domande critiche.

Ma è proprio questo, in effetti, l’approccio mirato scelto dai sostenitori della «educazione sessuale completa»: gli specialisti non devono avere alcuna relazione con la classe!

Agli «educatori sessuali» esterni deve essere vietato l’accesso alle aule durante le lezioni di educazione sessuale senza la presenza dell’insegnante.

Lettera ai responsabili dell’educazione in Svizzera
L’Associazione Iniziativa di protezione ha inviato una lettera ai responsabili dei dipartimenti dell’educazione di tutti i cantoni per richiamare la loro attenzione su queste forme di educazione sessuale «completa» o «olistica» in odore di pedofilia e nocive per i minori.

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La «educazione sessuale completa» proposta dall’OMS e dall’IPPF1 considera il bambino un «essere sessuale» fin dalla nascita, che va pertanto introdotto alle attività sessuali. Già in età di asilo nido, i bambini andrebbero «informati» sulla masturbazione e dovrebbero «sperimentare il piacere sessuale». Una simile forma di insegnamento non protegge i bambini, bensì li espone a un aumentato rischio di subire abusi sessuali. Abbiamo chiesto un parere al vescovo ausiliare Marian Eleganti.

INIZIATIVA DI PROTEZIONE – ATTUALITÀ:
Molte istituzioni si confrontano col tema degli abusi sessuali. La Chiesa cattolica pubblica da anni rapporti su come sta affrontando la questione. Le istituzioni scolastiche statali dispongono di un elenco nazionale dei docenti pedofili non abilitati all’insegnamento, che però non è completo. Nel frattempo, un’educazione sessuale pedofila si sta insinuando sempre più in profondità nelle strutture che si occupano dei più piccoli, senza incontrare ostacoli. Qual è la dimensione spirituale che vi sta dietro?

Vescovo ausiliare emerito Dr. Marian Eleganti:
La pedagogia sessuale secolare è dichiaratamente non spirituale nel senso tecnico della parola. Da un punto di vista spirituale, dietro ogni falsità e teoria distruttiva per l’umanità si cela la realtà demoniaca del male. La Sacra Scrittura definisce Satana come assassino e bugiardo per eccellenza fin dal principio. Ispira molte teorie e i loro propagandisti in modo intelligente e raffinato, avvolgendo tutto in belle parole e nobili obiettivi. La degenerazione viene presentata come un guadagno. Sarebbe ingenuo ignorare e banalizzare tutto questo. Al male piace apparire vestito di luce e illuminazione.

INIZIATIVA DI PROTEZIONE – ATTUALITÀ:
Nelle società occidentali, ciò che è giusto o sbagliato, il bene e il male, sembrano essere diventate questioni relative. Sempre più esponenti della scienza, della politica, dell’economia, della Chiesa e della cultura sono preda dell’apatia morale. Dove andremo a finire senza il sostegno della morale cristiana?

Vescovo ausiliare emerito Dr. Marian Eleganti:
Si può vedere il male dai suoi frutti, anche con gli occhi della ragione. In questo senso la fede non è un prerequisito. L’educazione sessuale proposta dagli organismi citati in precedenza è guidata dagli interessi, è un prodotto fatto da adulti che si assumono gravi responsabilità riguardo all’integrità dei bambini e degli adolescenti. Inoltre, è fallace e ascientifica. Pedagoghi rinomati la rifiutano. Fino a una certa età, i bambini non mostrano alcun interesse per le pratiche insegnate loro dagli adulti. I genitori devono opporsi per il bene dei loro figli. Ciò che sta accadendo nell’ambito dell’educazione sessuale nelle scuole e nelle camerette intime degli asili nido è allarmante. Bisogna avere il paraocchi per ritenerla una cosa buona.

INIZIATIVA DI PROTEZIONE – ATTUALITÀ:
Organizzazioni internazionali come l’OMS e l’IPPF promuovono il diritto di sperimentare la sessualità fin dalla nascita. Come possono rafforzarsi spiritualmente docenti, genitori e bambini per resistere al male e promuovere il bene?

Vescovo ausiliare emerito Dr. Marian Eleganti:
Dobbiamo respingere e combattere l’educazione sessuale promossa da queste organizzazioni, che sono ostaggio delle lobby e dei grandi capitali. Occorrono buon senso e un’informazione capillare e continua sui veri artefici dietro le quinte. I genitori sentono istintivamente cosa è buono per i loro figli. Non dobbiamo delegare questo compito a simili organizzazioni o allo Stato, limitando di conseguenza i diritti dei genitori. Ai genitori dico: lottate per i vostri diritti e i vostri figli! Organizzatevi!

1 IPPF: International Planned Parenthood Federation

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Elezioni 2023: su chi potremo contare?

È con piacere che mi accingo a scrivere questo mio primo rapporto da Berna per la nostra rivista Iniziativa di protezione – Attualità, riprendendo il compito dal mio ex collega in parlamento ed ex consigliere nazionale Sebastian Frehner.

Le questioni che solleva l’Associazione Iniziativa di protezione sono molto importanti. Centrale per noi è l’impegno per un’educazione sessuale giudiziosa. Un’educazione sessuale che sia consona all’età e pensata per trasmettere ai nostri adolescenti nozioni su, ad esempio, la riproduzione sessuale o i pericoli delle malattie sessualmente trasmissibili.

Ci opponiamo invece fermamente alla cosiddetta «educazione sessuale olistica» proposta dall’OMS, che espone bambini e adolescenti a un’educazione sessuale inadatta all’età, con il solo intento di trasformarli quanto prima in «esseri sessuali completi».

Da molto tempo seguiamo con apprensione l’operato dell’organizzazione privata «Salute sessuale Svizzera», sostenuta finanziariamente dalla Confederazione. Oltre alla sessualizzazione precoce nelle scuole accennata poc’anzi, quest’organizzazione fa parlare di sé con campagne a tappeto a sostegno della masturbazione e la diffusione di opuscoli di educazione sessuale che spesso e volentieri suscitano forti critiche nell’opinione pubblica.

Personalmente ritengo di essere una persona dalle idee liberali e sono dell’idea che ogni persona abbia il diritto di vivere come gli pare. Ma quando minoranze tentano, in parte anche illecitamente, di convincere una maggioranza ad adottare la loro «way of life», trovo che si stia andando troppo oltre. Quando correnti della comunità LGBT inviano delle «drag queen» a scuola per spiegare ai bambini il loro «mondo diverso», sono francamente allarmata.

E che dire di un mondo che diventa sempre più «woke»? Anche queste sono derive che non riescono a trovarmi d’accordo: perché stigmatizzare persone di etnia bianca perché scelgono un’acconciatura rasta, perché bandire romanzi come Winnetou, perché ostracizzare certe canzoni solo perché potrebbero non piacere a qualcuno? E che dire delle grandi società internazionali che espongono il logo arcobaleno e poi, senza batter ciglio, fanno affari in Arabia Saudita?

Fra meno di un anno si terranno le elezioni. Chi ci sosterrà nella lotta contro follie come quelle appena descritte? Vogliamo un’educazione sessuale ragionevole per i nostri figli, non campagne a tappeto a sostegno della masturbazione e di una educazione sessuale inappropriata, oltretutto finanziate dalla Confederazione, non vogliamo le drag queen a scuola, e vogliamo un mondo un po’ meno «woke»…

Se penso ai dibattiti in Parlamento e alle scelte di voto, sono soprattutto i rappresentanti della frazione UDC (compresa UDF), insieme ad alcuni rappresentanti del Centro, ad ispirarmi più fiducia.

Non faccio campagna per me stessa, perché non intendo ripresentarmi alle prossime elezioni. Ma sono preoccupata per i nostri bambini e adolescenti, che a Berna hanno bisogno parlamentari impegnati per il loro benessere.

Verena Herzog,
Consigliera nazionale, Frauenfeld (TG)

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Padri e madri arrabbiati in vari comuni del canton Zurigo denunciano gli scandalosi tentativi di introduzione di un’ideologia sessuale pericolosa e palesemente invasiva nelle scuole frequentate dai loro figli. I metodi impiegati assomigliano al cosiddetto «grooming» messo in atto dai pedofili.

Una situazione che dovrebbe far scattare tutti i campanelli d’allarme presso la Consigliera di Stato Dr. Silvia Steiner, responsabile del dipartimento della pubblica educazione del canton Zurigo.

Nel canton Zurigo, i genitori di un bambino di 8 anni iniziano a nutrire sospetti quando al ritorno da scuola il ragazzino racconta sconcertato di ragazzi che vorrebbero diventare ragazze e viceversa, e della possibilità di andare dal medico per cambiare il proprio sesso. I genitori vanno su tutte le furie, manifestano la loro opposizione e riferiscono il caso all’Associazione Iniziativa di protezione.

In ottobre trapela quanto avvenuto in una terza elementare di Zolilkon, dove ragazzini di 9 anni erano chiamati a indicare il proprio sesso su un documento. Oltre alla indicazioni «femmina» e «maschio» figurava anche la casella «non binario».

I genitori di un altro comune del canton Zurigo si indignano per la consegna a ragazzini di 12 anni dell’opuscolo «Hey You», in sostanza un manuale pornografico. L’opuscolo descrive metodi che si rifanno palesemente al «grooming» operato dai pedofili (leggete in proposito l’articolo «Hey You» alle pagine 2 e 3 di questo numero).

Questa è la posizione dell’Associazione Iniziativa di protezione

  • Sì, l’educazione sessuale è di competenza dei genitori ✓
  • Sì a trasmettere conoscenze sui fatti biologici che riguardano la riproduzione umana ✓
  • Sì all’insegnamento finalizzato alla prevenzione degli abusi sui minori ✓
  • Sì, alla protezione dalla sessualizzazione di bambini e adolescenti ✓
  • No alla cosiddetta «Educazione sessuale olistica» (comprehensive sexuality education) a partire dalla nascita (Standard OMS)!
  • No all’uso di concetti come «i bambini sono esseri sessuali», «i bambini hanno diritti sessuali» (IPPF), «i bambini hanno bisogno di salute sessuale»!
  • No all’attivazione sessuale dei bambini dalla nascita (nessuna «informazione» sulla masturbazione)!
  • No ad una ideologia sessuale dannosa per i bambini!

La madre di un altro comune zurighese, nel contattare l’Associazione Iniziativa di protezione, si dice sconvolta dal contenuto di «Hey You», un opuscolo che la Neue Zürcher Zeitung non ha esitato a definire un «manuale pornografico».

Di questi quattro casi avvenuti nel Canton Zurigo, l’Associazione Iniziativa di protezione ha informato, in forma anonima, la responsabile della pubblica educazione del cantone Dr. Silvia Steiner, chiedendo il suo intervento.

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L’opuscolo «Hey You» concepito per ragazzi e ragazze a partire da 12 anni è un manuale pornografico. E capita che sia distribuito anche a scuola, sotto gli occhi compiacenti dei direttori della pubblica educazione. L’Associazione Iniziativa di protezione intraprende ora azioni legali.

Grazie al nostro impegno e a un intervento in Consiglio nazionale del nostro membro di comitato Verena Herzog, il contenuto scandaloso dell’opuscolo «Hey You» è diventato di dominio pubblico. L’opuscolo, spacciato per «educazione sessuale», è a tutti gli effetti un manuale pornografico, come osserva la «Neue Zürcher Zeitung» (NZZ). Incoraggia bambini e adolescenti all’uso di dighe dentali, dildo con cintura, tappi anali ed altri giocattoli erotici. Vi sono pure dei media che hanno trattato il tema in modo assai critico.

Visto niente, sentito niente, detto niente!

E cosa fanno i responsabili dell’educazione? L’Associazione Iniziativa di protezione ha scritto una lettera a tutti i direttori cantonali dell’educazione e a Silvia Steiner, la presidente della Conferenza svizzera dei direttori cantonali della pubblica educazione (CPDE), invitandoli a impedire l’utilizzo di questo manuale pornografico per ragazzi e ragazze dai 12 anni in sù nelle scuole. Le risposte sono state tra l’evasivo e la giustificazione. Si rimanda, ad esempio, al fatto che l’opuscolo in questione non figura nell’elenco cantonale dei materiali didattici. Il che non significa tuttavia che i docenti non possano distribuire l’opuscolo «Hey You» ad allieve ed allievi.

Il tono delle risposte è suppergiù questo: «Hey You» è un opuscolo che si basa sulle conoscenze di esperti e ha lo scopo di informare gli allievi. Anche il Consiglio federale rimane evasivo nel rispondere alle domande più pressanti dell’interpellanza di Verena Herzog.

Si rafforza così l’impressione che i responsabili non prendano nemmeno posizione sui contenuti altamente problematici dell’opuscolo, preferendo nascondersi dietro a risposte formali. Il Consiglio federale passa la patata bollente ai cantoni, i direttori cantonali dell’educazione ai docenti, e i docenti agli esperti esterni. E quest’ultimi sono i portavoce del cartello della sessualizzazione precoce.

I metodi del grooming pedofilo

L’intervento delle autorità è urgente, come spiega il professor Jakob Pastötter, sessuologo rinomato a livello internazionale. Il pornomanuale «Hey you» non è affatto consono all’età e la fascia di età tra i 12 e i 18 anni è troppo ampia. L’opuscolo di Salute sessuale Svizzera apre le porte all’abuso sessuale. Secondo Pastötter, il contenuto di «Hey You» è basato sul cosiddetto «grooming», vale a dire, il tipo di approccio mirato messo in atto dai pedofili per avvicinare bambini e adolescenti. Potete scaricare il parere del professor Pastötter su «Hey You» qui: www.iniziativa-di-protezione.ch/media/scaricamento/

Da tutto ciò consegue che i docenti che consegnano l’opuscolo agli allievi mettono i panni di seduttori sessuali. Un fatto grave, che ha spinto l’Associazione Iniziativa di protezione a sporgere denuncia contro gli editori.

Denuncia contro gli editori

È insostenibile e semplicemente scandaloso che un manuale pornografico finanziato con il denaro dei contribuenti venga prodotto in grande tiratura per essere distribuito a bambini e adolescenti, e ciò persino nelle scuole. L’Associazione Iniziativa di protezione si impegna per una crescita sana dei nostri figli e promuove pertanto anche azioni legali contro i responsabili della pubblicazione.

Da un lato, l’Associazione denuncia gli editori («Salute sessuale Svizzera») e i redattori responsabili, facendo riferimento in particolare all’articolo «Atti sessuali con fanciulli (art. 187 cpv. 1 CP). È importante notare in proposito che il reato contemplato è quello del cosiddetto crimine astratto di messa in pericolo, punibile in virtù del danno che potrebbe causare, anche se il danno in sé non si è prodotto. Infatti, si tratta di tutelare, senza interferenze, lo sviluppo psico-emotivo e sessuale dei minori. Un bene di interesse giuridico preponderante secondo la giurisprudenza federale.

Non solo sono vietati gli atti sessuali con fanciulli, ma anche l’incitamento a compierli. Che è esattamente ciò che fa l’opuscolo «Hey You» incoraggiando minori di 12 anni a sperimentare la loro sessualità «provando piacere» e a trovare ispirazione con l’uso di giocattoli erotici. Il manuale pornografico non lesina nemmeno istruzioni dettagliate su come usare questi giocattoli!

Niente soldi pubblici per l’abuso sui minori!

Il culmine di questo esplicito incitamento a compiere attività sessuali è raggiunto con i riferimenti pubblicati nel capitolo «Scegliere i media con cognizione di causa», che rimandano a siti Internet e canali social dove si possono anche trovare descrizioni di pratiche perverse come il «rimming» (leccamento dell’ano) e vengono offerti workshop erotici e corsi di «bondage». Così facendo, si attirano dei minori a partire dai 12 anni a eventi con un background sessuale, dove inevitabilmente entrano in contatto con degli adulti.

Procedimento amministrativo nei confronti dell’UFSP

Oltre a sporgere denuncia, l’Associazione Iniziativa di protezione intende combattere questa follia anche sul piano del diritto amministrativo. Per questo motivo ha presentato, all Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP), una domanda per l’emanazione di una decisione impugnabile. Questo in virtù del fatto che l’UFSP finanzia con il denaro dei contribuenti la Fondazione «Salute Sessuale Svizzera», editrice dell’opuscolo pornografico. È inaccettabile che i genitori siano chiamati alla cassa per finanziare pubblicazioni che ostacolano uno sviluppo sano dei loro figli, li danneggi in modo irreparabile o li esponga addirittura al rischio di subire abusi.

Quando questi procedimenti giudiziari, così necessari, entreranno nel vivo, l’Associazione Iniziativa di protezione dovrà poter contare anche sul sostegno di numerosi sostenitori e sostenitrici.