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Elezioni 2023: su chi potremo contare?

È con piacere che mi accingo a scrivere questo mio primo rapporto da Berna per la nostra rivista Iniziativa di protezione – Attualità, riprendendo il compito dal mio ex collega in parlamento ed ex consigliere nazionale Sebastian Frehner.

Le questioni che solleva l’Associazione Iniziativa di protezione sono molto importanti. Centrale per noi è l’impegno per un’educazione sessuale giudiziosa. Un’educazione sessuale che sia consona all’età e pensata per trasmettere ai nostri adolescenti nozioni su, ad esempio, la riproduzione sessuale o i pericoli delle malattie sessualmente trasmissibili.

Ci opponiamo invece fermamente alla cosiddetta «educazione sessuale olistica» proposta dall’OMS, che espone bambini e adolescenti a un’educazione sessuale inadatta all’età, con il solo intento di trasformarli quanto prima in «esseri sessuali completi».

Da molto tempo seguiamo con apprensione l’operato dell’organizzazione privata «Salute sessuale Svizzera», sostenuta finanziariamente dalla Confederazione. Oltre alla sessualizzazione precoce nelle scuole accennata poc’anzi, quest’organizzazione fa parlare di sé con campagne a tappeto a sostegno della masturbazione e la diffusione di opuscoli di educazione sessuale che spesso e volentieri suscitano forti critiche nell’opinione pubblica.

Personalmente ritengo di essere una persona dalle idee liberali e sono dell’idea che ogni persona abbia il diritto di vivere come gli pare. Ma quando minoranze tentano, in parte anche illecitamente, di convincere una maggioranza ad adottare la loro «way of life», trovo che si stia andando troppo oltre. Quando correnti della comunità LGBT inviano delle «drag queen» a scuola per spiegare ai bambini il loro «mondo diverso», sono francamente allarmata.

E che dire di un mondo che diventa sempre più «woke»? Anche queste sono derive che non riescono a trovarmi d’accordo: perché stigmatizzare persone di etnia bianca perché scelgono un’acconciatura rasta, perché bandire romanzi come Winnetou, perché ostracizzare certe canzoni solo perché potrebbero non piacere a qualcuno? E che dire delle grandi società internazionali che espongono il logo arcobaleno e poi, senza batter ciglio, fanno affari in Arabia Saudita?

Fra meno di un anno si terranno le elezioni. Chi ci sosterrà nella lotta contro follie come quelle appena descritte? Vogliamo un’educazione sessuale ragionevole per i nostri figli, non campagne a tappeto a sostegno della masturbazione e di una educazione sessuale inappropriata, oltretutto finanziate dalla Confederazione, non vogliamo le drag queen a scuola, e vogliamo un mondo un po’ meno «woke»…

Se penso ai dibattiti in Parlamento e alle scelte di voto, sono soprattutto i rappresentanti della frazione UDC (compresa UDF), insieme ad alcuni rappresentanti del Centro, ad ispirarmi più fiducia.

Non faccio campagna per me stessa, perché non intendo ripresentarmi alle prossime elezioni. Ma sono preoccupata per i nostri bambini e adolescenti, che a Berna hanno bisogno parlamentari impegnati per il loro benessere.

Verena Herzog,
Consigliera nazionale, Frauenfeld (TG)

Padri e madri arrabbiati in vari comuni del canton Zurigo denunciano gli scandalosi tentativi di introduzione di un’ideologia sessuale pericolosa e palesemente invasiva nelle scuole frequentate dai loro figli. I metodi impiegati assomigliano al cosiddetto «grooming» messo in atto dai pedofili.

Una situazione che dovrebbe far scattare tutti i campanelli d’allarme presso la Consigliera di Stato Dr. Silvia Steiner, responsabile del dipartimento della pubblica educazione del canton Zurigo.

Nel canton Zurigo, i genitori di un bambino di 8 anni iniziano a nutrire sospetti quando al ritorno da scuola il ragazzino racconta sconcertato di ragazzi che vorrebbero diventare ragazze e viceversa, e della possibilità di andare dal medico per cambiare il proprio sesso. I genitori vanno su tutte le furie, manifestano la loro opposizione e riferiscono il caso all’Associazione Iniziativa di protezione.

In ottobre trapela quanto avvenuto in una terza elementare di Zolilkon, dove ragazzini di 9 anni erano chiamati a indicare il proprio sesso su un documento. Oltre alla indicazioni «femmina» e «maschio» figurava anche la casella «non binario».

I genitori di un altro comune del canton Zurigo si indignano per la consegna a ragazzini di 12 anni dell’opuscolo «Hey You», in sostanza un manuale pornografico. L’opuscolo descrive metodi che si rifanno palesemente al «grooming» operato dai pedofili (leggete in proposito l’articolo «Hey You» alle pagine 2 e 3 di questo numero).

Questa è la posizione dell’Associazione Iniziativa di protezione

  • Sì, l’educazione sessuale è di competenza dei genitori ✓
  • Sì a trasmettere conoscenze sui fatti biologici che riguardano la riproduzione umana ✓
  • Sì all’insegnamento finalizzato alla prevenzione degli abusi sui minori ✓
  • Sì, alla protezione dalla sessualizzazione di bambini e adolescenti ✓
  • No alla cosiddetta «Educazione sessuale olistica» (comprehensive sexuality education) a partire dalla nascita (Standard OMS)!
  • No all’uso di concetti come «i bambini sono esseri sessuali», «i bambini hanno diritti sessuali» (IPPF), «i bambini hanno bisogno di salute sessuale»!
  • No all’attivazione sessuale dei bambini dalla nascita (nessuna «informazione» sulla masturbazione)!
  • No ad una ideologia sessuale dannosa per i bambini!

La madre di un altro comune zurighese, nel contattare l’Associazione Iniziativa di protezione, si dice sconvolta dal contenuto di «Hey You», un opuscolo che la Neue Zürcher Zeitung non ha esitato a definire un «manuale pornografico».

Di questi quattro casi avvenuti nel Canton Zurigo, l’Associazione Iniziativa di protezione ha informato, in forma anonima, la responsabile della pubblica educazione del cantone Dr. Silvia Steiner, chiedendo il suo intervento.

L’opuscolo «Hey You» concepito per ragazzi e ragazze a partire da 12 anni è un manuale pornografico. E capita che sia distribuito anche a scuola, sotto gli occhi compiacenti dei direttori della pubblica educazione. L’Associazione Iniziativa di protezione intraprende ora azioni legali.

Grazie al nostro impegno e a un intervento in Consiglio nazionale del nostro membro di comitato Verena Herzog, il contenuto scandaloso dell’opuscolo «Hey You» è diventato di dominio pubblico. L’opuscolo, spacciato per «educazione sessuale», è a tutti gli effetti un manuale pornografico, come osserva la «Neue Zürcher Zeitung» (NZZ). Incoraggia bambini e adolescenti all’uso di dighe dentali, dildo con cintura, tappi anali ed altri giocattoli erotici. Vi sono pure dei media che hanno trattato il tema in modo assai critico.

Visto niente, sentito niente, detto niente!

E cosa fanno i responsabili dell’educazione? L’Associazione Iniziativa di protezione ha scritto una lettera a tutti i direttori cantonali dell’educazione e a Silvia Steiner, la presidente della Conferenza svizzera dei direttori cantonali della pubblica educazione (CPDE), invitandoli a impedire l’utilizzo di questo manuale pornografico per ragazzi e ragazze dai 12 anni in sù nelle scuole. Le risposte sono state tra l’evasivo e la giustificazione. Si rimanda, ad esempio, al fatto che l’opuscolo in questione non figura nell’elenco cantonale dei materiali didattici. Il che non significa tuttavia che i docenti non possano distribuire l’opuscolo «Hey You» ad allieve ed allievi.

Il tono delle risposte è suppergiù questo: «Hey You» è un opuscolo che si basa sulle conoscenze di esperti e ha lo scopo di informare gli allievi. Anche il Consiglio federale rimane evasivo nel rispondere alle domande più pressanti dell’interpellanza di Verena Herzog.

Si rafforza così l’impressione che i responsabili non prendano nemmeno posizione sui contenuti altamente problematici dell’opuscolo, preferendo nascondersi dietro a risposte formali. Il Consiglio federale passa la patata bollente ai cantoni, i direttori cantonali dell’educazione ai docenti, e i docenti agli esperti esterni. E quest’ultimi sono i portavoce del cartello della sessualizzazione precoce.

I metodi del grooming pedofilo

L’intervento delle autorità è urgente, come spiega il professor Jakob Pastötter, sessuologo rinomato a livello internazionale. Il pornomanuale «Hey you» non è affatto consono all’età e la fascia di età tra i 12 e i 18 anni è troppo ampia. L’opuscolo di Salute sessuale Svizzera apre le porte all’abuso sessuale. Secondo Pastötter, il contenuto di «Hey You» è basato sul cosiddetto «grooming», vale a dire, il tipo di approccio mirato messo in atto dai pedofili per avvicinare bambini e adolescenti. Potete scaricare il parere del professor Pastötter su «Hey You» qui: www.iniziativa-di-protezione.ch/media/scaricamento/

Da tutto ciò consegue che i docenti che consegnano l’opuscolo agli allievi mettono i panni di seduttori sessuali. Un fatto grave, che ha spinto l’Associazione Iniziativa di protezione a sporgere denuncia contro gli editori.

Denuncia contro gli editori

È insostenibile e semplicemente scandaloso che un manuale pornografico finanziato con il denaro dei contribuenti venga prodotto in grande tiratura per essere distribuito a bambini e adolescenti, e ciò persino nelle scuole. L’Associazione Iniziativa di protezione si impegna per una crescita sana dei nostri figli e promuove pertanto anche azioni legali contro i responsabili della pubblicazione.

Da un lato, l’Associazione denuncia gli editori («Salute sessuale Svizzera») e i redattori responsabili, facendo riferimento in particolare all’articolo «Atti sessuali con fanciulli (art. 187 cpv. 1 CP). È importante notare in proposito che il reato contemplato è quello del cosiddetto crimine astratto di messa in pericolo, punibile in virtù del danno che potrebbe causare, anche se il danno in sé non si è prodotto. Infatti, si tratta di tutelare, senza interferenze, lo sviluppo psico-emotivo e sessuale dei minori. Un bene di interesse giuridico preponderante secondo la giurisprudenza federale.

Non solo sono vietati gli atti sessuali con fanciulli, ma anche l’incitamento a compierli. Che è esattamente ciò che fa l’opuscolo «Hey You» incoraggiando minori di 12 anni a sperimentare la loro sessualità «provando piacere» e a trovare ispirazione con l’uso di giocattoli erotici. Il manuale pornografico non lesina nemmeno istruzioni dettagliate su come usare questi giocattoli!

Niente soldi pubblici per l’abuso sui minori!

Il culmine di questo esplicito incitamento a compiere attività sessuali è raggiunto con i riferimenti pubblicati nel capitolo «Scegliere i media con cognizione di causa», che rimandano a siti Internet e canali social dove si possono anche trovare descrizioni di pratiche perverse come il «rimming» (leccamento dell’ano) e vengono offerti workshop erotici e corsi di «bondage». Così facendo, si attirano dei minori a partire dai 12 anni a eventi con un background sessuale, dove inevitabilmente entrano in contatto con degli adulti.

Procedimento amministrativo nei confronti dell’UFSP

Oltre a sporgere denuncia, l’Associazione Iniziativa di protezione intende combattere questa follia anche sul piano del diritto amministrativo. Per questo motivo ha presentato, all Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP), una domanda per l’emanazione di una decisione impugnabile. Questo in virtù del fatto che l’UFSP finanzia con il denaro dei contribuenti la Fondazione «Salute Sessuale Svizzera», editrice dell’opuscolo pornografico. È inaccettabile che i genitori siano chiamati alla cassa per finanziare pubblicazioni che ostacolano uno sviluppo sano dei loro figli, li danneggi in modo irreparabile o li esponga addirittura al rischio di subire abusi.

Quando questi procedimenti giudiziari, così necessari, entreranno nel vivo, l’Associazione Iniziativa di protezione dovrà poter contare anche sul sostegno di numerosi sostenitori e sostenitrici.

Il fenomeno nasce negli Stati Uniti ed è sostenuto dai media. Parliamo delle drag queen, cioè di uomini omosessuali travestiti da donna, spesso con acconciature pacchiane, che raccontano storie gender ai bambini mettendo a rischio il loro processo di identificazione sessuale.

Un omosessuale di San Francisco travestito da donna, una drag queen appunto, nome d’arte Kitty Demure, non usa mezzi termini nel mettere in guardia i genitori dal far partecipare i loro figli a eventi di questo tipo («Iniziativa di protezione – Attualità» ne aveva già parlato in un precedente numero ):

  • La cultura delle drag queen non è roba per i bambini: è dannosa e li indottrina.
  • Non ho la più pallida idea dei motivi per cui un genitore voglia esporre suo figlio a influenze del genere.
  • Le andrebbe che una spogliarellista o una porno star influenzino suo figlio? Perché i bambini rimangono impressionati dalle drag queen!
  • Tutto ciò non ha alcun senso!
  • Il posto giusto per le esibizioni delle drag queen sono i locali notturni per adulti. Li gira tutto attorno al sesso e accadono cose sporche! E nel backstage gira gente nuda, droga e sesso.
  • Non penso sia una strada da far esplorare a suo figlio.
  • Coinvolgere un bambino nella cultura drag è un gesto estremamente irresponsabile per dei genitori.
  • Forse Lei vuole solo essere al passo con i tempi, non apparire omofobo, o non voler essere considerato un nazista!
  • Può benissimo lasciar crescere suo figlio come un bambino normale, senza esporlo a sessualità e omosessualità.
  • Tenga i suoi figli a casa.
  • Se ritiene che suo figlio debba essere intrattenuto da una persona adulta truccata e in costume, lo porti al circo o in un posto analogo.
  • Non rovini la vita di suo figlio

Tanzhaus di Zurigo: Domenica 16 ottobre 2022, un gruppo di giovani protesta veementemente all’esterno del Tanzhaus di Zurigo, dove si sta svolgendo un evento per bambini piccoli con delle drag queen1 . I manifestanti espongono pure uno striscione con la scritta «Sì alla famiglia, no all’ideologia gender».

Nell’eco mediatica che ne segue, la ‘corporazione’ dei giornalisti non riesce a fare altro che scagliarsi contro i manifestanti del gruppo «Junge Tat», che definisce perturbatori di estrema destra. Anche se non sorprende più di tanto, non può non preoccupare l’assenza di qualsivoglia critica da parte dei media mainstream alle «ore di lettura» che le drag queen offrono ai bambini. Infatti, nella Neue Zürcher Zeitung si poteva leggere, citiamo: «Avrebbe dovuto essere un’esperienza divertente». E 20 minuti titolava: «Evento per bambini perturbato…». Mi a fare notizia è solo la «minaccia dell’estremismo destra».

In seguito, è poi emerso che politici dell’UDC e dell’UDF della città di Zurigo avevano denunciato in vari postulati l’assurda idea di organizzare eventi con drag queen per i bambini a partire dai tre anni, che incoraggiano «già i più piccoli a farsi domande sul proprio sesso» e a volerlo cambiare: «Il programma mira a stimolare la forza d’immaginazione dei bambini in tenera età giocando sulla fluidità nella comprensione dell’identità sessuale nell’infanzia».

Martigny, canton Vallese: Il 29 settembre 2022, nella biblioteca di Martigny, in Vallese, la drag queen «Tralala Lita», al secolo Vincent David, racconta a bambini «storie gender» sulla diversità e la tolleranza. Una persona di fiducia dell’Associazione Iniziativa di protezione presente alla serata ravvisa il tentativo di attrarre i bambini nel mondo della sessualità adulta senza alcun motivo valido. Si tratterebbe, in sostanza, dell’ennesimo tentativo di sessualizzare dei bambini. Ricordiamo che altri eventi sono previsti a Martigny (30.11.2022, 25,3.2023, 26.4.2023 e 7,6.2023). E altri eventi ancora sono previsti o hanno già avuto luogo a Vevey (biblioteca), Friburgo (memo), Bernex (biblioteca) e Delémont (biblioteca). Si tratta di azioni che mirano ad aumentare il grado di accettazione, nell’opinione pubblica, di questi eventi deleteri.

Dove nasce questo fenomeno?

Una drag queen potrà anche sembrare una figura divertente, ma il suo messaggio è in realtà un cavallo di Troia, poiché mira alla decostruzione dei generi, a confondere l’identità infantile e a sconvolgere la famiglia borghese. L’ideologia sovversiva alla base di questo movimento nasce e si sviluppa nel sottobosco culturale gay di San Francisco e ha trovato sbocchi pure da noi in varie biblioteche pubbliche. Quanto tempo passerà prima che le drag queen entrino nei programmi didattici delle scuola dell’infanzia?

Siate vigili e segnalate all’Associazione Iniziativa di protezione i luoghi dove si esibiscono le drag queen, per permetterci di intervenire con i mezzi giuridici del caso dove necessario.

Die Verfassungs- und somit Rechtswidrigkeit des obligatorischen Sexualkundeunterrichts

Der Zwang zur Teilnahme an Sexualkundeunterricht stellt einen Eingriff namentlich in folgende Grundrechte dar:

  • Das Recht auf persönliche Freiheit des Kindes (Art. 10 BV): Die Sexualität gehört zum Kernbereich der persönlichen Freiheit. Vom Staat erzwungener Sexualkundeunterricht – d.h. die zwangsweise Konfrontation mit sexuellen Themen – greift in dieses Freiheitsrecht ein, so namentlich in das Recht, sich nicht mit einer sexuellen Fragestellung auseinandersetzen zu müssen. Sexualkundeunterricht stellt per se einen Eingriff in das Persönlichkeitsrecht der unterrichteten Kinder dar. Dafür bedarf es keiner spezifisch sexuellen Darstellungen (Bilder, Sprache, Inhalt) und auch keiner Aufforderungen zu Berührungen (Übungen, in denen sich Kinder gegenseitig berühren), wird dort aber besonders augenscheinlich.
  • Der Schutz der Kinder (Art 11 BV): Der Anspruch auf persönliche Freiheit gilt verstärkt für Kinder. Kinder sind besonderes schützenswert. Der Schutz vor Eingriffen in die persönliche Freiheit greift weiter, je jünger ein Kind ist. Der Eingriff in die persönliche Freiheit gemäss Spiegelstrich 1 wiegt in casu somit umso schwerer.
  • Der Schutz des Privat- und Familienlebens des Kindes und der Eltern (Art. 13 BV): Die Sexualität gehört dem Intim- und mithin dem Privatbereich jedes Menschen an. Der Zwang von Kindern zur Teilnahme an Sexualkundeunterricht greift in diesen Schutzbereich und in die damit verbundene Gestaltungsfreiheit der Kinder und der Eltern ein.
  • Die Glaubens- und Gewissensfreiheit der Eltern (Art. 15 BV): Die Glaubens- und Gewissensfreiheit umfasst auch das Recht auf Freiheit in der Weltanschauung. Dies umfasst das Recht der Eltern auf eine Erziehung, die im Kernbereich mit ihren Wertvorstellungen übereinstimmt. Damit umfasst es auch ein Recht der Eltern, ihre Kinder noch nicht bzw. auf individuelle Weise mit sexuellen Fragestellungen zu konfrontieren, sie mithin von staatlichem Sexualkundeunterricht fernzuhalten bzw. dispensieren zu lassen.

Es erscheint bezeichnend, dass die geistigen Väter des neuen Unterrichtskonzepts diese Grundrechtsimplikationen mit keinem Wort erwähnt haben (Grundlagenpapier Sexualpädagogik und Schule, S. 18 ff.). Das im Gegenzug propagierte Recht von Kindern auf altersspezifische Sexualerziehung (S. 30) ist eine Erfindung und findet in der Bundesverfassung keine Stütze. Dies wird auf Stufe Kindergarten besonders offensichtlich.

Eingriffe in Grundrechte können im Einzelfall gerechtfertigt sein. Sie bedürfen aber in jedem Fall einer gesetzlichen Grundlage. An einer solchen mangelt es in casu. Das Schulgesetz enthält keinen Hinweis auf den Sexualkundeunterricht an Kindergärten und Primarschulen. Entsprechend kann die neue Regelung nicht auf einen demokratischen Prozess zurückblicken bzw. ist nicht demokratisch legitimiert. Die Regelung erfolgt normativ vielmehr auf unterster Regelungsstufe (interne Rundschreiben, Verwaltungsverordnung) – Leitfaden zum Lehrplan, Handreichung –, was mit Blick auf die hier zur Diskussion stehenden Grundrechtseingriffe nicht ausreichen kann (auch nicht im sog. Sonderstatusverhältnis Schule).

Selbst wenn es eine gesetzliche Grundlage gäbe, wäre weiter kein nachweisbares, legitimes öffentliches Interesse an Sexualkundeunterricht auf Stufe Kindergarten erkennbar. Der – sodann – zwingend erforderliche Nachweis der Erforderlichkeit, Geeignetheit oder Verhältnismässigkeit der neuen Unterrichtsmethoden fehlt vollständig. Die diesbezügliche Nachweislast obläge einzig und allein den Behörden.

Sexualkundeunterricht am Kindergarten und an der Primarschule nach Massgabe der neuen rechtlichen Grundlagen des Kantons Basel-Stadt ist nach dem Gesagten verfassungswidrig und damit rechtswidrig.

Basler Sexualaufklärungs-«Leitfaden» mit Hilfe eines fragwürdigen Luzerner «Kompetenzzentrums» erstellt
Basel-Stadt orientiert sich mit seinem «Leidfaden Lernziel Sexuelle Gesundheit»

http://www.educationetsante.ch/dyn/bin/87478-90182-1-87478-90164-1-leitfaden_lernziel_sexuelle_gesundheit.pdf

an den Vorgaben des «Kompetenzzentrums Sexualpädagogik und Schule» an der PHZ Luzern. Entsprechend hat man die «Sex-Boxen» denn auch mit Materialien bestückt, die das «Kompetenzzentrum» empfiehlt: So zum Beispiel mit einem «Aufklärungsbuch für Kinder ab 5», das auf mehreren Seiten eindeutig pornografische Illustrationen und Texte enthält. Das «Kompetenzzentrum» empfiehlt es sogar bereits ab dem 4. Lebensjahr!

Das «Kompetenzzentrum» will Sexualisierung pur!
Die Pädagogische Hochschule Zentralschweiz führt in Zusammen­arbeit mit der Hochschule Luzern ein nationales «Kompetenzzentrum Sexualpädagogik und Schule»; dies im zweifelhaften Auftrag des Bundesamtes für Gesundheit – und damit unter verdeckter finanzieller Beteiligung des Steuerzahlers. Das «Kompetenzzentrum» arbeitet darauf hin, dass Sexualerziehung in den neuen, kantonsübergreifenden «Lehrplan 21» integriert und in der ganzen Schweiz auf allen Schulstufen obligatorisch wird, und zwar auf der Basis seines stark ideologisch geprägten Verständnisses von Sexualerziehung (u. a. «Gleichwertigkeit verschiedener sexueller Orientierungen und Identitäten»).

 

Veröffentlicht am 

 

Die Basler Sexboxen haben bereits hohe Wellen geschlagen. Der Sonntags-BLICK berichtete im Mai 2011 darüber, dass Basler Kinder ab vier Jahren im Schuljahr 2011/12 mittels der umstrittenen Boxen Aufklärungsunterricht erhalten sollen. Inzwischen hat sich der Kampf zwischen dem Basler Bildungsdirektor und vielen Eltern, die Widerstand leisten gegen solch rüde „Sexualkunde“ im Schulunterricht,  verschärft. Bisheriger Höhepunkt der Auseinandersetzung  war die versuchte Verhinderung der flächendeckenden Verteilung der „Petition gegen die Sexualisierung der Volksschule“ in Basel- Stadt.

Die von vier bürgerlichen Nationalräten Mitte Juni 2011 lancierte Petition wurde Ende August auch in 116‘000 Haushalte in ländlichen Gebieten der Zentralschweiz verteilt. Auf Grund der guten Resonanz wurde entschieden, die Verteilung der Petitionsbogen auch im stark betroffenen Kanton Basel-Stadt durchzuführen. Druck und Verteilung der Petitions-Broschüren wurden schnellstens vorbereitet. Bereits lag eine unterzeichnete Auftrags-Bestätigung der Direct Mail Company (DMC) für die Verteilung an 114‘000 Basler Haushaltungen vor.
Wer dann hinten herum Einfluss genommen hat, um die Verteilung in letzter Minute  zu verunmöglichen, ist noch unbekannt. Die Petenten vermuten, dass die Bremswirkung von höchster Stelle ausging. Der Vertreter der DMC liess verlauten, eine Person, die nicht genannt werden dürfe, hätte die Verteilung gestoppt.
Regierungsrat Christoph Eymann, LDP, wird in der Broschüre für sein manipulatives Vorgehen scharf angegriffen. Auch werden im Begleittext zur Petition die deftigsten Bilder aus den Aufklärungsbüchlein für die Basler Kindergärtler wiedergegeben. Es ist sehr wohl möglich, dass Eymann, der sich zurzeit im Wahlkampf befindet, die Veröffentlichung der brisanten Tatsachen mit jedem Mittel zu verhindern suchte.
DMC teilte den Petenten also mit, die Petition könne nicht verteilt werden, da ihr Inhalt nach Rücksprache mit dem Rechtsdienst der Schweizerischen Post als ‚pornografisch‘ und ‚anstössig‘ einzustufen sei. Oho!! In Schweizer Briefkästen haben also Abbildungen nichts zu suchen, die 4-jährigen Knirpsen im Kindergarten vorgesetzt werden dürfen!!?
Nur das entschiedene Vorgehen der Petenten ermöglichte, dass die Petition durch eine andere Organisation doch noch in alle Haushaltungen von Basel-Stadt verteilt werden konnte. Nun ist noch mehr Feuer im Dach bei vielen Basler Eltern. Zahlreiche von ihnen haben sich in einem Elternkomitee organisiert. Sie verlangen von Regierungsrat Eymann das Dispensationsrecht vom Sexunterricht für Kinder aus Kindergarten und Unterstufe. Dieser windet sich und laviert bei öffentlichen Befragungen. Gesuchstellende Eltern warten seit Wochen vergebens auf eine rechtsgültige Antwort von den Schulbehörden. Die Eltern des Eltern-Komitees haben sich bereits einen Anwalt genommen, weil sie sich nicht austricksen lassen wollen.
Zwischen einzelnen Eltern und dem Lehrpersonal haben sich zudem Konflikte aufgebaut. So hält z.B. eine mit einer Lebenspartnerin liierte 1.-Klass-Lehrerin unbedingt an ihrem Recht fest, trotz hängigem Dispensationsgesuch mit der Sexbox zu arbeiten. Schliesslich würden Lehrpläne und Lernziele vorliegen, welche einen solchen Unterricht erlauben.
Die Basler Eltern fahren hartes Geschütz auf gegen Bildungsdirektor Eymann. Sie werfen ihm vor, dass der geplante Sexualkundeunterricht verfassungsmässige Rechte von Eltern und Kindern verletze (Artikel 10, 11, 13, 15 BV). Da für diese Grundrechtseinschränkungen die gesetzliche Grundlage fehle, sei der Basel-Städtische Sexualkundeunterricht verfassungswidrig und somit rechtswidrig. Er müsse gestoppt werden und der verantwortliche Regierungsrat solle die politische Verantwortung für das Desaster übernehmen und sofort zurücktreten.
Mehrere zehntausend Unterschriften wurden bisher in der ganzen Schweiz für die „Petition gegen die Sexualisierung der Volksschule“ gesammelt. Nun erwartet das Petitions-Komitee weitere Tausende von Unterschriften aus Basel, Riehen und Bettingen. Am 4. Oktober wird die Petition der Präsidentin der Schweizerischen Erziehungsdirektoren-Konferenz in Bern übergeben. Aus dem Umfeld der Petenten sind auch bereits Absichten laut geworden, im Anschluss an die Petition eine Eidgenössische Volksinitiative zu lancieren.

Weitere Informationen:
Petitionskomitee «Gegen die Sexualisierung der Volksschule»
Postfach 23
8416 Flaach
Tel.    052 301 31 00
Fax.    051 301 31 03