Responsabile della strage di otto persone avvenuta in Canada non era una «donna», bensì un uomo intenzionato a cambiare sesso. Il caso solleva interrogativi sulla salute mentale e la propensione alla violenza delle persone transgender.
Il terribile fatto di sangue si è verificato il 10 febbraio scorso a Tumbler Ridge, nella provincia canadese della Columbia Britannica. Sono otto le persone che l’omicida ha ucciso, prima di togliersi egli stesso la vita. Tra queste la madre, il fratellastro, un insegnante e cinque adolescenti di età compresa tra i dodici e i tredici anni. 27 sono i feriti, secondo quanto riferito dalla polizia.
Particolare sconvolgente della vicenda, oltre all’entità della strage e alla giovane età dell’autore (appena 18 anni), è il fatto che i media avevano inizialmente attribuito il gesto a una donna. Alcuni ne riferiscono ancora oggi in questi termini o lasciano invariati i resoconti originali. È raro che una persona di sesso femminile commetta simili atti.
Problemi psichici e consumo di stupefacenti
La realtà è che nel caso dell’autore si tratta di una persona transgender, nata biologicamente uomo, ma che si identificava come donna. Secondo la polizia, era noto già da tempo per problem di salute mentale. In precedenza, era stato arrestato a più riprese e sottoposto a visite mediche. Durante gli arresti erano anche state rinvenute armi. Nel frattempo, è emerso che l’autore facesse pure uso di droghe e avesse appiccato incendi in appartamenti. Sui social media aveva svelato l’intenzione di voler intraprendere un trattamento ormonale di transizione di genere.
Il caso solleva interrogativi sulla salute mentale e la propensione alla violenza delle persone transgender. Nel n. 44 di «Iniziativa di protezione – Attualità» avevamo già sottolineato che le persone transgender hanno una maggiore propensione alla violenza rispetto agli adolescenti eterosessuali. Uno studio canadese del 2022 aveva evidenziato che «gli adolescenti transgender o che si identificano in un genere alternativo» sono il gruppo che presentano il rischio più alto di radicalizzazione violenta. Inoltre, le persone con storia di transessualismo, dopo il cambiamento di sesso presentano un rischio significativamente più elevato di mortalità, suicidio e morbilità psichiatrica rispetto alla popolazione generale. Uno studio svedese aveva già mostrato anni fa che gli uomini trans, donne, quindi, che si identificano come uomini, hanno un rischio significativamente più elevato di incorrere in condanne penali dopo un intervento chirurgico di cambio del sesso rispetto al gruppo di controllo composto da donne. Ciò indica uno spostamento verso uno schema di comportamento maschile in fatto di criminalità. Aumenterebbe inoltre la tendenza a commettere crimini violenti.
Riferendosi al recente caso canadese, l’organizzazione Queer Nations, che si oppone dichiaratamente al mainstream nei circoli omosessuali, scrive che le convinzioni relative all’attivismo per i diritti delle persone trans vengono smascherate qui come una «menzogna esistenziale», specialmente quelle secondo le quali non vi sarebbe alcun collegamento fra persone transgender o affette da disforia di genere e disturbi mentali. Inoltre, le terapie ormonali potrebbero peggiorare la situazione psichicamente instabile di queste persone.
I rischi vengono minimizzati
L’articolo di Queer Nations intitolato «Strage in Canada: transessualità e salute mentale» ricorda che negli ultimi anni sono avvenute stragi, soprattutto negli Stati Uniti, causate in taluni casi da persone legate alla realtà transgender. Pure l’assassino di Charlie Kirk aveva un tale legame. Anche se non è possible parlare di una «epidemia» di criminalità trans, colpisce la frequenza con cui persone con questo background risultano coinvolte in atti di questo tipo.
Nel caso dell’identità di genere, è fortemente criticato il principio di autodeterminazione, che non fa riferimento a criteri oggettivi, e la negazione di qualsiasi collegamento fra disforia di genere e disturbi mentali, di qualsiasi tipo essi siano.
In altre parole, l’auspicata depatologizzazione, già introdotta nella classificazione internazionale delle malattie della ICD1, è un vicolo cieco, che in casi estremi può finire funestamente, come dimostra l’esempio della furia omicida di Tumbler Ridge, amplificando oltretutto il rischio di occultare malattie mentali, ritardare trattamenti necessari e banalizzare i rischi degli interventi di riassegnazione di genere.
L’Associazione Iniziativa di protezione si oppone con forza a questa tendenza, sostiene i genitori coinvolti attraverso colloqui personali e si impegna facendo pressione sui responsabili politici affinché operino un radicale cambio di rotta. Aiutateci anche voi e segnalateci le irregolarità che avvengono presso la vostra scuola. Vi forniamo con piacere informazioni e su richiesta vi assistiamo nei contatti con i docenti di classe, la direzione scolastica o i responsabili dell’istruzione.
1 ICD (International Statistical Classification of Diseases and Related Health Problems): sistema di classificazione standard riconosciuto a livello mondiale per le diagnosi mediche.