L’avvocata Nicole Burger: «Impegnarsi contro l’ipersessualizzazione è utile, e quando all’orizzonte si profila la possibilità di dovere giustificare le proprie azioni, l‘esperienza insegna che l’agire si fa più circospetto.»
Una lobbista di Aiuto Aids St. Gallo-Appenzello oltrepassa i limiti nell’educazione sessuale e un allievo denuncia il caso, dando avvio a una causa legale e ottenendo parzialmente ragione. Anche la politica si occupa della vicenda. Il caso mostra in modo esemplare cosa non funziona e come le vittime possono difendersi.
Scorrendo gli atti, si stenta a credere ai propri occhi: ciò che viene alla luce è un vero e proprio tutorial pornografico ad
uso degli allievi delle scuole elementari. Una lobbista del centro specialistico per l’AIDS e le questioni sessuali, pre sentatasi in classe come omosessuale, aveva visitato una quinta elementare nel comune di Bütschwil Ganterschwil frequentata da bambini di dieci e undici anni. Nella lezione impartita ha oltrepassato i limiti, facendo scattare le lamen tele di uno dei giovani allievi. La «specialista» aveva trattato temi quali la donazione di sperma e la maternità surrogata, quest’ultima proibita in Svizzera. I bambini sono inoltre stati invitati a disporre dei cartoncini che rappresentavano una coppia eterosessuale e una coppia lesbica, dal loro primo incontro fino al rapporto sessuale.
La lobbista, inoltre, aveva mostrato loro un pene in 3D e una vagina in stoffa e indossato un preservativo sul pene di fronte ai bambini – di dieci e undici anni – invitandoli poi a toccare il pene di stoffa. Ha inoltre affermato che guardare film pornografici sarebbe normale a partire da una certa età e indicato agli allievi un sito Internet dove potevano trovare «la dimensione giusta del preservativo per il loro pene», come risulta dagli atti.
Coinvolgimento in atti sessuali
L’esperienza ha comprensibilmente turbato i bambini, com promettendo in modo duraturo il loro sviluppo sessuale, proseguono gli atti.
I minori sono stati coinvolti, in aula, in atti a sfondo sessuale «né voluti né richiesti».
Simili abusi nei confronti di minorenni, miranti a imporre una sessualizzazione precoce e finalizzati all’indottrina mento ideologico gender, non sono purtroppo rari nelle scuole svizzere. Ciò che rende la vicenda particolare, in questo caso, è che uno degli allievi coinvolti e i suoi genitori si sono costituiti, con successo, parte civile.
Ciononostante, la procura del Canton San Gallo non ha dato seguito alla denuncia, chiudendo il procedimento a carico della lobbista. Il ragazzo e i suoi genitori non si sono tuttavia dati per vinti e hanno inoltrato un reclamo alla camera dei ricorsi penali del Canton San Gallo. L’istanza di ricorso, con decisione del 28 maggio 2026, ha dato parzialmente ragione al giovane studente. Il caso ritorna ora all’istanza precedente per l’apertura di un procedimento giudiziario a carico della collaboratrice del centro specialistico. Parallelamente è in corso un reclamo all’autorità di vigilanza presso il Dipartimento dell’educazione.
Rilevanza penale
L’avvocata Nicole Burger, patrocinatrice dello student delle elementari e dei suoi genitori, è soddisfatta della vit toria di tappa.
Che conferma quanto «l’impegno contro l’ipersessualizzazione sia utile.
Le scuole e le organizzazioni esterne, quest’ultime spesso incaricate di svolgere le lezioni di educazione sessuale, non possono trasmettere contenuti a piacimento senza supervisione».
La camera dei ricorsi penali ha affermato in modo inequivocabile che mostrare contenuti pornografici può «avere conseguenze sotto il profilo penale». La questione dovrà ora essere approfondita dal pubblico ministero.
Le scuole devono informare i genitori
La vicenda, riportata dalla Weltwoche e da altri media, è nel frattempo diventata un caso politico. I consiglieri cantonali Heinz Herzog (UDF) ed Esther Granitzer (UDC) hanno presentato una mozione volta a garantire la presenza di un insegnante qualificato durante le lezioni di educazione sessuale, nonché il coinvolgimento e la piena informazione dei genitori prima delle lezioni previste. Alle organizzazioni esterne con un background ideologico o attivista non dovrebbe più essere concesso l’accesso alle scuole elementari, e nessun minore dovrebbe essere ostacolato nel proprio sviluppo personale da contenuti inappropriati.
Nella sua risposta del 19 maggio 2026, il Consiglio di Stato si limita ai formalismi. Osserva, tuttavia, che le scuole e gli insegnanti sono responsabili dei contenuti didattici trasmessi, anche quando le lezioni sono condotte da personale esterno. Inoltre, le scuole sono tenute a informare i genitori in anticipo, per iscritto o oralmente, sulla natura, sulle modalità di attuazione e sugli obiettivi delle lezioni di educazione sessuale.
Coinvolgere le direzioni scolastiche
L’avvocata Burger spera quindi che «la decisione della camera dei ricorsi penali, unitamente alla presa di posizione del Consiglio di Stato, contribuisca a fare in modo che in futuro le direzioni scolastiche informino in tempo utile i genitori sui contenuti e i materiali impiegati nelle lezioni». Ai genitori si consiglia di partecipare agli eventi o alle riunioni informative e porre domande critiche. Qualora vi siano elementi che facciano ritenere che i contenuti non poggino su basi scientifiche o non siano trasmessi tenendo conto dell’età dei destinatari, occorre intervenire senza indugio presso la direzione scolastica o il Consiglio comunale. Agli allievi deve essere comunicato chiaramente e in anticipo che sono liberi di lasciare l’aula se non si sentono a loro agio.
Ad ogni buon conto, «quando all’orizzonte si profila la possibilità di dover giustificare le proprie azioni, l’esperienza insegna che l’agire si fa più circospetto.»
Immagine: ahsga.ch
Imperdonabile: Aiuto AIDS di San Gallo - Appenzello pubblicizza
sulla sua homepage il controverso opuscolo porno «HEY YOU»
Iniziativa di protezione come punto di contatto
Il caso di Bütschwil mostra che vale la pena opporsi e far valere i propri diritti. Non si deve lasciare campo libero alle scuole e ai propagandisti di organizzazioni esterne.
Notiamo con un certo disappunto che il Consiglio di Stato sangallese evita completamente di esprimersi su questioni quali la conformità del piano didattico o l’adeguatezza all’età di contenuti quali la maternità surrogata, il consumo di materiale pornografico o le dimensioni di un preservativo a bambini dai dieci agli undici anni. In tal modo il Consiglio di Stato dà a intendere, da una parte, di non voler limitare l’autonomia decisionale della scuola, dall’altra, però, di trascurare il proprio dovere di diligenza nei confronti degli allievi.
Restiamo vigili e segnaliamo i contenuti inappropriati. L‘Associazione Iniziativa di protezione funge anche da punto di contatto offrendo aiuto alle persone coinvolte: Tel. 061 702 01 00, info@iniziativa-di-protezione.ch