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Cittadino svizzero esprime la sua opinione sul movimento LGBTQ e finisce in carcere! È successo nel canton Berna.

Nel canton Berna, un innocente cittadino è finito dietro le sbarre per avere affermato che esistono solo uomini e donne e che i bambini dovrebbero essere protetti dall’ideologia gender. Sempre più genitori si rivolgono all’Associazione Iniziativa di protezione in cerca di aiuto e perché stanchi di questa pericolosa forma di condizionamento nelle scuole.

Il caso ha destato scalpore a livello internazionale. Nel canton Berna, un semplice artigiano e innocente cittadino finisce in carcere per dieci giorni per aver pubblicato sui social media l’affermazione secondo cui «se fra 200 anni si riesumassero persone transgender, gli scheletri rinvenuti apparterrebbero «soltanto a uomini e donne»; tutto il resto sarebbe una «malattia mentale indotta dal piano di studi».

La procura del Canton Berna lo ha condannato per discriminazione e incitamento all’odio e al pagamento di una multa di 2500 franchi, oltre che al pagamento immediato di una multa accessoria – una sorta di monito voluto per aumentare l’effetto della pena – di 500 franchi e spese di giustizia di 800 franchi.

Disponendo di un reddito modesto, il condannato ha scelto di scontare la pena in carcere.

L’articolo sul razzismo conduce in un vicolo cieco

La sua opinione l’aveva condivisa sotto un post su Facebook con cui il consigliere nazionale UDC Andreas Glarner stigmatizzava «la follia LGBTQI e woke, l’asterisco gender, i molesti attivisti pro clima che si incollano alle strade» chiedendosi per quanto tempo ancora la maggioranza silenziosa avrebbe tollerato queste «aberrazioni».

L’assurdità del caso bene illustra l’impasse in cui la Svizzera è venuta a trovarsi con il discutibile articolo sul razzismo, che ora criminalizza anche le (presunte) discriminazioni sulla base dell’etnia, della religione o dell’orientamento sessuale. A quanto pare, anche le dichiarazioni sull’identità di genere ricadono ora sotto il citato articolo.

Il cittadino condannato non si è lasciato intimidire difendendosi con argomentazioni razionali. Alla polizia aveva dichiarato che la sua affermazione non aveva alcun carattere «sessista o razzista» e che la maggior parte della popolazione condivide questa opinione.

Un’azione orchestrata dalla lobby transgender

Come risulta dagli atti dell’indagine, di cui l’Associazione iniziativa di protezione ha preso visione, varie persone in cantoni diversi hanno presentato, quasi in contemporanea, denunce praticamente identiche contro l’uomo, il che lascia supporre che dietro alla mossa non vi siano singoli individui, bensì una lobby. Non tutte le procure, tuttavia, si sono lasciate influenzare da questa campagna coordinata. Molte hanno respinto le denunce come infondate. Ma non la procura del Canton Berna, regione di Emmental-Oberaargau, che ha accolto il procedimento. Il procuratore Remo Leibundgut ha condannato l’uomo con un decreto d’accusa. Fra le motivazioni si legge che l’imputato, nel suo commento pubblicato su Facebook, «ha pubblicamente dileggiato il gruppo di persone della comunità LGBTQ sulla base del loro orientamento sessuale in un modo lesivo della dignità umana».

Basta condizionamenti nelle scuole!

Rivelatrice è stata la dichiarazione fatta in precedenza dal concittadino incarcerato durante l’interrogatorio della polizia, quando ha affermato che l’ideologia gender veniva già «insegnata a scuola».

È un’affermazione che l’Associazione Iniziativa di protezione condivide in pieno sulla base delle sue esperienze quotidiane sul campo. Riceviamo con sempre maggiore frequenza lettere da genitori che si lamentano dell’ideologia gender trasmessa nelle scuole e persino già negli asili nido e sono alla ricerca di aiuto (vedi informazioni nel riquadro seguente).

Ideologia gender nelle scuole: offriamo consulenza e aiuto!

L’ideologia transgender si sta diffondendo senza freni nelle istituzioni educative statali. Riceviamo sempre più spesso segnalazioni in questo senso e richieste di aiuto da parte dei genitori. La lobby transgender, con il compiacente sostegno di direttori dell’educazione, direzioni scolastiche, insegnanti e personale ausiliario, non si ferma nemmeno davanti ai più
piccoli accuditi negli asili nido. L’Associazione Iniziativa di protezione assiste interessati e persone in cerca di aiuto con competenza, offrendo consulenza specialistica. Contattateci se i vostri figli sono esposti a tali condizionamenti! Ci rallegriamo per la vostra richiesta di contatto.

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In questa edizione di «Iniziativa di protezione – Attualità», premiamo simbolicamente con una rosa persone e organizzazioni che con il loro comportamento esemplare si sono opposte all’ideologia gender woke. Un cactus è invece il premio per chi sostiene l’ideologia gender.

Il vincitore nella categoria «rosa» è un coraggioso padre di famiglia della Svizzera centrale che si è opposto con veemenza contro il crescente indottrinamento LGBTIQ di suo figlio. Nell’estate del 2025 aveva ricevuto dal suo commune una lettera indirizzata direttamente a suo figlio di 7 anni. La lettera si rivolgeva al bimbo con un appellativo «gender neutral» («Liebe*r» (Caro/a), facendo scattare la reazione dell’irato padre di famiglia che ha contattato seduta stante per e-mail l’ufficio mittente, chiedendo un nuovo invio con l’appellativo corretto, senza colorazioni ideologiche.

Fortunatamente, l’ufficio preposto del comune ha immediatamente soddisfatto la richiesta inviando una nuova lettera, questa volta con l’appellativo corretto e senza asterischi gender!

Passiamo ora al vincitore nella categoria «Cactus», assegnata all’agenzia di traduzione «24translate» di San Gallo. Nell’ambito del suo lavoro mediatico, l’Associazione Iniziativa di protezione aveva commissionato a 24translate la traduzione di una lettera di presa di contatto e di un dossier informativo. La risposta è arrivata a stretto giro di posta: le affermazioni contenute nel testo e pubblicate sul sito Internet dell’Associazione Iniziativa di protezione non sarebbero compatibili con le opinioni di 24translate, che ha perciò deciso di rifiutare il mandato. 24Translate afferma di non volere più tradurre, in futuro, i testi dell’Associazione Iniziativa di protezione.

L’Associazione Iniziativa di protezione non si scompone e continuerà a lavorare senza timori per la protezione dei bambini e degli adolescenti contro la sessualizzazione ideologica in tutti gli ambiti della società.

Appello: Opponetevi all’uso del linguaggio gender nel vostro comune e nelle scuole. Bastano una chiamata o una e-mail per segnalare l’avversione al linguaggio gender woke. L’Associazione Iniziativa di protezione è lieta di offrire supporto nel redigere il vostro reclamo

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Il Tribunale amministrativo federale di San Gallo

Le rane hanno più diritti dei bambini!

E quindi l’Associazione Iniziativa di protezione si rivolge al Tribunale federale

Andrea Geissbühler
Ex-Consigliera nazionale, Bäriswil (BE)

L’opuscolo di educazione sessuale HEY YOU finanziato dalla Confederazione è sotto i riflettori da mesi. Voci critiche sostengono che forza i bambini a confrontarsi con contenuti a sfondo pornografico. Il Tribunale amministrativo federale ha stabilito che l’Associazione Iniziativa di protezione non ha il diritto di contestare i sussidi milionari concessi alla Fondazione «Salute Sessuale Svizzera».

Secondo il tribunale, l’associazione non è direttamente coinvolta, dal momento che non vengono lesi i suoi diritti e la questione riguarda fondi pubblici destinati a un altro ente. Con questa sua decisione, il Tribunale amministrativo federale scarica la responsabilità come una patata bollente. Uno schiaffo alla protezione dell’infanzia: bambini e adolescenti restano abbandonati a loro stessi.

L’Associazione Iniziativa di protezione non accetta la decisione e intende portare la causa davanti al Tribunale federale per chiarire se effettivamente le possa essere negata la legittimazione. Perché, infatti, le associazioni ambientaliste da anni possono inoltrare ricorsi collettivi e bloccare praticamente qualsiasi progetto edilizio, mentre proteggere dei bambini da opuscoli sessuali inappropriati finanziati dallo Stato resta una questione sospesa nel vuoto?

HEY YOU – Educazione o porno?

La discrepanza è evidente: qualsiasi associazione dedita alla protezione della natura o degli animali, non importa quanto piccola sia, può inoltrare ricorsi e bloccare grandi progetti per anni. Ma quando si tratta dell’integrità mentale e fisica dei bambini, tutto resta nelle mani dello Stato e dei suoi protetti.

Per i critici è chiaro: HEY YOU banalizza comportamenti rischiosi, indebolisce il ruolo dei genitori e travalica i limiti di un’educazione sessuale responsabile. Il fatto che il Tribunale amministrativo federale abbia sbattuto la porta in faccia all’Associazione Iniziativa di protezione rende la questione ancora più esplosiva.

Miccia politica

La questione è destinata a suscitare nuove tensioni in parlamento. Già ora vi è chi chiede che le organizzazioni per la protezione dei bambini siano equiparate, sul piano giuridico, alle associazioni ambientaliste. È grottesco che alberi e rane siano protetti meglio dei bambini: Non accetteremo questa decisione passivamente e porteremo la questione davanti al Tribunale federale.

Gli schieramenti sono definiti: da un lato il governo, che intende mantenere l’opuscolo; dall’altro l’Associazione Iniziativa di protezione, decisa a proseguire la battaglia fino al Tribunale federale.

Resta da vedere se i giudici di Losanna daranno maggiore rilievo alla protezione dei bambini o se seguiranno i loro colleghi di San Gallo. L’unica cosa certa è che la controversia sorta attorno a HEY YOU è ormai ben più di una questione marginale sull’educazione sessuale e sta diventando un vero e proprio caso politico.

Aiutateci anche voi!

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Ex consigliera nazionale Andrea Geissbühler,
Docente di scuola dell’infanzia, agente di polizia, Bäriswil (BE)
Presidente Associazione Iniziativa di protezionezione
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della Prof.ssa Dr. Karla Etschenberg, Colonia

Le persone con tendenze pedosessuali desiderose di compiere atti sessuali «consenzienti», non violenti, con fanciulli, sia in famiglia, all’asilo nido, in una società sportiva o in qualsiasi altro posto, cercano degli stratagemmi (degli apriporta) per entrare discretamente in contatto con loro e testarne la reazione. Se usassero del materiale pornografico, potrebbero rendersi punibili e destare sospetti sia nei bambini, sia negli adulti non coinvolti che dovessero accorgersene.

Si prestano perciò in modo ideale come «apriporta» le rappresentazioni di bambini «attivi sessualmente» che mostrano i loro organi genitali in libri per l’infanzia concepiti per l’educazione alla sessualità. Poiché godono di legittimazione pedagogica, questi libri possono essere guardati e discussi insieme a un fanciullo senza destare sospetti. Se il fanciullo è interessato, simili pubblicazioni permettono di accrescere l’intimità, fino ad arrivare all’abuso «consensuale» (non servono qui ulteriori precisazioni).

Helmut Kentler, co-autore del libro «Zeig mal!» (1974), è stato un precursore nell’uso di materiale illustrativo di questo tipo. Mentre un po’ dappertutto pedagogisti e autorità sviluppano concetti per la prevenzione degli abusi, compaiono, senza che vengano messi in discussione, libri per l’infanzia che fungono da «apriporta», come quelli proposti, ad esempio, da Achse Verlag a Vienna («con il sostegno di Stadt Wien Kultur»). Citiamo tre volumi che presentano i bambini come «esseri sessuali» attivi: «Wuschelkopf und Pupspopo» (3a edizione 2024), «Bruno will hoch hinaus» (3a edizione 2024) e «Lina die Entdeckerin» (6a edizione 2024, vedi figura accanto).

Già nel 1991 il libro «Lisa und Jan» (U. Sielert1 & F. Herrath) delineava con disegni realistici la pericolosa tendenza di rappresentare fanciulli come «esseri sessuali» attivi. I libri citati ne mostrano l’evoluzione. A mio parere, è irresponsabile mostrare fanciulli in atti intimi, fornendo così a persone con tendenze pedosessuali materiali che offrono loro il pretest di avvicinarli con secondi fini, sia a casa che all’asilo nido.

Per informazioni più dettagliate:
www.iniziativa-di-protezione.ch/media/scaricamento/

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Abuso a causa di un libro illustrato

Un libro illustrato zeppo di contenuti ideologici per «i più piccoli» disponibile presso un asilo nido svizzero mostra immagini a sfondo pedo-pornografico e incita all’esplorazione reciproca delle parti intime. Prontamente si verifica un abuso. La madre del bimbo sporge denuncia. Il commento della pedagogista prof.ssa Karla Etschenberg sul libro illustrato: «Rappresentazioni del genere piacciono soprattutto ai pedofili!»

Il libro di cui stiamo parlando si intitola «Wuschelkopf und Pupspopo» (in italiano più o meno «Testolina spettinata e sederino scorreggino») e ha come sottotitolo: «Libro interattivo per i più piccoli a partire dai 18 mesi.» Interagire, in questo caso, significa guardare, esplorare e toccare corpi altrui. Il libro, destinato ai più piccoli, è molto esplicito, anche per ciò che riguarda le illustrazioni grafiche, condito com’è di immagini di bambini e adulti nudi e di svariati primi piani degli organi sessuali maschili e femminili.

La casa editrice viennese Achse elogia il libro, rimarcando che niente affascina di più i bambini nella prima infanzia del proprio corpo. Le parti del corpo umano e il loro nome sono rappresentati «in modo semplice, chiaro e adeguato alla realtà di oggi». Alette, cartoncino rigido e un linguaggio semplice danno vita a «un ottimo primo libro per tutti coloro che fanno volentieri a meno di termini antiquati e rappresentazioni etero-normative». Come se dei bambini in tenera età avessero le idee chiare sulla natura sessuale di uomo e donna e, conoscendo perfettamente il significato di «etero-normativo», volessero sbarazzarsi di quel modello.

Il libro mostra, tra le altre cose, una ragazza di colore nuda che fissa ad occhi spalancati l’organo genitale, – un pene! – che fa capolino fra le gambe spalancate di un’altra ragazza.

Denuncia per abuso all’asilo nido

Già a questo punto pare evidente quanto quest’opera in realtà rappresenti una proiezione e costituisca di fatto uno strumento ideologico: gli adulti «non etero-normativi», infatti, hanno tutto l’interesse a introdurre quanto prima i bambini – meglio se già dalla prima infanzia – in un mondo sessualizzato e orientato al piacere.

Gli effetti non hanno tardato a manifestarsi: come riportano i media e proprio secondo le intenzioni dall’editore, l’interazione tanto propagandata è stata presa talmente sul serio da un bambino in un asilo nido di un cantone della Svizzera nord-occidentale da sfociare in un abuso su un altro piccolo ospite della struttura. La madre della vittima ha sporto denuncia presso il ministero pubblico competente.

Nella denuncia si legge che la madre ha osservato come il figlio di tre anni imitasse a casa «atti sessuali con, e su, un bambolotto di sesso maschile». Nella denuncia si legge inoltre che la madre è rimasta «molto sconvolta», poiché il bambino «mai prima di allora aveva manifestato un comportamento simile». Il figlio le avrebbe poi detto «di avere compiuto questi atti perché il giorno prima, all’asilo nido, vi sarebbe stato un atto sessuale tra lui e un bambino di quattro anni». Il bambino più grande, stando alla denuncia, avrebbe «preso in bocca e succhiato il pene del figlio della denunciante». Successivamente avrebbe detto che la cosa gli «piaceva».

Si deve presumere, si legge nella denuncia, che «il figlio della denunciante abbia subito l’abuso da parte del bambino più grande poiché quest’ultimo aveva visto l’atto rappresentato nel libro ‹Wuschelkopf und Pupspopo› e voleva imitarlo.

Il caso è scandaloso sotto diversi punti di vista: non solo un bambino di tre anni è stato vittima di un abuso sessuale in un asilo nido al quale era stato affidato, ma, stando alla denuncia, vi sarebbe pure un nesso causale tra la rappresentazione contenuta nel «libro interattivo» e l’abuso che questa avrebbe ispirato.

I pedofili gioiscono

Oltre alla gravità oggettiva dell’accaduto, in particolare per la vittima, la vicenda ha una dimensione ulteriore, quella legata al mondo della pedofilia e del «grooming» (la ricerca di contatto con bambini allo scopo di abusarne). «A chi si rivolgono queste rappresentazioni?» è la domanda che si pone la pedagogista prof.ssa Karla Etschenberg. La risposta: un effetto secondario non solo possibile, bensì certo che producono simili rappresentazioni, è il piacere che procurano « a pedofili nonché ad adolescenti e adulti con inclinazioni pedosessuali».

Più avanti, la prof.ssa Etschenberg chiarisce che l’aspetto più problematico di simili rappresentazioni è che permettono «di instaurare contatti con i bambini senza destare sospetti». «Cosa si presta meglio del grooming che cresce fino a trasformarsi in abuso non violento se non un mezzo didattico per bambini in età prescolare legittimato pedagogicamente che l’amico della madre, lo zio generoso, la vicina amante dei bambini o il tirocinante porta in regalo o piglia dallo scaffale per guardarlo insieme con il bambino?»

Per alcune rappresentazioni contenute in «Wuschelkopf und Pupspopo» potrebbe persino configurarsi il reato di «posing», ovvero la divulgazione di rappresentazioni sessualizzate di bambini e adolescenti in posizioni naturali, talvolta realizzate anche con foto di bambini nudi. Il Codice penale chiarisce che la raffigurazione di bambini in pose innaturali e sessualmente esplicite è considerata pornografia infantile.

Eliminiamo queste macchinazioni dagli asili nido e dalle scuole!

Riguardo a «Wuschelkopf und Pupspopo», Etschenberg si chiede: «Le rappresentazioni qui riportate a titolo esemplificativo non mostrano forse chiaramente le caratteristiche del posing? Consideriamo forse naturale la posa di un bambino che compie un salto a gambe divaricate per vedere i propri genitali allo specchio, mostrandoli così anche al lettore?»

L’Associazione Iniziativa di protezione è sconcertata per l’impostazione e gli intendimenti di questo libro scandaloso ed esprime solidarietà nei confronti della presunta piccolo vittima di appena tre anni. L’Associazione Iniziativa di protezione fa luce sui retroscena, informa l’opinione pubblica e sostiene i genitori coinvolti ed è risoluta nell’affermare che simili perverse macchinazioni devono assolutamente starsene alla larga dagli asili nido e dalla scuola!

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La rivendicazione di un politico tedesco: «Si proibisca la pedagogia sessuale negli asili nido!»

In un rimarchevole discorso un politico tedesco esponente dell’AfD è intervenuto a proposito di un grosso scandalo di abusi sessuali prodottosi nella pittoresca città di Lünen, nel Nordreno-Vestfalia, parlando del legame fra sessualizzazione precoce e abusi sessuali. L’Associazione Iniziativa di protezione nutre la speranza che un analogo atteggiamento critico nei confronti della sessualizzazione precoce faccia presto breccia anche nei parlamenti cantonali svizzeri.

Il 7 luglio 2025, il sindaco Kleine-Frauns della città tedesca di Lünen annuncia che non si sarebbe più candidato a seguito dello scandalo di abusi che ha travolto il suo vice di lunga data Daniel Wolski, presidente dei giovani socialisti della SPD (Jusos), reo di avere abusato sessualmente di minori, anche pagandoli. Wolski adescava adolescenti via chat al fine di ottenere immagini di nudo e rapporti sessuali. Sui suoi supporti digitali erano stati rinvenuti foto e video pornografici di bambini e adolescenti. Dopo una completa confessione, il 14 maggio 2024 Wolski era stato condannato a tre anni e mezzo di reclusione.

Sessualizzazione precoce e abuso sessuale

Il deputato Zacharias Schalley reagisce all’arresto del vice sindaco dell’SPD con un incisivo discorso1 al Landtag del Nordreno-Vestfalia, accusando la SPD di «perseguire da anni una politica che asseconda questi animali» aggiungendo che «la sessualizzazione precoce è divenuta una dottrina di stato». Critica anche gli standard dell’OMS, che definiscono i bebè «esseri sessuali» che «dovrebbero masturbarsi già in tenera età». Negli asili nido verrebbero introdotti «concetti sessuali anomali», tra l’altro con l’allestimento di «spazi per i giochi del dottore», dove avverrebbero persino «pratiche orali sugli organi genitali».

Stando a Schalley, a Burscheid, nel Nordreno-Vestfalia, sarebbero state distribuite «tabelle dei toccamenti» sulle quali i bambini dovrebbero indicare dove e da chi vogliono essere «toccati nelle parti intime».

«Sradicate gli standard dell’OMS!»

I bambini potevano anche crociare una casella per indicare se volevano essere toccati dall’educatore o dallo zio sul «pene o la vagina». Considera peraltro irrealistica l’affermazione secondo la quale i bambini, a tutti gli effetti facilmente manipolabili, potrebbero dire «no». Fa poi riferimento a una citazione dell’ex cancelliere tedesco SPD Olaf Scholz sul fatto di «conquistare la sovranità sull’educazione dei bambini già dalla culla».

Il deputato Schalley critica fortemente gli attivisti trans che organizzano incontri di lettura per bambini con drag queen. «Se i bambini imparano in un libro per bambini gender che è bello provare ‹del formicolio nella vulva›, il bambino troverà poi molto difficile resistere ad un abuso.

«smettere di assecondare le cerchie pedofile»

Alla fine del suo discorso, Schalley invita i deputati dell’SPD e tutti gli altri politici a «porre fine a questo andazzo malato» e a «smettere di assecondare le cerchie pedofile», terminando infine con un appello: «Sradicate gli standard dell’OMS, vietate la pedagogia sessuale negli asili nido e fermate la propaganda trans».

1 Discorso: trovate qui il video del forte intervento (in tedesco): www.schutzinitiative.ch/medien/videos/

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Il 1° novembre 2024 è entrata in vigore in Germania la legge sull’autodeterminazione. Donne e bambine devono ora stare attente quando usano un servizio igienico pubblico. Nei locali di ristoranti, alberghi, negozi, cinema, bagni termali o saune finora riservate al gentil sesso, può ora entrare, in qualsiasi momento, una specie particolare di uomo: la «donna trans». Palese il rischio di violenze e abusi ad opera di criminali sessuali. Il mancato rispetto della legge sull’autodeterminazione può inoltre essere sanzionato con multe elevate.

Da inizio novembre, in Germania ogni cittadino può modificare a piacimento il proprio genere e nome con una semplice richiesta a voce. Non servono esami medici o psicologici. E la legge si applica anche ai minori! Per i bambini da 0 a 14 anni di età, solo i genitori possono richiedere il cambiamento di genere presso l’ufficio dello stato civile. Gli adolescenti a partire dai 14 anni possono invece farne richiesta autonomamente. In caso di disaccordo con i genitori, interviene un tribunale familiare, che con sentenza giudiziale potrà approvare la richiesta di cambiamento del genere e del nome al posto dei genitori.

Numerosi medici, giuristi e raggruppamenti femministi e cristiani respingono la legge sull’autodeterminazione per importanti motivi.

Persino la relatrice speciale giordana delle Nazioni Unite per la violenza contro le donne e le ragazze, Reem Alsalem, invita la Germania a porre immediatamente in atto misure a tutela degli spazi riservati alle donne, citando la necessità di prevenire gli abusi da parte di criminali sessuali e violenti. Alsalem è anche preoccupata per il divieto di divulgare, ricercare o indagare il sesso effettivo di una persona. Possono infatti essere comminate multe fino a 10’000 euro!

La nuova legge avrà effetti imprevedibili sulla libertà di espressione, di coscienza e di religione. Inoltre, l’assenza di un adeguato accompagnamento terapeutico spalanca la porta agli interventi di riassegnazione di genere sui bambini.

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Il caso di Ginevra: solo uno fra tanti?

Andrea Geissbühler
Ex-Consigliera nazionale Bäriswil (BE)

Fin dalla sua fondazione, l’Associazione Iniziativa di protezione si impegna per il benessere di bambini e adolescenti. Cosa significhi benessere del fanciullo, lo dice l’articolo 3 della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, che la Svizzera ha ratificato nel 1997 e posto in vigore nel marzo di quello stesso anno. La citata convenzione afferma testualmente: «In tutte le decisioni relative ai fanciulli, di competenza delle istituzioni pubbliche o private di assistenza sociale, dei tribunali, delle autorità amministrative o degli organi legislativi, l’interesse superiore del fanciullo deve essere una considerazione preminente.»

Un altro elemento chiave in questo ambito è l’articolo 9 della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, che stabilisce il principio secondo cui i minori non devono essere separati dai genitori.

È proprio riferendosi al benessere di fanciulli e adolescenti che la lobby LGBTQ+ sta tentando di forzare, in Svizzera, la cosiddetta «transizione sociale» (riassegnazione del sesso) di bambini e adolescent – si noti, a insaputa dei genitori. I genitori, quindi le persone di riferimento più vicine ai ragazzi che a scuola scelgono la «transizione sociale» assumendo nomi e pronomi o indossando abiti che non corrispondono al loro sesso biologico, dovrebbero tuttavia restare all’oscuro dell’avvenuta «transizione». Dei casi di transizione sociale occulta sono all’origine di una recente lettera di protesta inoltrata da alcuni genitori alla direttrice del dipartimento della sanità e Consigliera di stato del canton Zurigo Natalie Rickli.

Ad ogni buon conto, chi pensa che sia stato toccato il fondo si sbaglia di grosso, come mostra quanto recentemente avvenuto a Ginevra, dove, con il pretesto di tutelare il «benessere del fanciullo», l’autorità di protezione dei minori e degli adulti (APMA) del cantone aveva sottratto all’autorità parentale una ragazza, nel frattempo sedicenne, che aveva manifestato un «disturbo dell’identità sessuale». La colpa dei genitori? Non erano d’accordo né con la «transizione sociale» a scuola, né con l’assunzione da parte della figlia di ormoni per bloccare la pubertà. ADF International, un’organizzazione per la protezione legale gratuita con sede a Vienna, sta nel frattempo assistendo i genitori ginevrini in lotta contro le autorità per riavere loro figlia.

Un caso, questo, che mostra in modo inequivocabile come l’ideologia transgender stia inquinando le nostre istituzioni e, in particolare, i nostri tribunali. Richiamo a riguardo un caso di giugno 2023, quando il Tribunale federale, presieduto da un giudice PS, aveva stabilito che il licenziamento di un insegnante, che si rifiutava costantemente di rivolgersi a una ragazza con il nome di ragazzo che aveva scelto e di usare per lei pronomi maschili, era ammissibile. Come se non bastasse, l’organizzazione lobbista Transgender Network Switzerland (TGNS) ha divulgato un opuscolo di 32 pagine dal titolo «Best-Practice-Leitfaden für eine Transition in Schule und Ausbildung» (Linee guida delle best practice per la transizione a scuola e negli istituti formativi). Ecco un esempio di domanda per gli insegnanti: «Una studentessa ha scelto di fare una transizione sociale. Cosa faccio se i genitori si oppongono?» Risposta: «In un caso del genere, raccomandiamo ai docenti o alla scuola di prendere contatto con TGNS per ottenere consigli e chiarire i margini di azione.»

Noi, però, siamo intenzionati a cambiare le carte in tavola: vi sono anche da voi dei casi di «transizione sociale», o siete a conoscenza di casi di divulgazione dell’ideologia transgender nella scuola frequentata dei vostri figli? Contattate oggi stesso l’Associazione Iniziativa di protezione (Tel. 061 702 01 00, info@iniziativa-di-protezione.ch) per ricevere un sostegno rapido e gratuito per il benessere – quello vero – di vostro figlio o vostra figlia.

Andrea Geissbühler, Ex-Consigliera nazionale, presidente
dell’Associazione Iniziativa di protezione, Bäriswil (BE)

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Sempre più spesso, i libri illustrati per bambini relegano in secondo piano la famiglia naturale preferendovi i modelli di «famiglia» alternativi e ideologici della «diversità» caldeggiati dalla propaganda transgender. In un asilo nido di Lucerna, un padre di famiglia scopre persino informazioni sui metodi di inseminazione artificiale e sulla maternità surrogata, che è vietata in Svizzera. Indignato per quanto scoperto, si rivolge all’Associazione Iniziativa di protezione.

«Un bebè! Come nasce una famiglia» è il titolo del libro che un padre di famiglia trova in un asilo nido di Lucerna portandovi suo figlio. Ad insospettirlo non sono solo i colori dell’arcobaleno, ma anche il titolo del libro.

La «diversità» sociale è celebrata a tutto tondo nella pubblicazione. La costellazione familiare naturale uomodonna-bambini è minoritaria fra le dieci diverse forme di «famiglia» presentate. Le raffigurazioni comprendono un uomo single con un bambino e due donne single, una con un bambino, l’altra con dei gemelli. Vengono presentate anche coppie omosessuali maschili e femminili con bambino. Ciò che non può mancare in questa società della «diversità», sono
una donna con il velo e un buon numero di coppie interculturali dalle etnie più disparate. Il messaggio è chiaro: non servono più un padre e una madre per mettere al mondo dei bambini: bastano «un ovulo, uno spermatozoo e un utero»!

Il libro illustrato spiega che il bambino cresce «nella panica di una persona» e che viene «messo al mondo da una persona». L’eliminazione del concetto di «madre» è un atto profondamente misogino e ostile alla famiglia, che degrada inoltre la donna a macchina partoriente. Al tempo stesso, il linguaggio scelto suggerisce che il nascituro nel grembo materno non sia né un essere umano, né una persona.

Il libro ci dice anche che man mano che i bambini crescono, «alcune persone scoprono che il loro sesso biologico non è il sesso al quale sentono di appartenere» e che vi siano quindi persone che decidono di «allineare il loro aspetto esteriore a ciò che provano». Per i bambini, più nociva di così la propaganda transgender non può essere!

Persino la maternità surrogata, estremamente controversa e vietata in Svizzera (vedi riquadro), è descritta, in modo completamente acritico, come una semplice possibilità in più, diffondendo peraltro un messaggio politico dal significato totalmente incomprensibile ai bimbi di quella età.

Care lettrici, cari lettori, se scoprite macchinazioni ideologiche di questo tipo all’asilo nido o alla scuola dell’infanzia, vi preghiamo di informarne l’Associazione Iniziativa di protezione.

«Mi compro un bambino: lo squallido business delle madri surrogate»

Conferenza di Birgit Kelle
Sabato 9 novembre 2024, ore 14:00
Hotel Arte, Olten
Iscrizione: info@neuer-ruetlibund.ch

Birgit Kelle è giornalista, scrittrice e madre di quattro figli e nel panorama mediatico tedesco è molto richiesta quale esperta su temi relativi al genere e temi di politica riguardanti le donne e la famiglia.

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Dr. Eithan Haim

Negli Stati Uniti impazza l’ideologia transgender. Le vittime sono spesso adolescenti ai quali viene reso fin troppo facile l’accesso alla chirurgia per il cambio di sesso, a volte anche a insaputa dei genitori. Medici critici lanciano l’allarme e parlano di mutilazione di adolescenti. In Svizzera non siamo ancora a questo punto, ma sempre più spesso vengono alla luce gli eccessi dell’ideologia transgender e le minacce che incombono sui minori nelle scuole e nelle cliniche.

In Texas, il coraggioso chirurgo Dr. Eithan Haim e la sua famiglia pagano a caro prezzo l’avere portato a conoscenza dell’opinione pubblica un programma medico transgender segreto che si rivolge a centinaia di minori dagli 11 anni in su. Alle 7 di una mattina di inizio giugno bussano alla sua porta tre Marshals americani pesantemente armati. La visita è intimidatoria: gli agenti notificano al Dr. Haim che è stato incriminato dal Dipartimento di giustizia USA dell’amministrazione Biden e che rischia una multa fino a 250’000 dollari e 10 anni di carcere.

Le spese legali del dottor Eithan Haim hanno nel frattempo superato i 300’000 dollari consumando tutti i suoi risparmi. Fortunatamente, una campagna di raccolta fondi gli ha permesso di racimolare quanto basta per coprire le spese processuali.1 La stima complessiva delle spese legali che dovrà sostenere supera però il milione di dollari.

Il Dr. Ethan Haim sottolinea che i «ragazzi» soffrivano di turbe mentali deliberatamente ignorate. Invece di svolgere accertamenti medici, ai ragazzi sarebbero stati prescritti bloccanti ormonali e terapie ormonali antagoniste, preparando la strada a interventi successivi come l’amputazione di parti sane del corpo, in sostanza vere e proprie mutilazioni. Egli rimprovera agli attivisti transgender di usare un anti-linguaggio inveritiero e rispondente solo a dettami ideologici. Una medicina di questo tipo non mira alla guarigione del paziente, bensì alla sua distruzione e si basa su falsità che nulla hanno a che vedere con la scienza medica.

Per il Dr. Ethan Haim è chiaro che lo scopo del dipartimento di giustizia è mettere in guardia i potenziali «informatori» dal mettere in discussione l’ideologia politica dominante e dire come stanno in realtà le cose, pena il trovarsi a fare i conti con il «pugno di ferro statale». L’incriminazione nei suoi confronti avrebbe pertanto il solo scopo di intimidire lui e altre persone stabilendo un esempio. Il dottor Haim, ad ogni modo, non ha nessuna intenzione di piegarsi ai dettami di questa ideologia.2

In California, Seth Stemen, membro dell’organo di vigilanza sulle scuole del Marysville Joint Unified School District, ha difeso a inizio agosto 2024 in un accorato discorso i diritti dei genitori denunciando gli attacchi che lo Stato porta alla famiglia. Al centro delle sue critiche vi era una legge firmata in luglio dal governatore democratico Gavin Newsom, la cui entrata in vigore è prevista il 01.01.2025. La legge vieta alle scuole di informare i genitori dell’eventuale decisione di un allievo o un’allieva di usare un nome o un pronome di sesso opposto. Se, ad esempio, Tim improvvisamente vuole essere chiamato Tina e i pronomi e gli aggettivi che lo riguardano devono essere tutti al femminile, la scuola potrà avviare il processo di transizione sociale di genere anche a insaputa dei genitori, i quali possono essere informati solo con il consenso del minore.

Secondo Seth Stemen, la transizione sociale di genere può portare alla prescrizione di bloccanti della pubertà e di terapie ormonali antagoniste per poi arrivare anche a mutilazioni fisiche e psichiche degli adolescenti. Per ragioni ideologiche, gli interventi di «cambio del sesso» sono eufemisticamente chiamate «operazioni di riassegnazione del sesso».

Un giornalista, evidentemente contrariato, aveva qualificator di «odiosa» la presa di posizione di Seth Stemen, definendolo «transfobico», «estremista di destra» e «preoccupato solo per il suo Dio».

Seth Stemen

Possiamo partire dal presupposto che siano migliaia, ad oggi, negli Stati Uniti, le scuole che non informano più i genitori se il loro figlio o la lora figlia cambia il proprio genere sociale. Ciononostante, in California la lotta per i diritti dei genitori continuerà imperterrita, afferma il gruppo d’azione «California Family Council». Le voci delle famiglie non dovrebbero essere messe a tacere in politica e nelle aule di scuola.

In Svizzera, una coppia di genitori ha informato l’Associazione Iniziativa di protezione che nella scuola frequentata da loro figlio, nel canton Zurigo, si era proceduto, a loro insaputa, alla modifica del suo genere sociale. Scioccati per l’accaduto, hanno perso talmente fiducia nella scuola pubblica da decidere di iscrivere il figlio a una scuola privata.

A inizio anno, nove genitori avevano lanciato gravi accuse in una lettera indirizzata alla direttrice del dipartimento della sanità di Zurigo Natalie Rickli e al medico cantonale Dr. Christiane Meier. Al centro delle critiche, la Clinica per la psichiatria e la psicoterapia degli adolescenti (KJPP) di Zurigo e la sua vicedirettrice Dagmar Pauli. Il Gruppo di genitori, costituitosi nell’associazione «Verein für einen angemessenen Umgang mit Fragen zum Geschlecht bei
jungen Menschen» (AMQG/AUFG, in italiano «Associazione per un corretto trattamento delle questioni inerenti al genere nei giovani»), critica in particolare che a riguardo dei loro figli non siano state approfondite problematiche di ordine psichico prima di porre la diagnosi di disturb dell’identità sessuale. Inoltre, la subitanea transizione di genere è stata «raccomandata ed eseguita» dai medici e dai terapisti della clinica «senza il coinvolgimento dei
genitori». La clinica avrebbe inoltre esercitato pressioni sostenendo che altrimenti il minore avrebbe potuto commettere suicidio (servizio investigativo della SRF del 17.01.2024).

Elon Musk, CEO di Tesla, tra i suoi dodici figli ne ha uno che si definisce donna trans. Citazione di Musk: «Mio figlio è stato ucciso dal ‹virus woke-mind›». Musk afferma di essere stato ingannato quando a suo tempo aveva firmato i documenti per Xavier e che nel seguito sarebbe anche sorta molta confusione. Gli sarebbe infatti stato detto che suo figlio avrebbe potuto suicidarsi. Oggi suo figlio non vuole più avere nulla a che fare con il padre. Si chiama Vivian Jenna Wilson ed ha 20 anni.

L’Associazione Iniziativa di protezione si impegna a garantire negli asili nido, nelle scuole dell’infanzia e nelle scuole dell’obbligo che non vengano dispensati contenuti didattici che inducono bambini e adolescenti a intraprendere un percorso transgender fatto di «transizione sociale, bloccanti della pubertà, terapie ormonali antagoniste e amputazione di parti sane del corpo».

Il 16 agosto 2024, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha respinto la richiesta del governo Biden-Harris di modificare in una legge federale («Title IX») il significato della parola «genere» affinché includesse il concetto di «identità di genere». «La radicale ridefinizione del genere da parte del governo Biden-Harris minaccia la sicurezza e la sfera privata degli allievi», ha dichiarato un rappresentante di Alliance Defending Freedom (ADF), una ONG che si impegna a favore della libertà di religione e di opinione e per i diritti dei genitori.

1https://www.givesendgo.com/texas_whistleblower
2Dr. Eithan Haim, Texas Children’s Hospital Exposed for Illegal Gender Affirming Care, The Jordan B. Peterson Podcast N. 459