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Padri e madri arrabbiati in vari comuni del canton Zurigo denunciano gli scandalosi tentativi di introduzione di un’ideologia sessuale pericolosa e palesemente invasiva nelle scuole frequentate dai loro figli. I metodi impiegati assomigliano al cosiddetto «grooming» messo in atto dai pedofili.

Una situazione che dovrebbe far scattare tutti i campanelli d’allarme presso la Consigliera di Stato Dr. Silvia Steiner, responsabile del dipartimento della pubblica educazione del canton Zurigo.

Nel canton Zurigo, i genitori di un bambino di 8 anni iniziano a nutrire sospetti quando al ritorno da scuola il ragazzino racconta sconcertato di ragazzi che vorrebbero diventare ragazze e viceversa, e della possibilità di andare dal medico per cambiare il proprio sesso. I genitori vanno su tutte le furie, manifestano la loro opposizione e riferiscono il caso all’Associazione Iniziativa di protezione.

In ottobre trapela quanto avvenuto in una terza elementare di Zolilkon, dove ragazzini di 9 anni erano chiamati a indicare il proprio sesso su un documento. Oltre alla indicazioni «femmina» e «maschio» figurava anche la casella «non binario».

I genitori di un altro comune del canton Zurigo si indignano per la consegna a ragazzini di 12 anni dell’opuscolo «Hey You», in sostanza un manuale pornografico. L’opuscolo descrive metodi che si rifanno palesemente al «grooming» operato dai pedofili (leggete in proposito l’articolo «Hey You» alle pagine 2 e 3 di questo numero).

Questa è la posizione dell’Associazione Iniziativa di protezione

  • Sì, l’educazione sessuale è di competenza dei genitori ✓
  • Sì a trasmettere conoscenze sui fatti biologici che riguardano la riproduzione umana ✓
  • Sì all’insegnamento finalizzato alla prevenzione degli abusi sui minori ✓
  • Sì, alla protezione dalla sessualizzazione di bambini e adolescenti ✓
  • No alla cosiddetta «Educazione sessuale olistica» (comprehensive sexuality education) a partire dalla nascita (Standard OMS)!
  • No all’uso di concetti come «i bambini sono esseri sessuali», «i bambini hanno diritti sessuali» (IPPF), «i bambini hanno bisogno di salute sessuale»!
  • No all’attivazione sessuale dei bambini dalla nascita (nessuna «informazione» sulla masturbazione)!
  • No ad una ideologia sessuale dannosa per i bambini!

La madre di un altro comune zurighese, nel contattare l’Associazione Iniziativa di protezione, si dice sconvolta dal contenuto di «Hey You», un opuscolo che la Neue Zürcher Zeitung non ha esitato a definire un «manuale pornografico».

Di questi quattro casi avvenuti nel Canton Zurigo, l’Associazione Iniziativa di protezione ha informato, in forma anonima, la responsabile della pubblica educazione del cantone Dr. Silvia Steiner, chiedendo il suo intervento.

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L’opuscolo «Hey You» concepito per ragazzi e ragazze a partire da 12 anni è un manuale pornografico. E capita che sia distribuito anche a scuola, sotto gli occhi compiacenti dei direttori della pubblica educazione. L’Associazione Iniziativa di protezione intraprende ora azioni legali.

Grazie al nostro impegno e a un intervento in Consiglio nazionale del nostro membro di comitato Verena Herzog, il contenuto scandaloso dell’opuscolo «Hey You» è diventato di dominio pubblico. L’opuscolo, spacciato per «educazione sessuale», è a tutti gli effetti un manuale pornografico, come osserva la «Neue Zürcher Zeitung» (NZZ). Incoraggia bambini e adolescenti all’uso di dighe dentali, dildo con cintura, tappi anali ed altri giocattoli erotici. Vi sono pure dei media che hanno trattato il tema in modo assai critico.

Visto niente, sentito niente, detto niente!

E cosa fanno i responsabili dell’educazione? L’Associazione Iniziativa di protezione ha scritto una lettera a tutti i direttori cantonali dell’educazione e a Silvia Steiner, la presidente della Conferenza svizzera dei direttori cantonali della pubblica educazione (CPDE), invitandoli a impedire l’utilizzo di questo manuale pornografico per ragazzi e ragazze dai 12 anni in sù nelle scuole. Le risposte sono state tra l’evasivo e la giustificazione. Si rimanda, ad esempio, al fatto che l’opuscolo in questione non figura nell’elenco cantonale dei materiali didattici. Il che non significa tuttavia che i docenti non possano distribuire l’opuscolo «Hey You» ad allieve ed allievi.

Il tono delle risposte è suppergiù questo: «Hey You» è un opuscolo che si basa sulle conoscenze di esperti e ha lo scopo di informare gli allievi. Anche il Consiglio federale rimane evasivo nel rispondere alle domande più pressanti dell’interpellanza di Verena Herzog.

Si rafforza così l’impressione che i responsabili non prendano nemmeno posizione sui contenuti altamente problematici dell’opuscolo, preferendo nascondersi dietro a risposte formali. Il Consiglio federale passa la patata bollente ai cantoni, i direttori cantonali dell’educazione ai docenti, e i docenti agli esperti esterni. E quest’ultimi sono i portavoce del cartello della sessualizzazione precoce.

I metodi del grooming pedofilo

L’intervento delle autorità è urgente, come spiega il professor Jakob Pastötter, sessuologo rinomato a livello internazionale. Il pornomanuale «Hey you» non è affatto consono all’età e la fascia di età tra i 12 e i 18 anni è troppo ampia. L’opuscolo di Salute sessuale Svizzera apre le porte all’abuso sessuale. Secondo Pastötter, il contenuto di «Hey You» è basato sul cosiddetto «grooming», vale a dire, il tipo di approccio mirato messo in atto dai pedofili per avvicinare bambini e adolescenti. Potete scaricare il parere del professor Pastötter su «Hey You» qui: www.iniziativa-di-protezione.ch/media/scaricamento/

Da tutto ciò consegue che i docenti che consegnano l’opuscolo agli allievi mettono i panni di seduttori sessuali. Un fatto grave, che ha spinto l’Associazione Iniziativa di protezione a sporgere denuncia contro gli editori.

Denuncia contro gli editori

È insostenibile e semplicemente scandaloso che un manuale pornografico finanziato con il denaro dei contribuenti venga prodotto in grande tiratura per essere distribuito a bambini e adolescenti, e ciò persino nelle scuole. L’Associazione Iniziativa di protezione si impegna per una crescita sana dei nostri figli e promuove pertanto anche azioni legali contro i responsabili della pubblicazione.

Da un lato, l’Associazione denuncia gli editori («Salute sessuale Svizzera») e i redattori responsabili, facendo riferimento in particolare all’articolo «Atti sessuali con fanciulli (art. 187 cpv. 1 CP). È importante notare in proposito che il reato contemplato è quello del cosiddetto crimine astratto di messa in pericolo, punibile in virtù del danno che potrebbe causare, anche se il danno in sé non si è prodotto. Infatti, si tratta di tutelare, senza interferenze, lo sviluppo psico-emotivo e sessuale dei minori. Un bene di interesse giuridico preponderante secondo la giurisprudenza federale.

Non solo sono vietati gli atti sessuali con fanciulli, ma anche l’incitamento a compierli. Che è esattamente ciò che fa l’opuscolo «Hey You» incoraggiando minori di 12 anni a sperimentare la loro sessualità «provando piacere» e a trovare ispirazione con l’uso di giocattoli erotici. Il manuale pornografico non lesina nemmeno istruzioni dettagliate su come usare questi giocattoli!

Niente soldi pubblici per l’abuso sui minori!

Il culmine di questo esplicito incitamento a compiere attività sessuali è raggiunto con i riferimenti pubblicati nel capitolo «Scegliere i media con cognizione di causa», che rimandano a siti Internet e canali social dove si possono anche trovare descrizioni di pratiche perverse come il «rimming» (leccamento dell’ano) e vengono offerti workshop erotici e corsi di «bondage». Così facendo, si attirano dei minori a partire dai 12 anni a eventi con un background sessuale, dove inevitabilmente entrano in contatto con degli adulti.

Procedimento amministrativo nei confronti dell’UFSP

Oltre a sporgere denuncia, l’Associazione Iniziativa di protezione intende combattere questa follia anche sul piano del diritto amministrativo. Per questo motivo ha presentato, all Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP), una domanda per l’emanazione di una decisione impugnabile. Questo in virtù del fatto che l’UFSP finanzia con il denaro dei contribuenti la Fondazione «Salute Sessuale Svizzera», editrice dell’opuscolo pornografico. È inaccettabile che i genitori siano chiamati alla cassa per finanziare pubblicazioni che ostacolano uno sviluppo sano dei loro figli, li danneggi in modo irreparabile o li esponga addirittura al rischio di subire abusi.

Quando questi procedimenti giudiziari, così necessari, entreranno nel vivo, l’Associazione Iniziativa di protezione dovrà poter contare anche sul sostegno di numerosi sostenitori e sostenitrici.
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Il fenomeno nasce negli Stati Uniti ed è sostenuto dai media. Parliamo delle drag queen, cioè di uomini omosessuali travestiti da donna, spesso con acconciature pacchiane, che raccontano storie gender ai bambini mettendo a rischio il loro processo di identificazione sessuale.

Un omosessuale di San Francisco travestito da donna, una drag queen appunto, nome d’arte Kitty Demure, non usa mezzi termini nel mettere in guardia i genitori dal far partecipare i loro figli a eventi di questo tipo («Iniziativa di protezione – Attualità» ne aveva già parlato in un precedente numero ):

  • La cultura delle drag queen non è roba per i bambini: è dannosa e li indottrina.
  • Non ho la più pallida idea dei motivi per cui un genitore voglia esporre suo figlio a influenze del genere.
  • Le andrebbe che una spogliarellista o una porno star influenzino suo figlio? Perché i bambini rimangono impressionati dalle drag queen!
  • Tutto ciò non ha alcun senso!
  • Il posto giusto per le esibizioni delle drag queen sono i locali notturni per adulti. Li gira tutto attorno al sesso e accadono cose sporche! E nel backstage gira gente nuda, droga e sesso.
  • Non penso sia una strada da far esplorare a suo figlio.
  • Coinvolgere un bambino nella cultura drag è un gesto estremamente irresponsabile per dei genitori.
  • Forse Lei vuole solo essere al passo con i tempi, non apparire omofobo, o non voler essere considerato un nazista!
  • Può benissimo lasciar crescere suo figlio come un bambino normale, senza esporlo a sessualità e omosessualità.
  • Tenga i suoi figli a casa.
  • Se ritiene che suo figlio debba essere intrattenuto da una persona adulta truccata e in costume, lo porti al circo o in un posto analogo.
  • Non rovini la vita di suo figlio

Tanzhaus di Zurigo: Domenica 16 ottobre 2022, un gruppo di giovani protesta veementemente all’esterno del Tanzhaus di Zurigo, dove si sta svolgendo un evento per bambini piccoli con delle drag queen1 . I manifestanti espongono pure uno striscione con la scritta «Sì alla famiglia, no all’ideologia gender».

Nell’eco mediatica che ne segue, la ‘corporazione’ dei giornalisti non riesce a fare altro che scagliarsi contro i manifestanti del gruppo «Junge Tat», che definisce perturbatori di estrema destra. Anche se non sorprende più di tanto, non può non preoccupare l’assenza di qualsivoglia critica da parte dei media mainstream alle «ore di lettura» che le drag queen offrono ai bambini. Infatti, nella Neue Zürcher Zeitung si poteva leggere, citiamo: «Avrebbe dovuto essere un’esperienza divertente». E 20 minuti titolava: «Evento per bambini perturbato…». Mi a fare notizia è solo la «minaccia dell’estremismo destra».

In seguito, è poi emerso che politici dell’UDC e dell’UDF della città di Zurigo avevano denunciato in vari postulati l’assurda idea di organizzare eventi con drag queen per i bambini a partire dai tre anni, che incoraggiano «già i più piccoli a farsi domande sul proprio sesso» e a volerlo cambiare: «Il programma mira a stimolare la forza d’immaginazione dei bambini in tenera età giocando sulla fluidità nella comprensione dell’identità sessuale nell’infanzia».

Martigny, canton Vallese: Il 29 settembre 2022, nella biblioteca di Martigny, in Vallese, la drag queen «Tralala Lita», al secolo Vincent David, racconta a bambini «storie gender» sulla diversità e la tolleranza. Una persona di fiducia dell’Associazione Iniziativa di protezione presente alla serata ravvisa il tentativo di attrarre i bambini nel mondo della sessualità adulta senza alcun motivo valido. Si tratterebbe, in sostanza, dell’ennesimo tentativo di sessualizzare dei bambini. Ricordiamo che altri eventi sono previsti a Martigny (30.11.2022, 25,3.2023, 26.4.2023 e 7,6.2023). E altri eventi ancora sono previsti o hanno già avuto luogo a Vevey (biblioteca), Friburgo (memo), Bernex (biblioteca) e Delémont (biblioteca). Si tratta di azioni che mirano ad aumentare il grado di accettazione, nell’opinione pubblica, di questi eventi deleteri.

Dove nasce questo fenomeno?

Una drag queen potrà anche sembrare una figura divertente, ma il suo messaggio è in realtà un cavallo di Troia, poiché mira alla decostruzione dei generi, a confondere l’identità infantile e a sconvolgere la famiglia borghese. L’ideologia sovversiva alla base di questo movimento nasce e si sviluppa nel sottobosco culturale gay di San Francisco e ha trovato sbocchi pure da noi in varie biblioteche pubbliche. Quanto tempo passerà prima che le drag queen entrino nei programmi didattici delle scuola dell’infanzia?

Siate vigili e segnalate all’Associazione Iniziativa di protezione i luoghi dove si esibiscono le drag queen, per permetterci di intervenire con i mezzi giuridici del caso dove necessario.

Al campo federale degli scout di quest’anno, frequentato da 30’000 ragazze e ragazzi, sono pure stati tenuti workshop sul tema dell’orientamento sessuale. Tra gli argomenti anche un fenicottero «che non sa quale sia il suo sesso». I genitori non ne sapevano nulla. Questo modo di procedere è sistematico: la lobby LGBTIQ si sta infatti diffondendo a macchia d’olio in tutte le organizzazioni giovanili, oltretutto con il sostegno delle organizzazioni stesse!

Le proposte degli attivisti LGBTIQ al campo federale degli scout nel Goms sono trapelate con i resoconti delle esperienze vissute dai partecipanti apparsi sui giornali. La direttrice delle giovani scout di Baden ha riferito che ragazze e ragazzi avevano partecipato a un workshop proposto dall’organizzazione «Milchjugend». Erano stati affrontati temi quali «l’orientamento sessuale e soggetti del mondo LGBTIQ». Protagonista era un fenicottero «che non sapeva quale fosse il suo sesso e come affrontare la situazione». I bambini «sanno già un sacco di cose»: ad esempio, «sanno che il matrimonio non è solo tra uomo e donna e che esiste un ampio ventaglio di orientamenti sessuali». Il workshop avrebbe permesso loro di «confrontarsi con le varie identità di genere».

«Milchjugend», che ha tenuto il workshop presso il campo federale degli scout, si dichiara apertamente a favore di «mondi sessuali controcorrente». Si tratta di un’organizzazione giovanile «per lesbiche, gay, binari, transessuali, intersessuali e per tutti coloro che sono da qualche parte a metà strada fra queste definizioni o al di fuori di esse». La sua partecipazione al campo federale degli scout non è una coincidenza. «Milchjugend» collabora con varie organizzazioni giovanili. Insieme alla Federazione svizzera delle associazioni giovanili (FSAG), l’organizzazione mantello che riunisce oltre 60 organizzazioni giovanili, e alla piattaforma «Du bist du» (tu sei tu), ha preso parte al progetto pluriennale «BreakFree!», che «incoraggia l’inclusione dei giovani LGBTIQ nelle associazioni giovanili svizzere». «Du bist du» a sua volta è stata creata dall’Associazione salute sessuale di Zurigo, che si impegna a favore di persone «che convivono con l’HIV o l’AIDS».

Eterosessualità come deviazione dall’omosessualità

Il progetto «BreakFree!» ha prodotto, tra le varie cose, un «glossario» per bambini e giovani e una «Guida per persone in posizioni di responsabilità». Il glossario è stato redatto da «Milchjugend» e la guida da «Du bist du». Le maggiori organizzazioni giovanili svizzere sono state rappresentate sin dall’inizio in un «gruppo di accompagnamento» che comprendeva, oltre al movimento scoutistico svizzero, anche CeVI Svizzera e Jungwacht Blauring Schweiz. La lettura degli opuscoli ha rapidamente messo a nudo la spinta ideologica soggiacente. Dice ad esempio il glossario: «Il tuo sesso lo decide unicamente la tua identità di genere.» Il sesso biologico non ha alcuna importanza.

Un altro esempio di sottile influenzamento è la definizione di «eterosessuale»: sono definite eterosessuali le «persone che non hanno una predilezione per il proprio sesso». La condizione normale viene quindi bollata come una deviazione dall’omosessualità.

«Milchjugend» può anche considerare la diffusione della sua visione delle cose un suo diritto. Quel che è problematico, tuttavia, è che le associazioni giovanili prestino il fianco a questa propaganda senza frapporre alcun filtro, anzi, la sostengono persino attivamente. Il logo della Federazione svizzera delle associazioni giovanili fa bella mostra di sé proprio accanto a quello di «Milchjugend».

«Giro di pronomi» e asterisco gender

Ma non sono solo i bambini e gli adolescenti a essere plagiati nelle associazioni giovanili, poiché anche i responsabili sono chiamati a fare la loro parte. Per esempio, la guida citata poco sopra invita i giovani a «farsi chiamare con i nomi, i pronomi e gli articoli che desiderano». Nel giro di presentazioni si raccomanda di fare un «giro dei pronomi». Il che a quanto pare già viene fatto in alcuni scout club, ad esempio nella regione di Basilea. Più avanti si afferma: se e in quale misura «una persona transessuale equipari il proprio corpo al suo sesso biologico» è una «questione che riguarda solo la persona stessa». A questo punto è doveroso rimarcare che tutto ciò avviene in un contesto che riguarda dei minori. Inutile aggiungere che non si fa alcun cenno ai diritti e ai doveri dei genitori.

Come in qualsiasi azione propagandistica, il linguaggio ha un ruolo centrale: i responsabili delle organizzazioni giovanili sono invitati a «usare l’asterisco gender nella lingua scritta». Nella lingua parlata si può ricorrere a una «piccola pausa».

Niente più bagni e docce separati?

Oltre a queste «sovrastrutture», le associazioni giovanili sono intenzionate a cambiare anche le «infrastrutture», «spesso contraddistinte da una visione binaria dei sessi». Per esempio, «i servizi igienici, gli spogliatoi e le docce sono solitamente riservati alle sole ragazze o ai soli ragazzi». Il che però esclude tutte le persone «che non si sentono chiaramente maschio o femmina». Le associazioni giovanili vogliono dunque che tutti i giovani si cambino o facciano la doccia insieme, o pretendono che docce, servizi igienici e spogliatoi siano adattati ai bisogni di una minuscola minoranza che non riesce a capire se è maschio o femmina.

Questo esempio illustra bene fino a che punto è giunta l’aberrazione ideologica che attanaglia i dirigenti delle organizzazioni giovanili svizzere. Ma restiamo con i piedi per terra: i giovani hanno generalmente una grande comprensione per coloro che si discostano dalla norma. Persino gli attivisti LGBTIQ lo ammettono nella valutazione finale del loro progetto «BreakFree!» quando dicono: «L’inclusione di giovani queer già oggi funziona assai bene in molte organizzazioni giovanili svizzere». Tutto ciò dimostra che lo spettro delle presunte discriminazioni è ampiamente gonfiato a fini propagandistici. È giunta l’ora di trarre le giuste conclusioni e porre fine all’indottrinamento sproporzionato e nocivo dei nostri giovani.

Dia una mano anche Lei e scriva all’associazione giovanile che frequentano i suoi figli o i suoi nipoti! Può scaricare un modello di lettera e gli indirizzi direttamente tramite il codice QR o andando su:

www.iniziativa-di-protezione.ch/azioneassociazionigiovanili

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In occasione dell’assemblea annuale dell’Associazione Iniziativa di protezione svoltasi a Olten l’11 giugno 2022, il presidente dell’associazione ed ex Consigliere nazionale Toni Bortoluzzi ha ufficializzato le sue dimissioni, anticipate da qualche tempo. Nuovo presidente dell’Associazione è Jérôme Schwyzer, docente di scuola media e padre di due bambini.

Sin dalla fondazione dell’Associazione Iniziativa di protezione il 16 gennaio 2016 a Olten, l’ex Consigliere nazionale Toni Bortoluzzi si è distinto per il valido impegno nel portarne avanti le cause.

Di continuo ha posto l’accento sull’indifferenza spesso mostrata da ampie fasce della popolazione verso sviluppi sociali deplorevoli e che suscitano una reazione solo quando toccano direttamente gli interessi personali. Gli scambi di esperienze e opinioni con i consimili in seno all’Associazione Iniziativa di protezione si sono rivelati preziose opportunità di arricchimento per tutti.

Toni Bortoluzzi da tempo nutriva il desiderio di occuparsi maggiormente dei suoi dodici nipoti e del suo pronipote e aveva perciò ufficializzato le sue dimissioni in occasione dell’assemblea dei soci di quest’anno.

L’Associazione Iniziativa di protezione ringrazia Toni Bortoluzzi per il prezioso impegno profuso in questi sei anni a favore dell’integrità dei bambini e degli adolescenti e per i suoi modi affabili, sempre improntati al buon umore, ma anche rapidi e efficaci nel guidare l’associazione.

Auguriamo a Toni Bortoluzzi ogni bene per il suo meritato «pensionamento»!

Il neoeletto presidente Jérôme Schwyzer può contare su una eccellente rete di relazioni nel mondo pedagogico e della politica. Siamo certi che a 38 anni non gli mancheranno le energie nel portare avanti gli obiettivi dell’Associazione Iniziativa di protezione. Gli auguriamo pieno successo!

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Vuole un terzo sesso il Consiglio federale?

Dal 2018 in Germania è possibile scegliere «diverso» come indicazione del sesso oltre a «maschile» e «femminile». In origine l’idea era di riservare tale definizione unicamente alle persone per le quali il sesso non può essere determinato in modo chiaro. La Corte costituzionale federale ha tuttavia deciso che devono entrare in linea di conto anche fattori soggettivi. Oltre alla Germania, il terzo sesso è accettato anche in Austria, Spagna e India. Arriverà anche in Svizzera?

A partire dal 1° gennaio 2022, in Svizzera è possibile modificare il proprio sesso facendone semplicemente richiesta presso l’ufficio dello stato civile; non sono più necessari referti medici e una sentenza del tribunale. In altre parole: ogni donna può decidere di essere un uomo e viceversa. A differenza della Germania, tuttavia, da noi esistono solo le categorie «maschile» e «femminile» e non è possibile indicare un terzo sesso.

Ciò non significa però che il tema non sia oggetto di discussione anche da noi. Già nel settembre del 2018, la Consigliera nazionale dei verdi di Basilea Città Sibel Arslan aveva inoltrato un postulato al Consiglio federale chiedendo l’introduzione di un terzo sesso. Anche il Consiglio federale si era espresso a favore del postulato in vista della votazione alle camere e a breve si esprimerà sull’argomento proponendo, se del caso, una modifica della legge. È quindi prevedibile che il Parlamento sia presto chiamato a votare sull’opportunità di introdurre o meno un terzo sesso anche in Svizzera.

Effettivamente esistono persone che dal punto di vista medico non sono riconducibili a uno dei due sessi. In Svizzera ciò riguarda una trentina di bambini l’anno, meno di un neonato su mille! Tuttavia, la regolamentazione in vigore in Svizzera da inizio anno (cambio di sesso da uomo a donna e viceversa con una semplice domanda) e la prevista introduzione di un terzo sesso, aprirebbero la porta al caos e agli abusi: ogni persona potrebbe decidere se essere di sesso «maschile», «femminile» o «diverso». E, ovviamente, il sesso scelto può anche essere cambiato più e più volte a piacimento: se un uomo vuole schivare il servizio militare, a 18 anni diventa donna, più tardi «diverso» e poco prima del pensionamento di nuovo donna per accedere prima alla pensione. A chi serve un caos del genere? Oltretutto viene pure veicolata una realtà non scientifica e del tutto falsa, che nel caso di bambini nell’età dello sviluppo produce effetti nefasti e tutt’altro che favorevoli all’individuazione della propria identità.

Vorrei a questo punto, care lettrici e cari lettori, accomiatarmi da voi. Dal 20° numero in poi ho avuto il piacere di riferire da Berna per l’Associazione Iniziativa di protezione. È un’attività che mi ha fatto molto piacere, poiché considero importante l’impegno a favore dell’integrità dei nostri figli. Fino a novembre del 2019 sono stato io stesso Consigliere nazionale e ho potuto perciò riferire «live» da Berna. D’accordo con il comitato dell’Associazione Iniziativa di protezione, ho continuato a svolgere l’attività anche in seguito. È giunto però il momento di passare il testimone e il compito della stesura di questo rapporto a chi ha «un filo diretto» con Berna: è con piacere quindi che cedo il passo alla mia stimata ex collega in Parlamento, onorevole Verena Herzog, Consigliera nazionale, membro di comitato dell’Associazione Iniziativa di protezione e molto impegnata su questi temi.

Sebastian Frehner,
ex Consigliere nazionale, Riehen (BS)

Keystone-sd

L’ideologia woke, originariamente in auge presso gli studenti americani, sta contagiando l’Europa e un numero crescente di grandi imprese internazionali. Essa promuove una sorta di pensiero di gregge dai connotati razzisti mirante a dividere la società e a istituire una sorta di controllo di stampo totalitario. In Svizzera, a quanto pare, persino una grande banca come UBS sembra voler cavalcare la nuova onda. Così facendo, tuttavia, l’istituto mette a repentaglio l’importante rapporto di fiducia con i suoi clienti. L’ingenua adozione dei dettami di una propaganda tutta di marca LGBTIQ espone la banca al rischio di spiacevoli ripercussioni.

Secondo Paul Donovan, Chief Economist Global Asset Management di UBS, le imprese dovrebbero «svolgere un ruolo di primo piano nel sensibilizzare il pubblico sui temi LGBTIQ» (finews.com). Donovan rimanda al CEO di UBS Ralph Hamers e alla sua presenza al Festival Pride di Zurigo di quest’anno, svoltosi sotto il motto di «trans-diversity». La banca, che figurava come sponsor dell’evento, ha pure esposto una bandiera arcobaleno presso la sua sede centrale alla Bahnhofstrasse di Zurigo!

UBS ha da tempo scoperto il suo amore per il movimento LGBTIQ e per il politically correct, scrive la NZZ, rimarcando come UBS sia «caduta nella trappola woke». Tanto che la Banca ha persino emanato norme linguistiche interne che prevedono l’adozione di formulazioni gender-neutral nelle inserzioni, il tutto per non urtare le minoranze e le donne. La parola «logica», ad esempio, andrebbe sostituita con un altro termine dalla connotazione meno ‘maschile’. Il giornale mette in guardia da una cementazione di «pregiudizi misogini» at-traverso il controllo linguistico, che è proprio ciò che starebbe facendo UBS bandendo parole come «logica», che a loro dire scoraggerebbe le donne, per sostituirle con altre.

Essere «woke» significa essere svegli e impegnati. Si tratta di un termine di battaglia ideologico della sinistra. Sotto le spoglie della «antidiscriminazione» e della pretesa di «giustizia sociale», il nostro ordine sociale liberale basato sui valori cristiano-borghesi va combattuto a tutti i livelli per essere sostituito con un’utopia socialista.

UBS è «superwoke»

Il portale di notizie finanziarie «insideparadeplatz» definisce l’agire della banca «superwoke» e parla addirittura di «Gender Express alla Bahnhofstrasse». Parlano da sé le reazioni all’articolo «Assurdità UBS: vocabolario gender per le inserzioni di lavoro».

  • «È tutto estremamente dannoso agli affari! Riceviamo CV (= curriculum vitae) da HR (= ufficio del personale) per nulla utili, l’importante è che siano ‘diversi’!»
  • «Questa stupidaggine orwelliana si sta diffondendo sempre più, come un cancro.»

Di tenore analogo i commenti all’articolo del Tages Anzeiger «Le parole troppo maschili per UBS»:

  • «Conosco questa idiozia dai tempi della DDR e nutro una forte avversione a un simile smania di ‘correttezza’.»
  • «Il mondo di sicuro non ha bisogno di simili assurdità gender-neutrali. UBS farebbe bene a rivedere le sue priorità.»
  • «A dire il vero, per me sarebbe piuttosto un motivo per cambiare banca.»

Il controllo linguistico interno non è una coincidenza ed è voluto affinché produca degli effetti, come si evince da altre affermazioni fatte dal Chief Economist di UBS Paul Donovan.

LGBTIQ & woke, una rivoluzione culturale

Donovan parla apertamente del fatto che «la cultura vissuta sul posto di lavoro deve essere portata anche fuori dall’ufficio e influenzare il modo di pensare di cerchie più ampie della società». Le aziende non devono restare neutrali sulle questioni LGBTIQ, ma, al contrario, proseguire con il loro «impegno per l’inclusione» anche oltre il mese del pride. Donovan consiglia ad esempio agli investitori di verificare se le aziende nelle quali investono dispongono di un supporto interno o di reti di alleati per la comunità LGBTIQ.

Sono consapevoli i responsabili di UBS delle conseguenze del loro sostegno apparentemente incondizionato agli attivisti LGBTIQ e al loro programma ideologico? Pur trattandosi di piccoli gruppi, giova osservare che essi non solo godono di una ottima rete di relazioni a livello mondiale, bensì dispongono anche di fonti inesauribili di denaro, nell’ordine dei miliardi. L’obiettivo è di rendere socialmente accettabile la loro pericolosa ideologia con l’aiuto di grandi imprese quali UBS, i colossi mediatici, i responsabili ecclesiastici, persino di esponenti della politica e delle istituzioni educative («Iniziativa di protezione – Attualità» già a suo tempo ne aveva parlato).

Centrale nella perniciosa agenda LGBTIQ è l’eliminazione del concetto di una umanità divisa in due sessi, un fatto scientifico comprovato che andrebbe però eliminato e sostituito con la sensibilità soggettiva di ciascuno.

Centrale nella perniciosa agenda LGBTIQ è l’eliminazione del concetto di un umanità divisa in due sessi, un fatto scientifico comprovato che andrebbe però eliminato e sostituito con la sensibilità soggettiva di ciascuno. Con il disorienta-mento ad arte dell’identità sessuale fin dalla più tenera infanzia, anche i più piccoli dovrebbero godere del «diritto» di liberarsi sessualmente e di vivere il desiderio sessuale. Questa sessualizzazione precoce mirata è guidata principalmente da organizzazioni internazionali (vedi standard dell’OMS) e sfocia nella promozione attiva della cosiddetta «diversità sessuale» per i bambini e gli adolescenti, per arrivare persino a cose come il cambio di sesso, con conseguenze imprevedibili per l’integrità psichica e fisica dei bambini.

Se, tuttavia, al centro delle attenzioni non vi è più il benessere del cliente ma un’ideologia, la fiducia del cliente viene inevitabilmente al secondo posto: parlate con questa banca. E stiamo attenti agli inizi!

Comunicato stampa del 17 giugno 2022

L’opuscolo educativo “Hey You”, finanziato in gran parte dal governo federale, dà consigli sull’uso di giocattoli sessuali anali e “panni da leccare” a scolari di 12 anni. L’associazione Schutzinitiative chiede che non vengano sprecati i soldi dei contribuenti per queste rappresentazioni non adatte all’età. La nostra consigliera nazionale Verena Herzog chiede risposte al Consiglio federale con un’interpellanza.

Vuole essere un “opuscolo su amore, sesso, contraccezione e altro”, come recita il sottotitolo di “Hey You”. Il manuale di educazione sessuale, pubblicato dalla Fondazione svizzera per la salute sessuale (SGCH), si rivolge agli studenti a partire dai 12 anni. Bambini che non sono nemmeno adolescenti vengono incoraggiati a praticare pratiche sessuali del tutto inappropriate per la loro età e che non trovano posto nelle lezioni scolastiche. Ad esempio, ai bambini di 12 anni viene insegnato l’uso di giocattoli sessuali come dildo, vibratori e “plug anali” (citazione a pag. 35). Inoltre, agli studenti di 12 anni viene spiegato come usare un “panno per leccare” durante il “sesso orale” nell'”ingresso vaginale o anale” (citazione a pag. 48). “Un consiglio: usate del lubrificante per inumidire o fissare il panno”.

Fermare l'influenza della lobby LGBTI

Nell’opuscolo, i minorenni a partire dai 12 anni vengono spinti nel mondo del sesso di adulti o di minoranze con determinate preferenze. Un notevole spazio è dato ai temi del rapporto anale, dell’omosessualità e della transessualità. Si nota la forte influenza delle organizzazioni LGBTI, alle quali viene rivolto un “ringraziamento speciale” nell’imprinting. Questa eccessiva influenza della lobby omosessuale e LGBTI deve essere fermata.

Il consigliere nazionale Herzog chiede la revisione dei sussidi federali

La Fondazione svizzera per la salute sessuale è finanziata ogni anno con circa 800.000 franchi di fondi federali. L’associazione Schutzinitiative chiede che i soldi delle tasse non vengano usati e abusati per consigli sul sesso anale e altri tipi di sesso a bambini di 12 anni. La nostra consigliera nazionale Verena Herzog ha presentato un’interpellanza su questo tema in relazione all’opuscolo “Hey You”. In essa chiede risposte al Consiglio federale in merito all'”opuscolo di educazione sessuale inadatto e inappropriato per i bambini a partire dai 12 anni”. Il consigliere nazionale Herzog vuole sapere dal Consiglio federale, tra le altre cose, se è “disposto a riconsiderare i suoi contributi finanziari a questa organizzazione alla luce dei continui incidenti che riguardano l’SGCH”. Il quotidiano “20 Minuten” ha dedicato una storia di copertina a questo argomento (“Opuscolo: la Confederazione spiega i plugs anali ai dodicenni”).

Comitato esecutivo rafforzato con quattro consiglieri nazionali

Le discussioni politiche e mediatiche su “Hey You” dimostrano quanto sia importante l’impegno dell’associazione Schutzinitiative per un’educazione adeguata ai bambini e alle loro età e contro la pericolosa tendenza alla sessualizzazione precoce. L’associazione sta quindi rafforzando il proprio consiglio direttivo. Quattro Consiglieri nazionali sono ora rappresentati nel Consiglio di amministrazione. I nuovi eletti all’assemblea annuale dell’11 giugno 2022 a Olten sono stati il consigliere nazionale Andrea Geissbühler (SVP), il consigliere nazionale Benjamin Roduit (Die Mitte) e il consigliere nazionale Andreas Gafner (EDU). Con la rieletta Consigliera nazionale Verena Herzog (SVP) e l’ex Consigliere nazionale Sebastian Frehner (SVP), il Consiglio direttivo ha concentrato competenza ed esperienza politica. Questo aiuta l’Associazione Iniziativa di Protezione a realizzare i suoi obiettivi in modo ancora più efficace. Jérôme Schwyzer, ex insegnante di scuola secondaria e presidente della Rete degli insegnanti Svizzera, sostituisce l’ex consigliere nazionale Toni Bortoluzzi alla guida dell’associazione. Anche la rappresentanza della Svizzera francese viene ampliata. La Svizzera francese ha ora due membri del Consiglio di amministrazione.