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Saranno presto criminalizzate alcune terapie?
Andrea Geissbühler
Ex-Consigliera nazionale Bäriswil (BE)

Nell’estate dello scorso anno, le mie colleghe e i miei colleghi in Parlamento a Berna hanno ricevuto una notizia grossa grossa dal cantone di Basilea città: «Divieto alle terapie di conversione in Svizzera» era il titolo di un’iniziativa cantonale accolta dal Gran Consiglio del Cantone di Basilea città.

Promotore dell’iniziativa è un ex parlamentare del Cantone che, stando a sue stesse dichiarazioni, dal 2005 si impegna a favore della «cultura queer nella regione di Basilea» tramite la piattaforma GayBasel. Insomma, detto in termini più chiari, l’iniziativa è stata promossa da un lobbista della comunità LGBTQ.

L’iniziativa cantonale di Basilea città chiede l’introduzione a livello nazionale del divieto delle cosiddette «terapie di conversione» e l’interdizione dell’esercizio della professione ai terapisti e alle guide spirituali che le dispensano. Secondo i promotori, le «terapie di conversione» sono «terapie psicologiche che mirano a ‹invertire la polarità› della disposizione omosessuale di una persona in una tendenza eterosessuale o a cambiare l’identità di genere delle persone interessate».

Il termine «terapia di conversione» è stato scelto deliberatamente per creare confusione e rendere impossibile una discussione oggettiva sull’argomento sulla base di fatti scientifici.

Se la «autodeterminazione sessuale» tanto propagata dalla lobby LGBTQ deve essere la misura di tutte le cose, ne va da sé che il divieto delle «terapie di conversione» deve essere chiaramente respinto, poiché sarebbe diametralmente opposto a diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione federale, come il diritto alla vita e alla libertà personale (art. 10), il diritto alla libertà di credo e di coscienza (art. 15) e il diritto alla libertà d’opinione e d’informazione (art. 16). La sua attuazione sarebbe inoltre arbitraria, poiché sarebbe problematico effettuare dei controlli. Terapisti e consulenti spirituali dovrebbero vivere nella costante ansia di vedersi imposto un divieto all’esercizio della professione a causa della vaga definizione di cosa significhi «terapia di conversione» e non potrebbero più dispensare terapie a pazienti o prestare loro assistenza spirituale. In concreto, una consulenza dispensata a un giovane incerto sul suo orientamento di genere potrebbe essere interpretata come «terapia di conversione» ed essere perseguita penalmente. Va da sé che è importante garantire che chiunque possa iniziare volontariamente una terapia, e anche interromperla in ogni momento.

Basilea città è lungi dall’essere l’unico cantone a chiedere il divieto delle «terapie di conversione» a livello nazionale. Anche nel canton Zurigo lo scorso novembre è stata accolta dal Gran consiglio una mozione per un tale divieto, nonostante l’opposizione di PLR, UDC e UDF. Sarebbe invece più opportuno che le persone insicure al riguardo della propria identità di genere possano continuare a ricevere consigli in modo aperto, senza che questi vengano interpretati già in partenza come tentativi di «riorientamento sessuale».

E qui diventano evidenti anche le contraddizioni di questa ideologia sostenuta dalla lobby LGBTQ, che ignora deliberatamente la scienza: perché in presenza di una costante crescita dei premi malattia l’assicurazione malattia dovrebbe rimborsare costose operazioni di conversione sessuale, oltretutto molto incisive sull’integrità fisica di una persona, e allo stesso tempo vietare la somministrazione di consulenze professionali a persone che chiedono lumi a terapisti e guide spirituali?

Nella scorsa sessione autunnale, il Consiglio degli Stati ha lanciato un importante segnale respingendo l’incostituzionale divieto delle cosiddette «terapie di conversione». Spetta ora alle mie colleghe e ai miei colleghi del Consiglio nazionale seguire l’esempio del Consiglio degli Stati e respingere a chiare lettere questa iniziativa cantonale.

Andrea Geissbühler, Ex-Consigliera nazionale,
presidente dell’Associazione iniziativa di protezione, Bäriswil (BE)
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I fanciulli vengono esposti all’ideologia transgender già in tenera età e viene loro inculcato che potrebbero anche appartenere al sesso opposto. Al più tardi se un minore vuole risolvere i suoi problemi puberali cambiando sesso, sorge la domanda sulle conseguenze di un intervento chirurgico chiamato eufemisticamente di «allineamento del genere».

«Se consideriamo il grande numero di operazioni chirurgiche necessarie (vedi riquadro), diventa chiaro perché non vi siano finora studi sugli effetti collaterali indesiderati nei giovani», afferma il Prof. Jakob Pastötter1 contattato sulla questione da «Iniziativa di protezione – Attualità». Molti aspetti, ad esempio quelli riguardanti la tecnica chirurgica o la realtà postoperatoria (le conseguenze fisiche e psicologiche dirette) non sono state chiarite a sufficienza.

Alle conseguenze già note si sommano vari altri problemi. Il recupero post-operatorio può rivelarsi lungo ed estenuante. Le conseguenze della chirurgia di «allineamento del genere» non sono sempre innocue e possono comportare emorragie e infezioni recidivanti. Tra gli effetti indesiderati specifici vi sono problemi alla vescica e alterazioni della funzione sessuale.

Il Prof. Jakob Pastötter sottolinea inoltre che «l’establishment medico non è interessato a questioni che potrebbero mettere in discussione il loro modello di affari». E poi: a essere divulgati e messi in evidenza sono soprattutto i risultati nei quali gli interventi di cambio del sesso appaiono in una luce positiva.

Secondo Pastötter, sarebbe molto preoccupante se le autorità sanitarie statali attuassero le nuove linee guida della World Professional Association for Transgender Health (WPATH), che propongono di eliminare il limite di età per i giovani desiderosi di sottoporsi a un intervento di cambio del sesso. L’attuale proposta fissa il limite a età di 17 anni.

Interventi chirurgici di femminilizzazione

  • Aumento del seno con inserimento di protesi
  •  Femminilizzazione facciale: modifica dei tratti del viso
  •  Chirurgia vocale: accorciamento delle corde vocali per ottenere una voce più alta e femminile
  •  Rasatura tracheale per la riduzione del pomo d’Adamo
  •  Rimozione dei testicoli
  •  Rimozione/rimodellamento del pene per ottenere una sorta di vulva con inserimento di un canale vaginale e accorciamento dell’uretra
  • > complicazioni postoperatorie
  • > somministrazione di ormoni prima e dopo ogni intervento con effetti collaterali fisici e mentali potenzialmente gravi.

Interventi chirurgici di mascolinizzazione

  • Eliminazione del seno (mastectomia)
  • Rimozione dell’utero e delle ovaie
  • Rimozione della vagina e modellizzazione di un pene (falloplastica con tessuti prelevati ad esempio dal braccio o dalla coscia) e allungamento dell’uretra
  • > Complicazioni post-operatorie
  • > Somministrazione di ormoni prima e dopo ogni intervento chirurgico con effetti collaterali fisici e mentali potenzialmente gravi.

Onere finanziario dell’operazione

  • Tra 25’000 e 100’000 franchi
  • Escluso il costo per l’assunzione a vita di medicamenti per il trattamento ormonale

Secondo l’Ufficio federale di statistica, il numero di operazioni di cambio del sesso compiute annualmente
in Svizzera è raddoppiato negli ultimi tre anni e si attesta a 525 casi nel 2022.

1 Il Prof. (US) Dr. Jakob Pastötter, sessuologo e antropologo culturale, presiede la Società tedesca per la ricerca sessuale nel campo delle scienze sociali (DGSS) a Düsseldorf, in Germania

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Sarah Regez, presidente del comitato d’iniziativa, in occasione della conferenza stampa del 5 ottobre 2023 a Liestal

Un’iniziativa cantonale promossa nel cantone di Basilea Campagna mira a vietare la lingua gender nella scuola pubblica. La raccolta di firme partirà all’inizio del 2024. L’Associazione Iniziativa di protezione sosterrà gli iniziativisti. «Iniziativa di protezione – Attualità» ha parlato dell’iniziativa con la presidente del Comitato d’iniziativa, Sarah Regez.

INIZIATIVA DI PROTEZIONE – ATTUALITÀ: Che obiettivo si pone l’iniziativa cantonale?

Sarah Regez: L’iniziativa cantonale contro la genderizzazione della lingua nella scuola pubblica chiede che l’inserimento, ormai ampiamente diffuso, di caratteri speciali all’interno delle parole, come il doppio punto, il trattino, la barra, l’asterisco e altre forme analoghe, vengano bandite nelle scuole pubbliche del cantone. Lo scopo è di promuovere modalità di scrittura chiare, linguisticamente corrette, comprensibili e leggibili, che facciano uso del maschile inclusivo o prevedano la scrittura completa, in esteso, dei sostantivi in entrambi i generi.

INIZIATIVA DI PROTEZIONE – ATTUALITÀ: Quante firme devono essere raccolte entro quale lasso di tempo, e a partire da quando?

Sarah Regez: Per un’iniziativa popolare nel cantone di Basilea Campagna servono 1500 firme valide, che devono essere raccolte e consegnate entro due anni. La raccolta delle firme parte all’inizio del 2024.

INIZIATIVA DI PROTEZIONE – ATTUALITÀ: Qual è lamotivazione che la spinge a prendere pubblicamente una posizione così netta contro le genderizzazione della lingua nelle scuole?

Sarah Regez: La lingua è uno strumento straordinariamente potente, soprattutto quando si tratta di spiegare con chiarezza a un interlocutore cosa si intende. La lingua, inoltre, forma e struttura il nostro pensiero. Nelle scuole, è compito dei docenti aiutare gli allievi a sviluppare tali strutture di pensiero e insegnare modalità di comunicazione chiare. Ecco perché non vi è quasi alcun altro luogo in cui l’uso esatto della lingua sia più importante. Il linguaggio gender, tuttavia, è tutt’altro che chiaro, perché da un lato impedisce di descrivere con esattezza i significati e, dall’altro, distrae l’attenzione da contenuti didattici importanti. E, a prescindere da tutto ciò, il cosiddetto «linguaggio sensibile al genere» è grammaticalmente sbagliato e di sicuro non deve entrare nelle scuole.

INIZIATIVA DI PROTEZIONE – ATTUALITÀ: Quali sono le reazioni al suo progetto?

Sarah Regez: Una grande maggioranza delle persone reagisce molto positivamente. Il sostegno va dalle cerchie conservatrici, che tendono a favorire i modelli di ruolo classici, fino all’ala femminista progressista, che teme il sacrificio della donna in quanto soggetto sull’altare dell’ideologia gender. Tutti i gruppi concordano su un punto: la lingua gender va troppo oltre, è discriminatoria, inutile e dannosa.

INIZIATIVA DI PROTEZIONE – ATTUALITÀ: Ha già qualche anticipazione sul comitato d’iniziativa?

Sarah Regez: La nostra iniziativa si rivolge ad un ampio spettro di portatori d’interesse nei vari partiti politici e in numerosi settori apolitici. Il comitato d’iniziativa godrà pertanto di un’ampia rappresentanza.

INIZIATIVA DI PROTEZIONE – ATTUALITÀ: Si tratta solo di lingua o c’è anche dell’altro dietro lal linguaggio gender?

Sarah Regez: Sebbene l’iniziativa riguardi principalmente la lingua scritta e parlata nella scuola pubblica, vale comunque la pena interrogarsi sulle origini e gli scopi di un’ideologia che vorrebbe sbarazzarsi della dualità dei generi, e soprattutto perché questi argomenti finiscono così spesso al centro dell’attenzione nei presunti «luoghi protetti dell’infanzia» come la scuola pubblica.

Non penso sia un caso se i fautori più accaniti della lingua gender sostengano anche la distribuzione di libri con «padri incinti» per un pubblico di bambini tra i 4 e gli 8 anni, promuovano una educazione basata sulla sessualizzazione precoce e sostengano la «lettura di fiabe per fanciulli da parte di drag queen», dove, si noti, le drag queen sono uomini adulti in abiti femminili che danzano e leggono libri «speciali» per bambini.

INIZIATIVA DI PROTEZIONE – ATTUALITÀ: La genderizzazione del linguaggio si prefigge di includere le minoranze, perché vi opponete?

Sarah Regez: La lingua gender non include proprio nessuno, poiché non è affatto chiaro a chi o cosa si rivolga l’asterisco gender. È inaudito mettere paura ai bambini e farli sentire in colpa perché, non usando il linguaggio gender, potrebbero discriminare qualcuno. Ecco, tra l’altro, perché abbiamo scelto il «mostro gender» come soggetto della nostra iniziativa. L’ideologia plagia i bambini e proibisce loro di pensare liberamente, per timore di operare discriminazioni.

INIZIATIVA DI PROTEZIONE – ATTUALITÀ: Quale consiglio darebbe a padri e madri preoccupati e critici nei confronti dell’ideologia gender?

Sarah Regez: È già un bene fare parte della cerchia di genitori preoccupati che si interessano ai contenuti che vengono dispensati quotidianamente ai loro figli nella scuola pubblica. È molto importante che i genitori analizzino con attenzione le dispense e i libri di scuola che vengono consegnati ai loro figli. È anche utile assistere alle lezioni in classe, perché è l’unico modo di scoprire lo stile d’insegnamento di un insegnante. Se l’iniziativa venisse adottata, i genitori avrebbero uno strumento giuridico nelle loro mani. Ecco perché l’iniziativa ha bisogno del sostegno dei lettori di «Iniziativa di protezione – Attualità».

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Le chiese dovrebbero proteggere i bambini, non sessualizzarli precocemente!

L’educatrice sessuale Tina Reigel chiede la creazione di «angolini della masturbazione» negli asili nido e nelle scuole dell’infanzia e incoraggia i docenti a modellare genitali di plastilina con bambini di prima elementare. Di recente ha potuto persino presentare le sue aggressive tesi di educazione sessuale nientemeno che alla comunità evangelica riformata di Brügg, nel Canton Berna.

Non è mai troppo presto per i propagandisti della sessualizzazione precoce, come lo evidenzia il caso dell’educatrice sessuale e sociale Tina Reigel, che invoca una «educazione sessuale sin dall’inizio». È questo, infatti, il titolo della conferenza che ha tenuto il 10 novembre 2023 nella casa parrocchiale evangelica di Brügg, nel circondario evangelico di Bürglen, nel Canton Berna. Tina Reigel non è una persona sconosciuta. È fra le più aggressive sostenitrici della sessualizzazione precoce dei bambini (vedi «Iniziativa di protezione – Attualità» n°. 40)1. In un’intervista sulla rivista «Wir Eltern» (Noi genitori) aveva incoraggiato gli insegnanti a modellare genitali di plastilina in classe con gli allievi di prima elementare.

Ma non è tutto. Nel mirino di Reigel sono finiti anche i bambini in età prescolare. Nelle sue intenzioni, asili nido e scuole dell’infanzia dovrebbero diventare luoghi dove poter fare esperienze sessuali e suggerisce perciò in tutta serietà la creazione, nelle strutture dedicate ai più piccini, di «angoli della masturbazione». Dei fanciulli, soggetti per definizione da proteggere, dovrebbero inoltre essere incoraggiati a «giocare al dottore» per esplorarsi reciprocamente il corpo e le zone intime.

Per Reigel, i bambini sono «esseri sessuali» che si masturbano sin dalla nascita. Gruppi lobbistici fautori di questa ideologia sessuale dentro e fuori il paese motivano un «obbligo educativo a partire dalla nascita» basandosi proprio su affermazioni come queste, che mancano tuttavia di qualsiasi base scientifica e contrastano con lo sviluppo neuropsichico dei bambini in tutte le altre aree. Termini come «diritti sessuali», «salute sessuale» e «sessualità infantile» sono invenzioni che si fondano sul nulla e di natura puramente ideologica. Lo psichiatra dell’infanzia ed ex perito legale presso i tribunali di Parigi Dott. Régis Brunod, avverte che affermazioni del genere nascondono il tentativo di giustificare aggressioni sessuali ai danni di fanciulli, alcune anche perpetrate con la scusante della scienza o della prevenzione. Afferma il Dott. Brunod: «L’assenza della sessualità nei bambini è il fondamento su cui si basa qualsiasi forma di prevenzione della pedocriminalità.»

«Teologia femminista» e ideologia gender

Ci poniamo una domanda: cosa spinge una comunità evangelica a offrire una piattaforma divulgativa guarda caso proprio a una sostenitrice estrema della sessualizzazione precoce? Forse potrebbe esserci qualche legame con la pastora di Bürglen, Lea Wenger-Scherler, che nel gennaio del 2023, durante la trasmissione «Das Wort zum Sonntag», in onda in prima serata alla televisione svizzera di lingua tedesca, aveva tenuto una predica dai toni decisamente singolari in cui diceva che non è poi così importante se un bambino è «maschio o femmina, entrambi o nessuno dal punto di vista biologico», poiché esiste anche la categoria «non binario».

Sono parole proferite da una pastora coniugata con una donna, con la quale cresce un figlio, e che per sua stessa affermazione dice starle «particolarmente a cuore» la sua «teologia femminista e l’ecologia». Parrebbe essere proprio questo orientamento ideologico ad averle assicurato l’impiego alla televisione svizzera: «Penso che una persona con un orientamento più conservatore non l’avrebbe assunta», fu il commento espresso a suo da Wenger-Scherler al «Bieler Tagblatt.»2.

Sessualità senza freni proiettata sui bambini

Tra le altre cose, Reigel gestisce il blog «Little Fellow», dove invita genitori ed educatori a usare, interagendo con i bambini, frasi come «vorrei che tu viva il tuo corpo come un opera miracolosa di piacere.» Anche nel suo blog parla di «giochi del dottore» e promuove lo «sviluppo della sessualità» sin dalla nascita. Sul sesso nel secondo anno di vita scrive: «Masturbazione infantile: già i bambini sono in grado di ottenere una scarica orgasmica.» E questo è «ok e salutare per lo sviluppo sessuale». Si tratta tuttavia di dichiarazioni prive di fondamento scientifico oltre che molto pericolose, che in cerchie pedofile possono facilmente fungere da giustificazione per l’abuso sessuale.

Con la richiesta di attuare una «educazione sessuale sin dall’inizio», di creare una clitoride o un pene di plastilina insieme ai bambini di prima elementare, di attrezzare «angoli della masturbazione» negli asili nido e di abbattere le barriere di genere, Tina Reigel mette deliberatamente a rischio l’istituzione della famiglia e lo sviluppo sano dei bambini. Peccato che ai fanciulli a essere dispensata sin dall’inizio, in questo luogo, non sia «La Parola», ma la «sessualità senza freni».

1 «Iniziativa di protezione – Attualità» n° 40: ed. giugno-agosto 2022, pagg 2,3,
www.iniziativa-di-protezione.ch/wp-content/uploads/2022/06/Web_KSI_40_IT.pdf
2 Vedi l’articolo apparso su «Iniziativa di protezione – Attualità» n° 43

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Agenda scolastica LGBTIQ ticinese turba allievi di quinta elementare: «Ognuno ha il diritto di essere la persona che si sente di essere.»

Ha suscitato scalpore in Canton Ticino la prevista distribuzione ad allieve e allievi di quinta elementare di un’agenda dai contenuti ideologici LGBTIQ. La distribuzione della controversa agenda era programmata per l’inizio del nuovo anno scolastico. Immagini, testi e collegamenti ipertestuali indottrinano ragazze e ragazzi e spiegano loro che si può persino «scegliere e cambiare» il proprio sesso.

L’agenda scolastica, che doveva essere distribuita in tutte le scuole del cantone all’inizio del muovo anno scolastico, è stata realizzata con soldi pubblici, promuove l’ideologia gender e la sessualizzazione precoce, e contiene vari altri contenuti problematici. Le proteste non si sono fatte attendere.

HelvEthica Ticino, un partito nuovo sulla scena politica del cantone, ha messo in guardia dall’agenda scolastica per mezzo di un comunicato stampa. Rina Ceppi-Bettosini, candidata del partito al Consiglio nazionale e nota all’Associazione Iniziativa di protezione, durante la conferenza stampa1 per il lancio della corsa alle camere federali ha
esplicitamente messo in guardia dalle infiltrazioni ideologiche gender e dalla sessualizzazione precoce che contaminano il sistema educativo del Cantone.

Anche altri partiti (UDF, UDC e LEGA) hanno chiesto alla ex Consigliera agli Stati socialista Marina Carobbio Guscetti, direttrice del Dipartimento educazione cultura e sport (DECS2), di sospendere la distribuzione dell’agenda, i cui contenuti costituirebbero un lavaggio del cervello ideologico e creerebbero confusione sul genere, dato che in realtà non esiste un «terzo sesso». Le proteste non sono state del tutto invano: infatti vari comuni del cantone hanno deciso di non distribuire la contestata agenda o di metterla disposizione dei genitori se richiesta.

La reazione pubblica alla controversa agenda scolastica, che sembra volere imporre la «fluidità di genere» a ragazze e ragazzi, se non altro ha dimostrato una cosa: qualcuno deve alzarsi e dire forte e chiaro: «Il re è nudo!».

Ci sono altri modi per sostenere i giovani nella ricerca della loro identità personale e di genere. Sfruttare il disagio
di alcuni pochi adolescenti per imporre alla stragrande maggioranza una pericolosa ideologia sessuale non fa però altro che generare confusione e nuocere alla salute.

1 Conferenza stampa del 22 agosto 2023 (video): Contributo di Ceppi-Bettosini: helvethica-ticino.ch/elezioni-federali-2023-programma-politico-22-08-2023/ (da 1:17:10) / www.chiassotv.ch
2 DECS: Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport

Screenshot della mediateca KIKA di ARD + ZDF

Appello «Stop alla disinformazione nelle emittenti radiotelevisive pubbliche»:
Gli esempi di propaganda transgender senza ritegno presenti nelle emittenti radiotelevisive pubbliche che riscuotono il canone obbligatorio si sprecano.

alfredozinola.com

L’ensemble di danza durante una delle sue esibizioni (immagine pubblicata sul sito web alfredozinola.com)

È successo in pieno giorno in una scuola elementare di Colonia: durante uno spettacolo di danza per bambini, due uomini si sono baciati in bocca e leccati a vicenda. I genitori inorriditi hanno chiamato la polizia. I responsabili della scuola difendono invece questa forma perversa di sessualizzazione precoce.

Titoli cubitali sui giornali: «Teatro dello scandalo in una scuola elementare: ballerini si leccano davanti ai bambini» titola il «Bild». «Feticismo1 del piede e baci linguali: ciò che fino a ieri era confinato alla camera da letto, ora entra nella scuola: nella scuola elementare, per essere precisi» scrive la «Junge Freiheit». «Baci linguali di fronte ad allievi delle scuole elementari: ballerini fanno inorridire i genitori» il titolo di «Focus». «I ballerini si baciano e i genitori chiamano la polizia» titola la «Rheinische Post».

Cos’è successo? L’incidente è avvenuto nell’aprile di quest’anno presso la scuola elementare Montessori nel quartiere di Mülheim a Colonia. Due uomini, probabilmente omosessuali, interpretano una pièce teatrale dal titolo «Dornröschen Kiss» con pratiche feticiste come leccare i piedi.

La scandalosa rappresentazione non è né un caso isolato, né un incidente, ma è parte di un «progetto a lungo termine», come scrive la preside della scuola in una lettera inviata ai genitori. Il progetto è stato persino sostenuto con denaro pubblico e si inserisce nella cosiddetta «promozione di punta del Ministero della Cultura e della Scienza del Land Nordreno-Westfalia». La scuola elementare Montessori di Colonia è stata selezionata come una delle due «scuole di progetto» dell’ensemble di danza.

La prima parte del progetto aveva già preso l’avvio nel novembre dello scorso anno. La seconda parte aveva come tema un’improvvisazione sul tema «il bacio: prossimità e distanza». La rappresentazione teatrale con contenuti sessuali espliciti quali baci linguali e leccamento di piedi da parte di uomini adulti, ha ricevuto il nullaosta per la diffusione a bambini a partire dai 6 anni. La preside resta nel vago nel giustificare la scandalosa rappresentazione: «Per quanto riguarda le direttive valide per le scuole elementari, è compito della scuola sostenere lo sviluppo di quei valori e quegli atteggiamenti che sono indispensabili per vivere in una società democratica.» Rientra anche «fra i compiti di allieve e allievi della scuola elementare descrivere somiglianze e differenze nelle situazioni di vita delle persone del loro ambiente (e tra queste rientrano anche le varie forme che può assumere una famiglia), e affrontare i pregiudizi e gli stereotipi culturali e di genere», prosegue la preside.

La precisione e pervasività ideologica con le quali vengono sessualizzati gli allievi delle scuole elementari, ora esposti pure a pratiche feticiste, traspare in modo evidente dalle reazioni dei responsabili della scuola: né i docenti, né la direzione, né il consiglio di direzione scolastico si sono mostrati ricettivi alle critiche dei genitori. Tutt’al contrario: in una lettera ai genitori, il consiglio di direzione va addirittura all’attacco nel difendere il teatrino condito di baci e leccamenti sostenendo che «tutto ciò che è stato rappresentato era appropriato.» Dal punto di vista dei responsabili è quindi «appropriato» che degli allievi di prima elementare siano costretti a guardare, a scuola, dei ballerini che si baciano in bocca e si leccano. Il consiglio di direzione cerca peraltro di glissare sull’argomento dicendo che «l’estetica» in fondo è una questione soggettiva. Come se si trattasse di una questione di estetica!

Invece di affrontare seriamente il problema, il consiglio di direzione si lancia all’offensiva e afferma che la performance è stata ritratta in modo «errato» dai media. «Il resoconto danneggia la reputazione della scuola e degli artisti, è demotivante per il corpo docente ed è fonte di una notevole mole di lavoro anche per noi rappresentanti dei genitori, poiché ora chiaramente i media ci rivolgono domande di ogni genere.» E rimarca: «Siamo molto preoccupati per il fatto che resoconti e atteggiamenti simili irritano i nostri docenti, una cosa che vogliamo assolutamente evitare!» Il consiglio di direzione incoraggia il «buon» collegio dei docenti a «continuare così, che sta facendo molto bene».

L’Associazione Iniziativa di protezione si impegna a proteggere i nostri bambini e il loro sano sviluppo e chiede perciò aiuto affinché le vengano segnalati episodi di questo genere nelle scuole.

Le citazioni evidenziano come i responsabili non mostrino la minima comprensione e non abbiano alcuna intenzione di abbandonare la loro missione ideologica. Eppure, il ballerino Alfredo Zinola è ben noto nel settore. Il suo interesse per il teatro dei bambini lo aveva già portato a concepire opere su «famiglia e intimità», con l’intento di porre domande sulla «sfera intima e sulla necessità e la curiosità del voyeurismo». È del 2015 una sua performance di danza che si prefigge di avviare «una possibile rivoluzione degli oggetti infantili». Nella performance «Pelle», Zinola aveva portato in scena ballerini bendati con indosso solo le mutande, invitando i bambini a toccarli. L’obiettivo sarebbe stato quello di «affrontare la curiosità che un corpo nudo può suscitare», spiegò allora.

Stando ai media, lo spettacolo di danza non ha prodotto altro che «genitori allibiti e bambini irritati». «Mia figlia me ne ha parlato quando ero andata a prenderla a scuola. Siccome volevo verificare se fosse vero, ho chiesto agli altri genitori. Tutti hanno confermato. Ancora oggi non riesco a capire lo scopo pedagogico di questa rappresentazione», riferisce una madre al «Bild» e prosegue «è importante chiarire ai genitori: ‘Non siamo omofobi: avremmo reagito esattamente allo stesso modo se gli atti fossero stati eseguiti da un uomo e una donna.’»

La rappresentazione ha avuto come epilogo l’intervento della polizia. «A quanto pare, stando a quanto indicato da numerosi genitori, i bambini che avevano lasciato l’aula disgustati erano stati costretti a farvi ritorno», svela un portavoce della polizia di Colonia.

Concludiamo dicendo che è importante rafforzare l’opposizione a simili pericolose derive, originate da una sessualizzazione precoce perversa e deviante (nelle scuole!).

1 Feticismo: attrazione smodata per singole parti del corpo come stimolo per ottenere l’eccitazione sessuale.
Screenshot della mediateca KIKA di ARD + ZDF

«Sandmännchen» ora con donnina trans

Emittenti pubbliche come ARD e ZDF diffondono con sempre maggiore aggressività la dannosa ideologia transgender anche nelle trasmissioni per i bambini. Esperti rinomati vi si oppongono. È tempo di darsi una mossa e scuotere l’opinione pubblica!

Il 22 luglio 2023 è apparsa nel programma «Unser Sandmännchen» (Il nostro ometto di sabbia), in palinsesto dal 1959, la donnina trans «Herr Ingeborg» (il signor Ingeborg). Labbra, guance, orecchini, collana di perle e scarpe sono tutti rossi mentre l’abito è verde. Se non fosse per i baffi e la calvizie, i bambini prenderebbero il signor Ingeborg per una donna. Invece devono chiedersi se si tratti di un uomo, o di una donna, o forse di qualcos’altro? Ma non basta: ci sono infatti vari altri programmi televisivi per bambini, come «Sendung mit der Maus» (il programma col topino), che propinano a tutto spiano l’ideologia transgender ai più piccoli.

Il dossier e l’appello di ricercatori e medici

Già lo scorso anno un gruppo di ricercatori nel campo della biologia e della medicina aveva riportato sul quotidiano «Die Welt» i risultati di una ricerca tesa a tracciare la «disinformazione della polisessualità». La ricerca critica le emittenti ARD, ZDF e Deutschlandradio per le modalità con la quale «indottrinano i bambini perseguendo un’agenda inquietante». Per la ricerca sono stati meticolosamente analizzati decine di contributi delle emittenti radiotelevisive pubbliche. Ne è sortito un «quadro terrificante». Oltre alla propaganda transgender, sono stati repertoriati video di spiegazione sulla rimozione degli attributi sessuali, sulla stimolazione della sessualità tramite l’assunzione di droghe e varie altre informazioni su pratiche indicibili e pericolose, tra le quali persino il cannibalismo. La promiscuità viene elogiata come il nuovo normale e la sessualità intesa come pura soddisfazione del piacere. I risultati sono stati riassunti in un dossier di 50 pagine dal titolo «Ideologia invece di biologia nelle emittenti radiotelevisive pubbliche»1.

I ricercatori hanno inoltre divulgato l’appello «Stop alla disinformazione nelle emittenti radiotelevisive pubbliche»
con il quale chiedono un «distanziamento da un approccio ideologizzato al tema della transessualità e il ritorno a spiegazioni basate sulla biologia».2 Perché, invece di nozioni di biologia, ai ragazzini viene inculcata l’ideologia. Con gravi conseguenze!

Le conseguenze della propaganda transgender

Secondo l’appello, l’indottrinamento di bambini e adolescenti avrebbe conseguenze devastanti. L’emittente pubblica propone il tema della transessualità a bambini e adolescenti «con il risultato che il numero di bambini e adolescenti trattati per disturbi legati all’identità di genere è aumentato di venticinque volte in meno di dieci anni». Le trasmissioni televisive, i contributi radiofonici e i canali social delle emittenti radiotelevisive pubbliche alimentano la montatura pubblicitaria del transessualismo spacciando per facile il «percorso verso il corpo giusto». «Parliamo di ragazze che si fanno togliere chirurgicamente il seno e l’utero e dell’impiego di farmaci che bloccano la pubertà impedendo temporaneamente lo sviluppo delle caratteristiche sessuali primarie e secondarie. I ricercatori criticano il fatto che non vengano descritte le possibili, e in parte irreversibili, conseguenze fisiche e psicologiche di simili interventi.

Le trasmissioni televisive, i contributi radiofonici e i canali social delle emittenti radiotelevisive pubbliche alimentano la montatura pubblicitaria del transessualismo spacciando per facile il «percorso verso il corpo giusto».

Propaganda transgender in televisione

Gli esempi di propaganda transgender senza ritegno presenti nelle emittenti radiotelevisive pubbliche che riscuotono il canone obbligatorio si sprecano. Ecco un contributo di «Sendung mit der Maus»: «Erik diventa Katja». Erik, alias Katja, spiega: «Si nasce con un pene ma la sensazione è: io non sono così. Io sono una donna». La ZDF ha trasmesso il servizio «Trans*: l’operazione di cambio del sesso – come è la vita da trans*?». Il servizio «Come è girare un porno?» ritrae in modo acritico un attore porno già denunciato per abuso di minori. Il «reporter» della ZDF dimostra nel servizio «Uomo trans* e in gravidanza: Kai ha partorito da sé suo figlio», che «non solo le donne» possono dare alla luce bambini, ma anche «persone trans*, non binarie e intersessuali». Un altro programma della ZDF poneva la domanda: «Quali articoli di igiene intima usa un uomo transgender? E così di seguito. Nelle emittenti radiotelevisive a finanziamento pubblico la follia transgender sembra non avere limiti.

È veramente giunto il momento di fermare questo indottrinamento sistematico dei nostri bambini e adolescenti, anche in Svizzera. La radio e televisione svizzera (SRF) diffonde l’ideologia transgender su vari canali. Le emittenti, che riscuotono il canone radiotelevisivo, ignorano la scienza, divulgano false informazioni, stravolgono i confini del pudore
e molestano bambini e adolescenti con contenuti pornografici in prima serata.

Che sia ora la «donnina trans» e non più «l’ometto di sabbia» a dare la buonanotte ai più piccoli, bene mostra la corazzatura ideologica con la quale operano gli attivisti transgender nel prendere di mira i più piccoli persino attraverso le trasmissioni delle emittenti radiotelevisive pubbliche.

L’Associazione Iniziativa di protezione consiglia ai genitori di non lasciare che i loro figli guardino «innocui» programmi
per bambini senza supervisione e di segnalare le trasmissioni che fanno propaganda transgender.

1 https://www.evaengelken.de/wp-content/uploads/2022/05/Fehldarstellung- Biologie_mit-Inhaltsverzeichnis_Freigegeben-3.pdf

2 L’appello: https://www.evaengelken.de/aufruf-schluss-mit-derfalschberichterstattung-des-oeffentlich-rechtlichen-rundfunks/

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Verena Herzog
Consigliera nazionale Frauenfeld (TG)

Non scema il dibattito gender. Regolarmente il tema assurge a questione della massima importanza. Oltre a maschi e femmine, occorre che ci sia un «terzo genere». Nessuno sa di preciso come debba chiamarsi, né se esista una base scientifica e genetica sulla quale ci si possa basare. I cromosomi maschili e femminili sono chiaramente stabiliti. Le prove genetiche dell’esistenza di un terzo sesso non esistono. A prescindere da questa domanda, sostanziale, da più parti vengono promosse iniziative politiche in linea con questa tendenza internazionale.

Alla fine del 2017, due consigliere nazionali dell’area di sinistra hanno chiesto l’introduzione di una terza identità di genere nel registro dello stato civile, o, in alternativa, la completa rinuncia all’indicazione del genere. Le mozioni sono state firmate da rappresentanti di tutti i partiti ad eccezione di quelli del mio gruppo UDC. Entrambe le mozioni sono state accettate nel 2018 con una leggera maggioranza in Consiglio nazionale.

Alla fine dello scorso anno, il Consiglio federale si è espresso sulle due mozioni evidenziando la propria posizione e rispondendo alla domanda se in futuro ritenesse opportuno introdurre un terzo genere1. Sono stata sorpresa in positivo dalla risposta del Consiglio federale, schieratosi contro l’adozione di un terzo genere. Da un lato, ha giustificato la sua decisione con i profondi cambiamenti sociali che una tale decisione comporterebbe. Per esempio, con l’introduzione di un terzo genere non sarebbe chiaro a chi dare accesso in futuro alle docce delle donne, in base a quali criteri si debbano separare gli spogliatoi, chi avrebbe il diritto di parcheggiare nei posteggi riservati alle donne e chi abbia il diritto di frequentare la sauna nelle «giornate della donna». D’altro canto, il Consiglio federale ha ribadito che, a suo modo di vedere, i tempi non La risposta del Consiglio federale non mi libera però da un dubbio: ecco, allora il Consiglio federale è a favore di un terzo genere, ma ritiene che la popolazione non sia ancora pronta! Una maggioranza della società non sarebbe cioè disposta ad accettare un tale cambiamento!

I recenti interventi politici nella direzione sbagliata si spingono però ben oltre. Ad esempio, una consigliera nazionale dei verdi liberali ha presentato una proposta di revisione totale della legge sulla medicina della procreazione. Chiede, in particolare, di dare accesso alla donazioni di sperma anche ai genitori single. Fortunatamente, una risicata maggioranza del Consiglio nazionale ha di recente respinto la proposta.

Il gruppo UDC rappresenta in modo inequivocabile il parere della maggioranza della popolazione sul tema. Le prossime elezioni federali si terranno il prossimo ottobre. Non mi ripresenterò alle elezioni in Consiglio nazionale, ma le chiedo di scegliere persone o partiti che siano chiaramente e risolutamente a favore del benessere dei bambini e di una società sana, e che si oppongano alle richieste sempre più pressanti dell’ideologia gender e dei turbosostenitori della medicina procreativa.

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Verena Herzog
Consigliera nazionale Frauenfeld (TG)

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